Diario milanese. La spesa online. Esselunga vs. Amazon Prime Now

wpid-bozza-milanesi.jpgDopo una ventina d’anni e migliaia di sacchetti rotti – grazie mille sacchetti all’amido di mais sotto la pioggia battente!– , carrellini ammortizzati a due o tre ruote, trasportino blu dell’Ikea, maniglie di fardelli d’acqua tranciadito, con la mia dolce metà abbiamo compiuto il grande salto della spesa a domicilio.

Da irrimedibile terrone soffro atrocemente a non collezionare compulsivamente volantini da sfogliare nelle sere d’inverno alla ricerca dell’Offerta che svolta e dona senso alla perenne simmetria di una dispensa lucida e strabordante. Mio padre era del 1942, la dispensa doveva contenere sempre tanti fagioli da sfamare Bud Spencer e Terence Hill, legumi in scatola, sarduzze salate, carne essiccata (frutto dei decenni passati a leggere Tex sino al letto d’ospedale da cui non si sarebbe più alzato).
Ho deciso di compiere la Scelta, quindi ho provato sia #AmazonPrimeNow che Esselunga a casa.

Sulla puntualità è un testa a testa. Amazon ha consegnato tutto mezz’ora prima dello scadere della fascia oraria. Esselunga alle 8 puntuali nella fascia 7/9. Sui dealer niente da dire, educati, precisi e puntuali. Sugli imbustatori stendiamo un velo pietoso su quelli dell’U2 a cui si appoggia Amazon per la mia zona.
Andavo sempre volentieri all’U2 prima che diventasse una pista di go-cart dove devi accelerare ancora di più rispetto alla velocità media di crociera di un supermercato lombardo. Ricordo bene l’unica volta che mia madre mi venne a trovare e se ne fuggì, sconvolta dai semafori per centometristi e perché l’avevano rimproverata proprio al supermercato, perfino da quello delle pulizie mentre s’attardava a leggere le etichette. Non si può più far la spesa con ritmi umani senza rischiare di essere travolti dagli insacchettatori compulsivi che trattano la tua spesa come palle da basket. E poi i sacchetti di carta! Che Maurizio Costanzo e i suoi consigli per gli acquisti vi protegga sempre, ma è mai possibile mettere nei sacchetti di carta l’acqua demineralizzata da 5 litri? Cacchio sei, il compagno fuori-corso di Sheldon?

ico-ecommerceEsselunga vince a mani basse, Caprotti sempre sia lodato! Sacchetti di plastica ecocompostabili ma resistenti. Imbustati secondo un criterio che ti fa sentire inadeguato dopo anni di tetris per tener tutto in una busta. Roba da frigo con roba da frigo, freezer a parte, frutta a parte in cesta confortevole. Tanto che mi aspettavo quasi di trovare i prodotti organizzati per scala di colore.

Milano, lo sai, è stato amore a prima vista. Sarai pure piccola rispetto a Roma che non si meraviglia più di nulla avendo già il Papa e il leccalecca di sua santità, ma vinci sempre. Lunga vita all’Esselunga. Unica pecca? I Wizzis li avevo giàtutti! 

#Esselungaacasa vs. #AmazonPrimeNow

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Diario milanese. Di nebbia, di bufale e di regolamenti fantasma

wpid-bozza-milanesi.jpgLa vecchia proprietaria del micro-appartamento di Milano torna dalle vacanze forzate dopo la morte del marito e mi guarda, mi squadra, perché, pure che ha venduto la casa al mio attuale proprietario – un manager svizzero che s’era fatto qui il buen ritiro – è sempre la sua casetta. Trent’anni di vita non si cancellano.
Stranizzata dal fatto che l’avessi salutata senza conoscerla, aspetta di beccarmi per illustrarmi le mie mancanze al fantomatico regolamento condominiale. Regolamento che, per sua stessa ammissione, ancora non ho ricevuto perché son capitato nell’interregno tra il vecchio amministratore e il nuovo. Quindi, non posso pulire il secchio dell’umido con la pompa condominiale riservata solo ai contenitori condominiali, non posso mettere la bici lì ma nessuno me l’hai mai manco detto, devo stendere le lenzuola senza lambire di oltre quaranta centimetri il parapetto. Bene, son più quadrato di uno svizzero. Datemi il regolamento che lo rispetterò e vi renderò la vita un inferno appena sarete voi a mancare di mezza virgola, mandandolo a memoria come ho fatto con la Costituzione e il Testo unico dei doveri del giornalista.

Dopo mezz’ora di convenevoli in cui lei mi racconta delle sue bufale giù a Caserta, della buon’anima di suo marito Duilio che era milanese doc e però avrebbe tanto voluto nascere giù, siamo diventati vecchi amici e mi ha investito dell’onore e dell’onere di vivere nel suo vecchio appartamento di ringhiera. Mi ha anche fatto visitare la casa sua, grande tre volte la mia e me l’ha già messa da parte se devo restare qui.
Ma quante cose riesce a creare un semplice “buongiorno”? E oggi c’era anche la prima nebbia! Naturalmente mi ha invitato per un caffè che lei lo fa buono come giù!

Millemilano

Milano, questa città fatta di tante città, ti conquista giorno dopo giorno. È come una donna, si impara a conoscerne tic, abitudini, il suo modo di guardare e di guidarti.

Milano cambia e tu cambi con lei, si srotola tra i nuovi colori della metro, con lo skyline che gioca a nascondino tra il ritorno della nebbia e nuovi palazzi che giocano a farne una nuova terra di opportunità. Negli anni, tra custodi di palazzo pronti a raccontarti la loro milano e noi – orgogliosamente terroni, sparpagliati qui come semi al vento con le nostre vocali dilatate e raddoppiate a caso – sempre pronti a far fronte comune tra tutti quelli che vengono da sotto la linea del Po, c’è una solidarietà nuova.

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Diario milanese. “Da qua se ne vanno tutti”

Passano i giorni e questa città ti entra sempre più dentro, infischiandosene di chi sei o da dove sei venuto. Tutti qui hanno la loro storia, il loro tributo l’hanno già pagato solo per sbugiardare tutti quelli che ti davano per spacciato. Perché qualunque sia la tua meta, volevi solo la possibilità di varcare una frontiera. Di attraversare quell’invisibile perimetro di sconforto che ti gravava sul cuore e sul cranio e ti appannava i sogni e anche le più innocue illusioni. Bagheria resta sullo sfondo, memoria lontana d’un tempo che fu. Ricordo ancora piccoli insignificanti particolari: la moka e il barattolo del caffè nel mobile color ciliegio della cucina in pieno sole, il guinzaglio di riserva della mia cagnolona, l’orologio a cucù che papà salvò dall’oblio della discarica. Quando la mattina la luce del sole lecca la stanza tra le vertebre della serranda, Milano mi sembra sempre più la Fiera del Mediterraneo. Il mio personalissimo Paese dei Balocchi. Quando finiva la scuola era un appuntamento fisso con mio padre che mi diceva di non lasciargli mai e poi mai la mano, ci separavamo sempre: io con mio padre a veder forni, libri e animali e mia sorella con mia madre alla ricerca di chincaglierie. Il Duomo con la Madonnina ha rimpiazzato la gigantesca caffettiera che troneggiava sul viale della Fiera, uguale è il senso d’immensità. Uguale la paura di perdersi. Continua a leggere

Diario milanese: il segreto per sopravvivere in cucina

La città era deserta alla vigilia di Ferragosto, con le luminarie della festa del patrono a ricordarci gli ultimi scampoli d’estate. Io e Nino siamo entrati nell’agenzia di viaggi, un biglietto del treno ci avrebbe portato lontano da Bagheria e dalle sue belle bugie bucate. Chilometro dopo chilometro, ogni regione attraversata è una tacca in più verso la nostra affermazione. Ci sediamo nello scompartimento insieme a un prete peruviano e a un ragazzo di colore che dormirà per tutto il viaggio. A Messina entra una donna dell’Est, Nino aveva pregato con ardore: “non può arrivare una bella russa?” e quel buontempone del vecchio barba bianca uno e trino l’accontentò. Sbagliando solo l’età, invece di tre ventenni russe una sessantenne che pesava quanto tutt’e tre assieme. Continua a leggere