Millemilano

Milano, questa città fatta di tante città, ti conquista giorno dopo giorno. È come una donna, si impara a conoscerne tic, abitudini, il suo modo di guardare e di guidarti.

Milano cambia e tu cambi con lei, si srotola tra i nuovi colori della metro, con lo skyline che gioca a nascondino tra il ritorno della nebbia e nuovi palazzi che giocano a farne una nuova terra di opportunità. Negli anni, tra custodi di palazzo pronti a raccontarti la loro milano e noi – orgogliosamente terroni, sparpagliati qui come semi al vento con le nostre vocali dilatate e raddoppiate a caso – sempre pronti a far fronte comune tra tutti quelli che vengono da sotto la linea del Po, c’è una solidarietà nuova.

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Bagheria morì d’improvviso

foto di Guido Grassadonio

Cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita…
Franco Battiato, Mesopotamia

Bagheria morì d’improvviso, una mattina d’inverno. Morì in silenzio, così come sempre aveva vissuto, stanca di essere nominata nei telegiornali con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, vecchietti sullo sfondo a giocare a carte.
Morì che tutti eravamo distratti, accecati da amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo.
A poco servì l’università di Palermo in una delle ville seicentesche. Ancora meno quando si decise di dipingere il centro storico con murales dai colori belli e vivi. La città si spense a poco a poco, con la peste che covava aspettando i topi. Continua a leggere

Trent’anni di sano orgoglio terrone. Pantacalze da neve a parte!

Eccomi al giro di boa dei fatidici 30 anni. Qui in questa città che giorno dopo giorno è diventata la mia casa. Come dice un’altra illuminata neo-milanese “le radici le senti più forti quando lasci la tua terra”. Mesi vissuti come sempre schiacciando a tavoletta sull’acceleratore questi ultimi che ci separano dalla scorsa puntata.

Progetto dopo progetto, proprio un paio di giorni fa ho firmato il contratto che mi legherà per un altro anno alla città della Madonnina. Già la certezza semestrale era stata un passo avanti, ora si fa sul serio. Un anno intero. Posso finalmente prenotare con generoso anticipo i biglietti aerei per tornare a Bagheria. Sarà che come dice il Professor Monti “il posto fisso non esiste più”. E chi l’ha mai voluto. È vero, il paradigma del lavoro assicurato dalla culla alla tomba ha creato mostri come Fantozzi. Ma tra un caffè e una sigaretta fumata nelle troppe poche pause che la Lombardia concede, ho avuto modo di confrontarmi con i miei coetanei cresciuti ad altre latitudini. Uno spaccato completo del Belpaese. Nessuno vuole il posto fisso, basterebbe soltanto lo stipendio assicurato! A guardare i ragazzi che dividono con me le stanze del nostro ostello di lusso, il mondo sarà dominato da infermieri e ingegneri gestionali e informatici. Tutti qui, pronti a inamidarsi camicie e calzini spargendo curricula. Continua a leggere

Diario Milanese. Tentacoli e cornetti

milano
Mi volto e mi rivolto
, è mai possibile che sia diventato anch’io cieco alle differenze abissali che separano noi bagheresi da questi lombardi? È mai possibile che anch’io inizi a lamentarmi se il bus è in ritardo di soli 8 minuti? Milano giorno dopo giorno ti trasforma in Forrest Gump, corri così tanto che alla fine neanche ti ricordi perché. Tra una giacca da ritirare in lavanderia e il bucato che gela nello stendino ancora prima d’asciugarsi. Poi però arriva l’illuminazione. Ero con la mia Silvia – il dono più grande di questa vita nuova – a combattere il freddo sorseggiando una cioccolata calda in quei locali d’alluminio che vorrebbero ricreare piccole americanate nella città dei Navigli. Stanco per via del nuovo incarico che m’ha privato anche dei sabati e delle domeniche, dimentico che qui i cornetti si chiamano “brioche”. E dire che un amico napoletano m’aveva avvisato. Me lo ricordo ancora, eravamo alla presentazione d’un libro e Paolo mi ricordava il suo primo approccio con questa città tentacolare, capace di farti spiccare il volo o stritolarti per sempre. Paolo arrivava dalla Campania e s’infila in un bar. Da buon partenopeo chiede un cornetto. E il barista gli risponde che d’autunno non hanno gelati. Qui il cornetto è solo quello Algida. Consapevole di questo, da allora in poi nelle rare colazioni che mi concedo nella quotidiana guerra tra lo stipendio e il calendario, variazione negli anni precari del celebre paradosso d’Achille e la Tartaruga, ho sempre ordinato un “cappuccio” e una brioche. Oggi no. Ho chiesto un cornetto per accompagnare la cioccolata. E il cameriere m’ha portato un cono vuoto. Un cono da gelato. Io e la mia Silvia ci siamo visti, lei sempre più bella e pugliese e io sempre più canuto e siciliano. Ci siamo dovuti arrendere. Siamo nella loro città, dobbiamo seguire le loro regole. Continua a leggere

Diario milanese: l’imperialismo dilagante in uno scantinato

Ma com’è che cercando lavoro siamo finiti in uno scantinato sotto la faccia tetraedrica di Lenin a sentir il barbuto delirio d’un comunista che in nemmeno due minuti ha ridisegnato il planisfero mettendo le bandierine dell’imperialismo perfino sulle lande di ghiaccio dell’Alaska? Berlusconi vede comunisti dappertutto e i comunisti vedono imperialisti in ogni angolo, aspettando ancora il sole dell’avvenire e la rivoluzione che verrà. La penultima puntata del diario milanese era malinconica, fatta di false ripartenze, cronachistica, senza guizzi. Per ricalibrare Nino s’è messo di buona lena per rimpinzar questa nuova vita.
Ci vuol talento per trovar una cinese comunista che fa proseliti davanti alla Cattolica. Dovevamo presagire già l’armageddon ma Nino, tra un libro di Moni Ovadia e l’altro, ha sempre subito il fascino dell’Oriente, per ricalcare le orme del suo mentore, il buon Woody Allen. E così mentre ero intento a guardare l’offerta formativa nell’atrio della Cattolica mi giro e vedo che la spietata cinesina ha agganciato il mio amico. Continua a leggere

Diario milanese: il segreto per sopravvivere in cucina

La città era deserta alla vigilia di Ferragosto, con le luminarie della festa del patrono a ricordarci gli ultimi scampoli d’estate. Io e Nino siamo entrati nell’agenzia di viaggi, un biglietto del treno ci avrebbe portato lontano da Bagheria e dalle sue belle bugie bucate. Chilometro dopo chilometro, ogni regione attraversata è una tacca in più verso la nostra affermazione. Ci sediamo nello scompartimento insieme a un prete peruviano e a un ragazzo di colore che dormirà per tutto il viaggio. A Messina entra una donna dell’Est, Nino aveva pregato con ardore: “non può arrivare una bella russa?” e quel buontempone del vecchio barba bianca uno e trino l’accontentò. Sbagliando solo l’età, invece di tre ventenni russe una sessantenne che pesava quanto tutt’e tre assieme. Continua a leggere

Dicotomici Furori, dieci anni dopo

Dodici anni fa scrissi il mio primo racconto lungo, Dicotomici furori.

Fu un successo. Se lo passavano tutti, leggendo tra un’equazione e una pagina di latino quello che a fatica avevo battuto a macchina e illustrato, smanettando su una paleozoica versione di Photoshop. Poi, mentre mi preparavo per gli esami di maturità, gli diedi un seguito: Gocce di vita.

Oggi, alla vigilia della festa per i dieci anni del diploma ho ripreso quei vecchi personaggi e ne è venuto fuori un racconto di quindici pagine, lo trovate qui.

Come scriveva Twain a proposito del suo Tom: i personaggi hanno “un’architettura d’ordine composito“. Son partito dai miei vecchi compagni di classe e poi sono andato a mano libera.

Un ringraziamento particolare alla vera Donatella che mi ha sostenuto con la sua curiosità, capitolo dopo capitolo.