Millemilano

Milano, questa città fatta di tante città, ti conquista giorno dopo giorno. È come una donna, si impara a conoscerne tic, abitudini, il suo modo di guardare e di guidarti.

Milano cambia e tu cambi con lei, si srotola tra i nuovi colori della metro, con lo skyline che gioca a nascondino tra il ritorno della nebbia e nuovi palazzi che giocano a farne una nuova terra di opportunità. Negli anni, tra custodi di palazzo pronti a raccontarti la loro milano e noi – orgogliosamente terroni, sparpagliati qui come semi al vento con le nostre vocali dilatate e raddoppiate a caso – sempre pronti a far fronte comune tra tutti quelli che vengono da sotto la linea del Po, c’è una solidarietà nuova.

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Bagheresi si nasce

“Che cosa fa un giovane a Palermo? Spera di andarsene. Forse non partirà mai, ma se parte, fin dal primo giorno, pensa di tornare e sa già magari che questo non avverrà mai. Soprattutto se resta, non perdonerà chi è riuscito a partire (o tradire?), sia se avrà successo, sia se fallirà. Palermo è una città con cui è impossibile spezzare il cordone ombelicale.” dalla quarta di copertina di “Siciliani si nasce” di Vittorio Schiraldi.

 Stavo pulendo la libreria di mia zia e in mezzo a polverosi trattati di Anestesia ho trovato questo piccolo romanzo del 1983. L’ho letto in due giorni e mi ci sono specchiato. Una volta un´amica mi scrisse “…mia madre e la mia casa in Sicilia mi paiono certezze incrollabili, immutabili: io posso partire e ritornare e trovarli sempre al loro posto. Ma è chiaro che anche questa è un´illusione” e un altro amico tempo dopo mi confidò in una lunga e bella mail “Ho vissuto alcuni anni in Toscana. Subìto il ritorno in sicilia come un esilio. E lo sono ancora. Si emigra da quali terre?”.

Puntuale arriva la scena di “Nuovo cinema Paradiso”, il capolavoro di Tornatore: Salvatore, il protagonista, è alla stazione e Alfredo che gli dice: “Non tornare, non tornare mai, non scrivere, non pensare a noi”. Sullo sfondo ci sono le ancore. Glielo dice perché lo sa bene: chi si volta indietro è perduto. Il Siciliano è un Orfeo rovesciato: se si volta invece di perdere il suo amore, sarà lui a perdersi tra le braccia della terra amata. Quando sono andato a Montevideo, in Uruguay, a 12mila chilometri da casa, avevo 25 anni e tanti sogni, son tornato e ho trovato tutto cambiato: mio padre, il mio gigante d´un metro e 64 centimetri, l´ho trovato asciugato dal male che poi me l´ha strappato due anni dopo. E le illusioni scoppiano al primo sole, quando capisci che la vita ha una bella dentatura e non perderà tempo a morderti.

Ora sono qui, a Milano, a cercare di concretizzare quei sogni prima che il lievito finisca e mi si affloscino mentre ero occupato a fare altro. Ho visto partire un amico dopo l´altro, col nostro tavolo ottogonale di Mineo´s che si svuotava una sera dopo l´altra. Già qualche anno fa molti l’hanno fatto nell’unico modo possibile: scegliendo facoltà che esistono solo al di là dello Stretto. Sono certo che a molti non gliene fregava un fico secco di Diritto Internazionale… Solo che se uno non parte subito poi rimanda, rimanda e resta (“Parti? Dopo che hai dato le prime materie qui?”, “Ormai all’Università i professori mi conoscono… dopo l’ultima manciata di materie mi specializzo qui, poi vediamo…”).

Sicilia fa rima con fissaria. Son belle bugie bucate quelle che ci propinano intrallazzieri d´ogni risma che utilizzano il servizio civile o le docenze nei corsi regionali come ultima flebile speranza per non perdere i giovani figli di quest´isola triangolare. Perché cambiano dialetti e latitudini ma in ogni gruppo di picciotti ce ne sarà sempre uno che parlerà d´acrobazie sessuali improbabili, ci sarà pure quello che non ha mai smesso di pettinar minchiate per dar un senso a una vita troppo vuota e poi ci sono tutti gli altri, quelli che una mattina si stancano di aspettare che qualcuno s´accorga di loro e che vogliono solo la semplice possibilità di poter dimostrare chi sono e quanto valgono.

Ci sono due poesie di Costantinos Kavafis che offrono due diversi appigli, buoni a rinfocolare le motivazioni di chi resta per sconforto e di chi ce la fa a partire e rimettersi in gioco. Della prima son sufficienti gli ultimi versi. “La città” spazza via ogni debole voglia di partire: “Non troverai altro luogo, non troverai altro mare […]/Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto/ Tu l’hai sciupata in tutta la terra”.

L´altra è una delle perle della letteratura mondiale che mette voglia di rimettersi sulla strada, un po´ come avviene ogni volta che rivedi correre Forrest Gump.
Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne´ nell´irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l´anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d´estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d´ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull´isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos´altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.