SCOOP! Dallo Stivale con furore

© La Gente d’Italia™ del 23/03/2007, p. 16

I tre fratelli Rago del calzaturificio Bisignano

«Gli stivali di Bush l’abbiamo fatti con mani e cuore»

bisignanoQuest’intervista poteva benissimo intitolarsi “dallo Stivale con furore”, giocando apertamente con la conformazione geografica della nostra bella Italia e la professione dei tre artisti della scarpa che “Gente d’Italia” ha avuto il piacere d’incontrare.

Il calzaturificio artigianale Bisignano è un piccolo gioiello, un museo vivissimo in cui sbirciare il tempo che fu con le narici piene di un buonissimo odore di pelle conciata.

Rosario Mario, Giuseppe e Carmelo Rago sono tre calabresi arrivati qui il 20 febbraio del 1954, troppo piccoli per ricordarsi quell’Italia che continuano ad amare e onorare parlando un coloratissimo italo-calabrese.

i fratelli RigoLoro sono i tre figli di Umile Rago, emigrato in cerca di miglior fortuna dalla amatissima Calabria, un nome che traccia il destino di questi tre galantuomini che lavorano ogni scarpa con “mani e cuore”: Sant’Umile, tra l’altro, è il patrono del Comune di Bisignano, a cui i tre fratelli hanno reso omaggio registrando per le loro splendide scarpe il marchio “Bisignano”.

Ed ecco lo scoop: sono stati proprio i tre fratelli Bisignano a realizzare gli splendidi stivali che il Presidente dell’Uruguay ha donato a George W. Bush, suo omologo statunitense, a suggello della visita del 9 e 10 marzo scorsi.

Gente d’Italia, in esclusiva per i suoi lettori, ha ottenuto le foto degli stivali, realizzati dalla pelle di un puledro, senza nessuna cucitura: l’apoteosi dell’arte dei Rago.

Loro non fanno distinzioni tra clienti, tutte le scarpe sono tagliate e modellate a mano, un’arte che sta scomparendo e di cui questi tre fratelli sono tra gli ultimi validissimi rappresentanti.

Li abbiamo intervistati.

Che soddisfazione! Realizzare le scarpe per l’uomo più potente del mondo. Ve lo sareste mai immaginato?

«Per noi non ci sono differenze: le nostre scarpe sono fatte tutte, senza eccezioni, con mani e cuore. Frutto di un’arte destinata a perdersi. Certo abbiamo pure festeggiato, soprattutto perché è stata una faticaccia… Tre giorni di lavoro senza nessuna sosta».

Non fate pubblicità ma siete arrivati a realizzare gli stivali di Bush. Come avete fatto?

«Noi abbiamo conosciuto il Presidente Vazquez prima che assumesse l’incarico, era stato il suo sarto a mandarlo da noi, confermando quello che crediamo da sempre. Non è necessaria la pubblicità, la migliore promozione è il passaparola tra clienti. Noi lo vediamo come una palla di neve: inizia piccola e può diventare gigantesca e travolgere tutto. Così è stato per le nostre scarpe, i nostri clienti portano altri clienti ma, considerate la dimensione della nostra bottega dobbiamo spesso rinunciare, non possiamo fare più di dieci scarpe al giorno, sarebbe penalizzata la qualità del nostro prodotto».

Non avete apprendisti?

«La nostra è un’arte destinata a morire. Non esiste più la figura del ragazzo di bottega che era perfino disposto a pagare per imparare l’arte. Non solo li dovremmo pagare noi»  – ridono di cuore – «ma pure sarebbe controproducente: al primo rimprovero ci direbbero che non siamo i suoi genitori.

L’artigianato deve sentirsi per prima cosa nel cuore, sarebbe necessaria una rivoluzione mentale ma non ci sono giovani disposti a intraprendere una vita di sacrifici. Giancarlo, il figlio di Carmelo, ci aiuta, realizza lui le scatole di cartone per le nostre scarpe».

E’ un vero peccato. Ed ecco che arriviamo agli splendidi stivali di Bush…

«Ci arriva una telefonata lunedì 5 marzo, era il Segretario del Presidente dell’Uruguay, ci dice se possiamo realizzare entro venerdì un paio di stivali. Rispondiamo che ovviamente è impossibile. Ci richiama, ci fa capire che è una cosa davvero importante, accettiamo. E lavoriamo per quattro lunghissimi giorni senza guardare – come sempre – l’orologio. Un paio di stivali senza cuciture, realizzate con morbidissima pelle di puledro, numero 43, solo dopo abbiamo capito che stavamo facendo le scarpe al Presidente degli Usa. Noi il nostro lavoro lo facciamo sempre allo stesso modo: dalla scarpa di 1500 pesos agli stivali che naturalmente costano qualcosa in più».

Grazie, di cuore. E complimenti per l’italiano, lo parlate fluentemente.

 «Ovvio. Noi tre lo parliamo sempre non perdere le nostre radici».

Fratelli d’Italia sul Rio de la Plata

© La Gente d’Italia™ del 22/03/2007

Quante sono le associazioni italiane di Montevideo?

Giosuè Bordoni scriveva nel suo saggio “Montevideo e la Repubblica dell’Uruguay” del 1885:

«Durante la primavera e l’autunno, questi dintorni sono affollati alla lettera di numerose Società, che, sotto pretesto di festeggiare questo o quell’anniversario, vi si recano in corporazione a darsi bel tempo. Ora è la Società spagnuola di mutuo soccorso; ora quella dei Baschi, ora la Società francese, e infine l’una o l’altra delle numerose Società italiane, che non lasciano mai occasione di dare testimonianza pubblica del loro spirito di fratellanza e buona armonia, e anche di eccellente appetito, col farvi dei banchetti veramente omerici, in cui si tributano sempre i dovuti onori al succulento e tradizionale asado con cuero».

122 anni dopo le cose sono radicalmente cambiate, la rete delle associazioni italiane di Montevideo si è fortemente ridimensionata, cancellando coi fatti la maligna annotazione che faceva Luigi Barzini nel 1902

«gli italiani al Plata sono uniti in trecento associazioni, il che costituisce una vera disunione».

Questo ridimensionamento è il risultato dei movimenti storici che hanno portato alla completa integrazione degli italiani arrivati qui in cerca di miglior fortuna. Se è vero, come scrivono gli storici Luigi Favero e Alicia Bernasconi, che il gruppo etnico è «la risultante del movimento migratorio, in cui persistono, in grado piu’ o meno elevato, gli elementi culturali e materiali dello spazio sociale di partenza, ma integrati o giustapposti dagli elementi acquisiti nell’incontro con lo spazio sociale d’inserimento», appare evidente che il “gruppo etnico” italiano è un affascinante microcosmo all’interno del piccolo grande Uruguay.

Quali sono le prospettive future della rete di associazioni italiane di quella che fu la Banda Oriental?

Lo scopriremo nelle prossime puntate di questo “diario uruguayano”: con un’inchiesta per conoscere questa vitalissima realtà che mantiene vivo il legame con l’Italia, capace ancora – come ha dato prova in occasione del saluto del Console Pala – di commuoversi quando risuonano le note dell’inno di Mameli.

Scorriamo l’elenco, in rigoroso ordine alfabetico:

  • L’Ancri,
  • l’Anpi,
  • l’Associazione Abruzzese di Montevideo,
  • gli Alpini,
  • i Bellunesi del mondo,
  • l’Associazione Calabrese,
  • i Campani dell’Aercu,
  • l’associazione Laziale,
  • la Casa degli Italiani,
  • il Circolo Lucano,
  • il Circolo Giuliano,
  • il Circolo Trentino di Montevideo,
  • il Club degli Anziani,
  • il Comitato Tricolore,
  • l’Associazione Emilia Romagna,
  • l’Ente Friuliano,
  • il Filef,
  • il Famee Furlane,
  • la Famiglia Piemontese,
  • i Figli della Toscana,
  • il Gruppo Legami,
  • la Fratellanza Italiana,
  • i Marchigiani nel Mondo,
  • l’Ass. Lauria,
  • l’Ass. Ligure,
  • l’Ass. Ossolana,
  • i Padovani nel mondo,
  • i Pensionati Inas,
  • i Pugliesi,
  • l’Ass. Regione Lombarda,
  • l’Ass. Satrianese San Rocco,
  • i Trevisani nel Mondo,
  • i Siciliani in Uruguay,
  • la Uim (Unione Italiani nel mondo),
  • i Vicentini nel Mondo e
  • l’Ass. dei Vietresi.

Se non ho sbagliato a contare sono trentasei associazioni, tutte hanno di sicuro una bella storia da raccontarci.

Come sempre, hasta luego!

Ricordiamo ai nostri lettori che per l’emergenza Dengue

Il Ministero della Salute Pubblica dell’Uruguay

oltre alla massiccia opera di fumigazione

ha attivato per ogni evenienza  il numero 0800 4444

e  il sito http://dengue.msp.gub.uy/

Potete scriverci all’indirizzo genteditaliauruguay@gmail.com

Il numero di telefono della redazione e’ (598 -2) 916 08 15

Da lunedi a venerdi, potete chiamarci tranquillamente dalle 16 alle 18

Dengue o non dengue?

© La Gente d’Italia™ del 20/03/2007

L’arrivo della febbre spacca ossa

non ferma i cicli della vita quotidiana

di Tonino Pintacuda

il vettore del dengue Irrimediabilmente con l’arrivo dell’autunno la vita riprende i suoi cicli, il calendario ricorda a tutti gli uruguayani che il verano è finito: addio alle murgas, addio alle passeggiate in costume sull’oceano, addio ai ritmi lenti, lentissimi dell’estate.

Rimettiamoci la cravatta e andiamo a prendere l’omnibus tutte le mattine, nel faticoso tran tran che si chiama vita.

Appena 15 pesos e i torpedoni ci lasceranno sotto l’ufficio ad aspettare le piccole pause sino al pomeriggio, e poi spesa, un po’ di tv e di nuovo la sveglia puntata per ricominciare.

Camus ha definito questa quotidianità la “fatica di Sisifo”: Sisifo è il mitico eroe greco punito per aver sfidato gli dei con la sua sagacia.

Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l’eternità ricominciare la sua scalata.

I giorni troppo uguali – lo sentiamo e lo sappiamo tutti – sono altrettanti massi ma in questo gli uruguayani sono fortunati, prendiamo ad esempio quelli che lavorano alla Borsa di Commercio in Calle Misiones, proprio di fronte alla mia finestra.

Eccoli fumare furtive sigarette nelle pause rubate agli impegni pressanti dei movimenti economici ma non capita a tutti di far pochi passi per raggiungere il Rio de la Plata nel suo quotidiano abbraccio con l’Oceano Atlantico.

C’è una serenità diffusa, figlia delle bellezze architettoniche e del manto verde della città, la filosofia del “no pasa nada” ha un suo fondamento, camminare per Avenida 18 de Julio e soffermarsi nella dozzina di piazzette che non ha nulla da invidiare alle omologhe europee.

mate La gente dell’interno del Paese è tornata alla vita normale, si nota dalla diminuzione di estimatori di mate, la bevanda nazionale. Molti camminano con tutto l’armamentario per sorseggiare tranquillamente il loro mate: termos e bombilla. Versano l’acqua bollente e succhiano tranquilli.

Ma i primi a essere consci del facile stereotipo dell’uruguayano mate e bombilla sono loro stessi: l’ultimo esempio, proprio l’altro ieri sull’Observador il vignettista Salvatore ha realizzato un piccolo capolavoro.

Sale la tensione per il primo caso autoctono di dengue e per sdrammatizzare Salvatore ha disegnato un mate appollaiato sulla torre Salvo – ovvia citazione del celeberrimo King Kong appollaiato sull’Empire State Building – lì, sull’edificio più alto della bella Plaza Indipendencia, il “mate” con occhi  e bocca tiene a bada con opportuno insetticida gigante la temibile zanzara del dengue: come sempre un sorriso riesce a scacciare le paure.

Il “dengue” altro non è che la pestifera febbre spacca-ossa, lo porta la zanzara del genere Aedes aegypti, lo stesso disgraziato e infimo insettucolo che porta la febbre gialla.

Rilanciamo la scheda dal sito www.malattiedimenticate.net

LA FEBBRE DENGUE È UNA MALATTIA SIMILE ALL’INFLUENZA; nei bambini è caratterizzata da febbre ed rash. Negli adulti la febbre è più alta ed accompagnata da forti emicranee, dolori nelle regioni orbitali, dolori muscolari e rash. La febbre dengue si manifesta dopo l’esposizione ad un sierotipo, nei confronti del quale il paziente diventa resistente. Esistono però, come detto in precedenza, quattro sierotipi ed una seconda infezione con un sierotipo diverso, può portare a conseguenze ben peggiori: la febbre dengue emorragica (DHF). 

LA DHF È CARATTERIZZATA DA FEBBRE ALTA, EMORRAGIE, FEGATO INGROSSATO e problemi circolatori. La febbre può persistere per diversi giorni e può raggiungere i 41° gradi, seguita da convulsioni e emorragie. Il paziente se non trattato può morire per problemi circolatori.

I fattori coinvolti nella severità della DHF sono: la prima infezione, l’intervallo di tempo tra quest’ultima e la seconda, il sierotipo virale e il genotipo del paziente. Le principali caratteristiche fisiopatologiche sono correlate con la concentrazione di alcune citochine (molecole coinvolte nella risposta immunitaria), quali IFN-γ, IL-2 e TNF-α

LA STORIA

Prima del 1970 solo nove paesi avevano descritto casi di DHF. Dai circa 100 casi del 1955 si è passati agli attuali 500 mila.

VIE DI TRASMISSIONE

Il virus è trasmesso attraverso il morso di diverse zanzare del genere Stegomyia. Il principale vettore è Aedes aegypti, identificato per la prima volta nel 1906 come responsabile della trasmissione; una volta che la zanzara è stata infettata lo rimane per tutta la vita. Gli umani servono come serbatoio amplificante e molto probabilmente anche le scimmie possono essere considerate come serbatoi. In particolare si ipotizza che il virus si sia diffuso per la prima volta nelle scimmie, e poi i vettori l’abbiano trasmesso all’uomo. Le zanzare trasmettono il virus anche per via verticale, alle proprie progenie.

TRATTAMENTI

Attualmente l’unico modo per ridurre i casi di febbre dengue è quello di evitare il contatto con il vettore e controllare la popolazione delle zanzare, modificando il loro habitat e utilizzando larvicidi. E’ in corso un programma specifico di pulizia per eliminare bottiglie, copertoni e lattine dall’ambiente (oggetti che ricreano un habitat ideale per la proliferazione dei vettori), così da limitare i possibili luoghi di crescita del vettore.

LA DIAGNOSI

La diagnosi si basa sulla ricerca di IgM anti-dengue, come indice di una recente infezione; inoltre viene utilizzata la PCR per rilevare la presenza del virus nel siero dei pazienti. Esistono alcune terapie antivirali che possono essere efficaci solo se eseguite nelle prime fasi della malattia.

RICERCA E SVILUPPO

Sono in corso alcuni studi per sviluppare larvicidi non tossici per l’uomo, da utilizzare nell’acqua.

Sono in corso di sperimentazione sei vaccini virali vivi attenuati, che dovrebbero proteggere la popolazione da tutti i sierotipi mantenendo a lungo elevato il titolo anticorpale. Alcuni risultati di una sperimentazione durata quattro anni hanno rivelato che uno dei vaccini attenuati conferisce protezione dalla febbre dengue e non conduce a DHF.

Esiste un sistema globale di rilevazione di dati epidemiologici e di sorveglianza alle mutazioni dei virus; questo programma, chiamato DengueNet, facilita la realizzazione di nuovi metodi di controllo contro la trasmissione della patologia. I dati epidemiologici e di laboratorio sono raccolti da diverse istituzioni, che riordinano i risultati in modo eterogeneo; sul sito sono presenti statistiche dal 1955 al 2001.

Occorre sviluppare nuove strategie di diagnosi della malattia; un test con target la proteina non strutturale NS1 è già in via di studio.

Il Ministero della Salute Pubblica dell’Uruguay

oltre alla massiccia opera di fumigazione 

ha attivato per ogni evenienza 

il numero 0800 4444 e 

il sito http://dengue.msp.gub.uy/

l’allenato periodista che ogni tanto intervista

Scalici

L’Ambasciatore d’Italia a Montevideo

Guido Scalici

pala

Il Console d’Italia a Montevideo

Michele Pala

bertinotti

Il Presidente della Camera dei Deputati

Fausto Bertinotti

l’intervista sul sito della Camera

raso

L’avvocato Gianni Raso,

coordinatore della sede Rai di Montevideo

Il presidente dell’Ospedale Italiano di Montevideo

Lescano

Il Ministro uruguayano del Turismo e dello Sport

Hector Lescano

testoni

Il presidente della Scuola Italiana di Montevideo

Adriana Testoni

mena segarra

il direttore del Museo Storico Nazionale di Montevideo

Mena Segarra

Il viaggio presidenziale in America Latina

Il Presidente Bush in Uruguay

«Qui mi sento davvero a casa»

di Tonino Pintacuda

© La Gente d’Italia del 12/03/2007, pp. 4-5

Il momento più atteso di tutta la visita del Presidente degli Stati Uniti d’America in Uruguay – dal 9 all’11 marzo – dura appena venticinque densissimi minuti. Tanto è durata la conferenza stampa congiunta del Presidente Bush e del Presidente Vazquez , dalle 11.53 alle 12.18 dello scorso sabato nel suggestivo scenario del “Centro Visitantes” del Parque Anchorena di Colonia del Sacramento, a 190  chilometri dalla capitale dell’Uruguay, Montevideo.  

UNA NOTTE DI FOLLIA La notte prima il centro della città è stato assaltato dalla follia di uno sparuto gruppo di dissidenti che hanno espresso il loro dissenso distruggendo le vetrine dei Mac Donald di Montevideo. Rovinando così la marcia pacifica del Coordinamento Anti-imperialista formato da moltissime organizzazioni sociali per la difesa dei diritti umani, appoggiati dai potenti sindacati PIT.CNT che hanno collaborato con le autorità locali per il rispetto dell’ordine pubblico. Ciò nonn ha impedito le ormai solite scene di ordinaria follia, sempre troppo uguali alle precedenti: secondo gli specialisti di Intelligence si tratterebbe di un gruppo arrivato da Buenos Aires.

IL PREZZO DELLA SICUREZZA Nei giorni precedenti gli uomini del Presidente Bush avevano già provveduto a neutralizzare ogni pericolo possibile: come molti hanno scritto, il “Grande Fratello” americano ha trasformato per due giorni la pacifica Montevideo nella città più controllata del mondo. I computer, la linea adsl, i cellulari: tutti i feticci della nostra epoca sono stati sottoposti a un sistematico controllo che ha causato non pochi disagi alla cittadinanza. È l’inevitabile prezzo che tutto il mondo deve pagare dopo l’11 Settembre anche il servizio Google Earth ha subito palesi restrizioni, e secondo la stessa Cia due satelliti sono stati momentaneamente dirottati.  

UN ADDESTRAMENTO SPECIALE La polizia uruguayana ha avuto il privilegio di un addestramento “full immersion” dai famosissimi Swat (Special Weapons and Tactics) americani, uomini dalla faccia dura pronti ad affrontare qualunque situazione d’emergenza. Un corso intensivo che ha dato i suoi frutti. Solo otto arresti in una situazione rovente che poteva facilmente degenerare in una catastrofica guerriglia urbana.

I Nord Americani hanno offerto la loro collaborazione e le loro tecnologie, donate alla polizia locale per rimarcare la profonda amicizia con il popolo uruguayano.  

LA NECESSITA’ DI ACCORDI BILATERALI Come hanno rimarcato le Agenzie internazionali di notizie la molla di tutto sarebbe il crescente interesse per i trattati bilaterali di libero commercio tra il Cono Sud dell’America Latina e gli Stati Uniti, tutto ciò contrasta con gli accordi previsti tra i Paesi membri del Mercosur, che si ispirano all’Unione Europea per la costituzione di un reale mercato unico tra i Paesi dell’America Latina. Ma il Mercosur, come ci ha rivelato il Ministro del Turismo e dello Sport Lescano deve affrontare problemi che non erano stati previsti, primo fra tutti l’apertura dei ponti con l’Argentina (libero transito delle merci e delle persone), attualmente bloccati dai piqueteros argentini in seguito alla cosiddetta guerra delle cartiere.

LA RIUNIONE PARALLELA Una riunione parallela si svolgeva contemporaneamente a Buenos Aires tra il Presidente argentino Kirchner e il Presidente del Venezuela Chavez che, in un discorso pubblico, rilanciato da tutte le televisioni dell’America Latina, ha definito platealmente il Presidente Bush «un cadavere politico», rivendicando a gran voce il diritto alla legittima autodeterminazione dei popoli, criticando aspramente la politica estera degli Stati Uniti.

LA CONFERENZA STAMPA:

I PUNTI SALIENTI

bush e vazquez

LA RICONOSCENZA DELL’URUGUAY Il Presidente dell’Uruguay Vazquez ha sintetizzato i due punti che gli stavano particolarmente a cuore: i cittadini uruguayani che vivono e lavorano negli Stati Uniti e la riconoscenza che quella che fu la Banda Oriental nutre nei confronti dell’Aquila Nord Americana.

Nessuno può dimenticare che – sono le stesse parole di Vazquez – «quando il nostro Paese visse la piu’ grande e brutale crisi economica della sua storia, furono proprio gli Stati Uniti e, in particolare proprio il Presidente Bush, a tenderci la mano».

Vazquez ha poi ricordato quando, ancora sindaco di Montevideo, il 5 dicembre di diciassette anni fa, ebbe il piacere di donare a George Bush padre le chiavi della città. Oggi quella amicizia fraterna è ancora più forte, tanto che il Presidente dell’Uruguay ha detto: continuiamo «lungo la strada che stiamo percorrendo che è quella del dialogo col Presidente degli Stati Uniti cercando di incrementare il nostro interscambio commerciale, la possibilità di aumentare l’esportazione del nostro lavoro negli Stati Uniti, aumentando l’interscambio scientifico, tecnologico e culturale con il “paese fratello” (el país hermano, sic!) per raggiungere una maggiore qualità di vita alle nostre popolazioni» (l’Uruguay è al momento il principale esportatore di software in America Latina, n.d.R.). 

LA RISPOSTA DI BUSH Il Presidente Bush ricorda ancora la visita di Vazquez allo Studio Ovale della Casa Bianca e si definisce pienamente d’accordo con le parole del suo omologo uruguayano, soprattutto si rivela vincente la scelta del luogo della conferenza stampa: «Mi sento davvero a casa qui. Lo sa? È così, nel mio Stato, il Texas, quando s’invita qualcuno nel proprio ranch è un segnale di rispetto, quindi la ringrazio davvero per questo gentile gesto d’ospitalità, in fin dei conti anche lei è texano!» 

L’esordio cordiale prosegue in una impeccabile conferenza stampa, con Bush che appoggia su tutta la linea lo spirito delle parole di Vazquez e si definisce estasiato dalla bontà della cucina uruguayana: soprattutto il delizioso asado, il piatto nazionale.

Senza dimenticare che tra le tradizioni secolari degli Stati Uniti, spicca prima fra tutte l’accoglienza.

le bandiere

 

Sulla stampa dell’America Latina

Bush le dijo a Vázquez que lo llame si necesita ayuda

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.A su paso por Uruguay, el presidente de Estados Unidos dejó en claro su firme voluntad de fortalecer los vínculos con nuestro país.

El Pais, (Montevideo) 

En la marcha de la Coordinadora Antiimperialista se registraron incidentes

Miles de uruguayos repudiaron a Bush: la mayoría en paz y otros con violencia

La Republica (Montevideo)

Llegó Bush y hubo incidentes 

… A pocas horas del arribo de Bush a nuestro país, en una de las marchas que se desarrollaron ayer en la tarde, por la avenida 18 de Julio, la furia antiimperialista se hizo sentir. Hubo destrozos en locales de McDonald’s y hasta en la iglesia "Pare de Sufrir". La Policía incautó bombas y hay varios detenidos. 

Ulimas Noticias (Montevideo)

Manifestaciones anti-Bush

La visita del presidente de Estados Unidos a América Latina se viste de matices de

protesta en diferentes puntos de la región.

BBC (en español)

Sob protestos, Bush se reúne com presidente uruguayo 

Bush chegou na sexta a Montevidéu, onde foi recebido com cartazes de ´fora´ e ´assassino´; Vázquez espera assinar um Tratado de Livre-Comércio com os EUA 

“Vázquez tem sugerido a possibilidade de assinar um Tratado de Livre-Comércio com os EUA para melhorar a economia local, o que irritou seus sócios no bloco Mercosul, integrado também por Argentina, Brasil, Paraguai e Venezuela”. Agenzie Efe e Reuters 

O Estado de Sao Paulo (San Paolo)

Bush en LatinoAmerica : la visita del presidente de EE.UU. a Uruguay  

Tabaré dijo a Bush que Uruguay no quiere irse del Mercosur  

Fue en la rueda de prensa de ambos mandatarios. Pero el uruguayo reclamó que los socios del mercado puedan tener relaciones comerciales bilaterales con otros países, algo que hoy prohíben los estatutos.

Clarín (Buenos Aires)

Bush, en busca del continente perdido

"Gracias, señor Chávez", tituló The New York Times su irónico editorial el día en que el archirrival del presidente venezolano, George W. Bush, se subió al Air Force One para emprender su octava y más larga gira por América latina. "Si se necesita de la demagogia de Chávez para incentivar a Washington a promover políticas más iluminadas en el continente americano, entonces bienvenida", explicó el diario.

La Nación (Buenos Aires) 

No hubo anuncios concretos tras la cumbre; Vazquez defendio el Mercosur

Bush y Tabaré hablaron pero no acordaron

Pagina 12, (Buenos Aires)

Sulla stampa italiana

Bush in Uruguay incontra Vazquez

Presidente Usa ribadisce impegno per l’America del Sud

(ANSA) – MONTEVIDEO, 11 MAR – Il Sudamerica “mi importa moltissimo”: cosi’ Bush nel corso di una conferenza stampa con il presidente uruguayano Tabare’ Vazquez. Bush ha affermato che il suo viaggio risponde al desiderio di lavorare insieme con i popoli dell’America Latina e realizzare l’integrazione di tutto il continente. Durante i suoi due mandati presidenziali gli Usa hanno raddoppiato l’entita’ dei programmi di assistenza ai diversi paesi della regione, portandola da 800 a 1.600 milioni di dollari.

Ansa.it (Roma) 

Ventimila persone contro il capo della Casa Bianca: «Terrorista»

Manifestazioni anti-Bush anche in Uruguay

Il presidente americano continua fra le proteste il suo tour in Sud America. Chavez a Buenos Aires per un corteo parallelo

Corriere della Sera, (Milano) 

Il leader Usa punta sulla lotta alla povertà: "vogliamo aiutare, siamo amici" 

Il presidente venezuelano Chavez: "Vince la medaglia d’oro per l’ipocrisia"

Bush alla rinconquista del Sud America 

Disordini al suo arrivo in Brasile

La Repubblica (Roma) 

 

Viaggio a Montevideo

tonino periodistaDal 26 gennaio è partito il nuovo dorso dedicato all’America latina del quotidiano per gli italiani nel mondo Gente d’Italia, diretto da Mimmo Porpiglia.

Due pagine al giorno – informano dalla redazione del quotidiano – dirette esclusivamente alle comunità italiane residenti in Uruguay, Cile, Argentina e Brasile. Con inchieste, cronache, racconti e dibattiti riferiti a quest’area, tanto vasta quanto significativa per la diaspora tricolore, in precedenza negletta.

“E’ uno sforzo notevole per noi – spiega l’editore-direttore Mimmo Porpiglia – ma dopo due anni di presenza in quest’area del globo a grande presenza italiana ci siamo resi conto che dobbiamo essere ancora più incisivi sul territorio.

Non solo con l’informazione cosiddetta “di ritorno”, ma anche su quella “locale”. Sulla politica, sull’economia, sulla cronaca e sulla vita delle comunità italiane che vivono e lavorano in america latina. Cercando di focalizzare problemi e vita degli italiani e figli d’italiani, scegliendo la strada dell’approfondimento tematico, inquadrando e spiegando le novità della politica come dello sport, del costume come degli spettacoli, della cultura come dei piaceri della vita. Con l’obiettivo di fare anche grande cronaca. Non solo cronaca comunitaria”.

Due pagine al giorno con un filo diretto con i lettori che potranno chiamare in redazione al

(598) 2 916 08 15. Dalle 16 alle 18.

Per ogni segnalazione è stata attivata anche un’apposita casella e-mail: genteditaliauruguay@gmail.com

(dal bollettino Inform)