Casa dolce casa: guida alla ricerca di un immobile a Milano

Ci hai messo un po’ ad accettarlo, ma dopo 10 anni qui devi riconoscerlo: sei stato adottato da Milano. Sei diventato parte del panorama, come Metroman sulla rossa, il cavallo di Vittorio Emanuele II che inchioda in piazza Duomo, il militare con il mitragliatore che fa avanti e indietro lungo Buenos Aires. Sei integrato. Hai lottato per anni, a colpi di vocali dilatate, cercando invano piatti della terra natia. Il momento preciso non lo ricordi più. Sarà stato quando hai incominciato a dare indicazioni stradali ai numerosi turisti che riempiono le strade della city? Sarà stato quando hai incominciato a provare disagio fisico e mentale per le file disordinate? O semplicemente la caratura morale e mentale di questa città ti ha incuriosito, affascinato, rapito e sopraffatto.

Dopo anni a portare perfino le analisi dell’urina per farti affittare un buco abbastanza vicino a una fermata di metro, hai deciso di fare il grande passo. Vuoi prendere finalmente una tua casa. Che a far due conti, hai mantenuto almeno una generazione di padroni di casa con quanto gli hai scucito di affitto.

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Chissà se hanno i social dall’altra parte

Non allacciava parole da troppo tempo.
Non erano le idee a mancargli, quelle mai. Anzi venivano a trovarlo in ogni momento della giornata. Aveva detto addio alla sua isola, partendo per il Nord e da lì era stata tutta salita. Gli anni erano passati, lenti i mesi, veloci i giorni, troppo corti gli anni. Quanti ancora si ricordavano di lui nel suo paese? Quanti lo ricordavano distrattamente nei loro pensieri?
Neanche sfogliare pagine lo rasserenava più. La vita chiedeva continuamente il suo tributo, di attenzione, di passione, di coraggio. Riprendere la sua storia era doloroso. Anni senza mettere nero su bianco i pensieri gli avevano arrugginito le sinapsi. Eppure se lo ricordava ancora quant’era facile riempire le pagine, mettere insieme vite e storie, mettere insieme pensieri e connessioni. Trovare l’ordito nascosto nelle pieghe delle piccole storie.
E a vedere come l’acqua turbinava in piccoli mulinelli, sotto il temporale sempre più insistente, lo lasciò senza energia.
Quella sera fece di nuovo il sogno che lo perseguitava.

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Bagheria morì d’improvviso

foto di Guido Grassadonio

Cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita…
Franco Battiato, Mesopotamia

Bagheria morì d’improvviso, una mattina d’inverno. Morì in silenzio, così come sempre aveva vissuto, stanca di essere nominata nei telegiornali con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, vecchietti sullo sfondo a giocare a carte.
Morì che tutti eravamo distratti, accecati da amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo.
A poco servì l’università di Palermo in una delle ville seicentesche. Ancora meno quando si decise di dipingere il centro storico con murales dai colori belli e vivi. La città si spense a poco a poco, con la peste che covava aspettando i topi. Continua a leggere “Bagheria morì d’improvviso”