Un gelato al limon

Ecco, come s’è conclusa la serata di venerdì: baciando un airbag dopo che un maligno colpo di sonno ci ha fatto sbandare. Ho una piccola lesione sternale e un pernicioso dolore al collo che m’impedisce di leggere a letto. E io senza leggere proprio non ci riesco a prender subito sonno.

Il bilancio? Tre automobili completamente distrutte, scene d’isteria collettiva da parte dei proprietari delle due auto posteggiate e innocenti massacrate dal nostro veicolo, un palo divelto e tanta, tantissima paura. Che poi sono tutte minchiate che uno si sbobina il film della propria esistenza: la prima stringa di pensieri è stata la mia donna tra le nevi perenni, gli occhiali nuovi che proprio non riuscivo a ritrovare e soprattutto perché avevo cenato con un rivoltante sorbetto al limone mentre tutti gli altri commensali s’erano concessi una supercoppa con cioccolato e panna?

Scorribande cinematografiche e la nostra lotta contro i 93 minuti

Scrivere. Di nuovo. Senza contar battute. Solo per la voglia e il bisogno di farlo. Malgrado tutto su FB manco son riuscito, con tutta la buona volontà a rimanerci. Vuoto irreale. Un vortice di minchiate che manco davanti una macchinetta del caffè prima d’un esame ne avrei digerite tante. E ai tempi dell’università le sciocchezze volavano leggere, quando ancora erano permesse perfino le sigarette all’interno del disgustoso parallelepipedo che m’ha annoverato nel suo gregge.

L’ultimo aggiornamento risale allo scorso luglio. Una vita fa. S’è ripresa la dieta, che mi ritrovo in buona compagnia coi post e para-venticinquenni tutti col ventre gonfio dalle speranze appassite e da troppe notti perse davanti a boccali perennemente pieni.

S’è ingannato Crono andando al cinema, per piccoli capolavori irrinunciabili: Baarìa, Up!, Bastardi senza gloria. E anche per due blockbusters come Segnali dal futuro e Transformers 2. Il primo regge bene sino al finale new age che ha rovinato tutto.

Quella sera me la ricordo bene, panza satura dello scadente kebap che ci rifilano a Bagheria (Ronde leghisti, liberateci da chi s’improvvisa cuoco etnico!), in compagnia del diletto cugino che mi tiene sovente compagnia, complice lo stesso scenario apocalittico che ci abbraccia al principio di questi trent’anni.

Transformer abbaglia e prende, col principio che resiste al cambio dei capelli e degli occhiali, sin da quando recensivo gli Incredibili nel preistorico 2005. Pago ancor più volentieri se il film dura più dei 93 canonici minuti in cui si nascondono tutti gli stitici sceneggiatori. Già quando si sfiorano le due ore sono entusiasta. Se poi la pellicola le supera abbondantemente…

Sono tornato.

Fumetti e nostalgie

Il mondo è andato avanti e con lui pure le nuvole parlanti. Sdoganate nuovamente sulla stampa, con la meritevolissima serializzazione della biografia a fumetti di Peppino Impastato sulle colonne dell’Unità.
Quest’anno è il primo texone senza papà, che ha letto Tex sino all’ultimo, facendosi portare su quel letto da cui non si sarebbe più rialzato l’ennesima ristampa a colori che allegano a Repubblica.
La serie regolare l’aveva abbandonata al numero 500 e passa. Ogni tanto gliene portavo uno, per coccolarlo e rendergli più digirebili gli interminabili pomeriggi sul divano da cui non riusciva più ad alzarsi.
Diceva che le avventure d’Aquila della notte erano stanche ripetizioni della stessa minchiata declinata immutabile, come la montagna di patatine declamata da Kit Carson.
Stessa sorte, con quattrocento numeri d’anticipo per Dylan Dog, che dopo l’abbandono di Tiziano Sclavi è diventato parodia di se stesso. Con schema macilento e spiegone finale. Dov’è finita la magia che aveva fatto partorire perle rare come Johnny Freak, Il lungo addio, Gente che scompare, Il male…
Noi dylaniani duri e puri continuiamo più per affetto e nostalgia che per reale interesse. L’hanno capito alla Bonelli che continua a sfornare ristampe su ristampe delle inarrivabili storie iniziali. L’ultimo maxi non vale la carta su cui è stampata. Buoni spunti che non reggono le canoniche 94 tavole.
Va meglio con Dampyr, dopo una leggera flessione nei numeri successivi al deludente centesimo numero. La vitalità del figlio del vampiro è pulsante: storie on the road, spostamenti nei vari luoghi misteriosi della terra, con ottima documentazione a tener su le sceneggiature di Boselli e Co.
Per i nostalgici dei capolavori dell’arte sequenziale consigliamo Watchmen, nella pregiata edizione della Planeta De Agostini, la collezione delle storie di Carl Barks uscite in 48 numeri col corriere della sera e gli intramontabili quesiti esistenziali del buon vecchio Charlie Brown.

Il mondo è andato avanti e con lui pure le nuvole parlanti. Sdoganate nuovamente sulla stampa, con la meritevolissima serializzazione della biografia a fumetti di Peppino Impastato sulle colonne dell’Unità.

Quest’anno è il primo texone senza papà, che ha letto Tex sino all’ultimo, facendosi portare su quel letto da cui non si sarebbe più rialzato l’ennesima ristampa a colori che allegano a Repubblica.

La serie regolare l’aveva abbandonata al numero 500 e passa. Ogni tanto gliene portavo uno, per coccolarlo e rendergli più digirebili gli interminabili pomeriggi sul divano da cui non riusciva più ad alzarsi.

Diceva che le avventure d’Aquila della notte erano stanche ripetizioni della stessa minchiata declinata immutabile, come la montagna di patatine declamata da Kit Carson.

Stessa sorte, con quattrocento numeri d’anticipo per Dylan Dog, che dopo l’abbandono di Tiziano Sclavi è diventato parodia di se stesso. Con schema macilento e spiegone finale. Dov’è finita la magia che aveva fatto partorire perle rare come Johnny Freak, Il lungo addio, Gente che scompare, Il male? Continua a leggere ‘Fumetti e nostalgie’

Si starà meglio

Si leggeva l’amico coniglione, vecchio compagno di blog che ospitò uno dei miei racconti poi finito in un’antologia.
Dell’ultimo post condivido praticamente ogni paragrafo.
Dieci anni fa si produceva nella rete per la rete, la stessa ragnatela che ora fascia il mondo e infilia nel doppino di rame da cui passa il segnale dell’adsl qualsiasi fregnaccia: l’ultimo film sul mulo, l’ultima serie televisiva via torrent e poi il gigantesco elenco telefonico d’Atlantide: facebook.
Utilissimo elenco telefonico che permette di sbirciare nelle altrui vite con un tasso di dipendenza sconosciuto prima.
Nel tempo che fu bastava un nick e buona lena sulla tastiera per crearsi una personalissima platea. Ora ti chiedono l’amicizia a frotte anche solo per veder le foto della cresima della cugina Peppina.
Tutti i nomi incrociati nel web letterario m’hanno a giro chiesto l’”amicizia”. E l’ho elargita, che a infilar scarpe nei macchinari non sono stato mai capace.
Infinite sono le potenzialità di sto almanacco digitale.
Che nasce e fiorisce sulla fine dei blog personali.
Sopravvivono quelli che avevano un felice codazzo – più o meno meritato – di lettori. Sopravvivono quelli che si reggevano su un progetto. Gli altri retrocedono a siti personali con qualche news a interromperne la fissità. Come questo che leggete adesso. Che fa riecheggiare ogni singolo post tra le note del mio profilo facebook.
Gli altri s’ingegneranno su nuove strade.
Come fu per i siti in html statico e per le giff animate che rimpolpavano il web.

Si leggeva l’amico coniglione, vecchio compagno di blog che ospitò uno dei miei racconti poi finito in un’antologia.

Dell’ultimo post condivido praticamente ogni paragrafo.

Dieci anni fa si produceva nella rete per la rete, la stessa ragnatela che ora fascia il mondo e infilia nel doppino di rame da cui passa il segnale dell’adsl qualsiasi fregnaccia: l’ultimo film sul mulo, l’ultima serie televisiva via torrent e poi il gigantesco elenco telefonico d’Atlantide: facebook.

Utilissimo elenco telefonico che permette di sbirciare nelle altrui vite con un tasso di dipendenza sconosciuto prima.

Nel tempo che fu bastava un nick e buona lena sulla tastiera per crearsi una personalissima platea. Ora ti chiedono l’amicizia a frotte anche solo per veder le foto della cresima della cugina Peppina.

Tutti i nomi incrociati nel web letterario m’hanno a giro chiesto l’”amicizia”. E l’ho elargita, che a infilar scarpe nei macchinari non sono stato mai capace. Infinite sono le potenzialità di sto almanacco digitale. Che nasce e fiorisce sulla fine dei blog personali. E rimpiazza email, sms, elenco telefonico. In cambio d’una cessione volontaria e reiterata di dati personali e riservati. Un suicidio collettivo della propria tanto decantata privacy.

Sopravvivono quelli che avevano un felice codazzo – più o meno meritato – di lettori. Sopravvivono quelli che si reggevano su un progetto. Gli altri retrocedono a siti personali con qualche news a interromperne la fissità. Come questo che leggete adesso. Che fa riecheggiare ogni singolo post tra le note del mio profilo facebook.

E gli altri? S’ingegneranno su nuove strade.

La misteriosa scomparsa dei trentenni bagheresi

Metter su casa e formare una famiglia sono i sogni proibiti dei giovani concittadini

Che fine hanno fatto i trentenni bagheresi?
Dovrebbero essere loro i protagonisti di questi anni ma tranne rare e splendenti eccezioni sembra proprio che i nati tra il Settantasette e l´Ottantatré abbiano fatto la fine dei basilischi, delle chimere, degli unicorni. Tutti gli esseri mitici che popolavano l´immaginario medievale sono spariti nelle sabbie del tempo. Terribile è che nessuno senta la mancanza di questa larga fetta di popolazione. Basta sbirciar le statistiche, quasi immutate nascite e morti. Ma soprattutto non cresce il numero delle nuove famiglie.

Politiche miopi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo hanno bucato i sogni d´un´intera generazione. Un baffuto filosofo cercava l´oltreuomo perché, scriveva, è impossibile che l´uomo attuale faccia o desideri meno dei suoi predecessori. E invece è andata proprio così. Perfino i coccodrilli gonfiabili hanno resistito alla crisi e immutati riappaiono anno dopo anno a dar tocchi d´esotico alle nostre spiagge. I giovani bagheresi meno d´un pupazzo li abbiamo considerati, condannando loro e la città tutta a una morte lenta. Continua a leggere ‘La misteriosa scomparsa dei trentenni bagheresi’

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