Foto mai scattate

Quegli anni senza cellulare, con la memoria a scattare istantanee che sarebbero presto finite nel mucchio dei ricordi. Finestre aperte su storie sbiadite. Mi sarebbe piaciuto vedere l’evoluzione della mia stanza di ragazzo. Anni e anni di continui cambiamenti, come un time-lapse senza né capo né coda. C’era una vetrinetta fatta dal nonno ebanista con le teste di moro e un mobile ereditato dalla vecchia … Continua a leggere Foto mai scattate

Diario milanese. Amare è donare sfincioni

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Già dal primo dicembre qui a Milano lo sfincione baarioto ha via via assunto i contorni mitici di un cibo della memoria, ne sento le diverse consistenze, il pangrattato imbevuto d’olio, la tuma, le acciughe, le cipolle bianche. Il Natale iniziava la sera dell’Immacolata con l’odore di sfincione che riempiva le viuzze su cui si affacciano i forni. Lì si va a cucinare il proprio, preparato a casa con ricette personalizzate e tramandate di generazione in generazione.
Ogni famiglia poi lo addobba con segnali di riconoscimento che fanno il paio con i segni disegnati sui trulli, olive, iniziali disegnate con fette di patate, segnali di riconoscimento per evitare che qualcuno si scambi lo sfincione.

I regali di Natale sono cose moderne, buoni per i picciriddi. Da noi giù si scambiano sfincioni che diventano via via leggendari. E le famiglie baariote – giammai “bagheresi” che anche se vivono lì da decenni ma non potranno mai appartenere davvero a Bagheria – se ne scambiano a multipli di due. Amare è donare sfincioni, io ancora ricordo quelli che arrivavano a casa, lasciati dai mariti delle varie amiche di famiglia. Le donne cucinano con arte e passione, i mariti fanno i fattorini di sfincioni, come tanti babbi natale che odorano di olio, cipolle e acciughe per intere settimane.

Lo sfincione è da mangiare per giorni, l’olio pian piano trapana e si volatilizza conservando soffice la pasta e le ‘conse’, i condimenti. Un buon sfincione contiene le calorie che potrebbero sfamare una famiglia per una settimana. Sta lì, ti aspetta, come spezzafame o cena veloce prima delle mangiatone che ci aspettano al varco. Con mio padre ci guardavamo con sguardo complice, pregustando mentre spaccavamo legna per la stufa di scaldarlo appena appena sulla piastra, lento lento, per non asciugarlo troppo. Era il segno che il Natale era iniziato, che tutte le difficoltà dell’anno venivano addolcite dalla tredicesima, stiracchiata un po’ di più, che un altro anno andava dritto dritto nei ricordi.

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Diario milanese. La spesa online. Esselunga vs. Amazon Prime Now

Dopo una ventina d’anni e migliaia di sacchetti rotti – grazie mille sacchetti all’amido di mais sotto la pioggia battente!– , carrellini ammortizzati a due o tre ruote, trasportino blu dell’Ikea, maniglie di fardelli d’acqua tranciadito, con la mia dolce metà abbiamo compiuto il grande salto della spesa a domicilio. Da irrimedibile terrone soffro atrocemente a non collezionare compulsivamente volantini da sfogliare nelle sere d’inverno … Continua a leggere Diario milanese. La spesa online. Esselunga vs. Amazon Prime Now

Diario milanese. Di nebbia, di bufale e di regolamenti fantasma

La vecchia proprietaria del micro-appartamento di Milano torna dalle vacanze forzate dopo la morte del marito e mi guarda, mi squadra, perché, pure che ha venduto la casa al mio attuale proprietario – un manager svizzero che s’era fatto qui il buen ritiro – è sempre la sua casetta. Trent’anni di vita non si cancellano. Stranizzata dal fatto che l’avessi salutata senza conoscerla, aspetta di … Continua a leggere Diario milanese. Di nebbia, di bufale e di regolamenti fantasma