Informazioni su Antonino Pintacuda

Classe 1982. Vive, scrive e partorisce progetti a Milano Tutto il resto è qui: https://toninopintacuda.wordpress.com

My two cents

Ieri è nata la piccola Elena Ricupati. Figlia di mio compare Giusto e di Fra Restivo. Ha scelto di nascere il mio stesso giorno. Benvenuta, piccolina! Non vedo l’ora di vederti!

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Bookè | Siamo fatti di storie

booke_logo_PNGQuesta è la prima puntata della mia nuova rubrica su La voce di Bagheria

 

Da qualche anno, son passato dall’altro lato della barricata. Dopo anni a mettere insieme parole per recensioni, interviste, saggi, analisi e articoli di scenario – covando sempre racconti e pagine di diario da lasciar liberi per il grande mare digitale – lavoro come editor e ufficio stampa di una casa editrice di Milano, fondata e diretta da Lillo Garlisi. Qui in via Tenca, sede della redazione di Laurana Editore e di Novecento editore, circolano pure i libri Melampo Editore, saggi di memoria e impegno civile.
Com’è stato passare da fruitore di libri a “ostetrico”? Un salto quantico.
Da settembre del 2016 sotto le mie mani son passati dozzine e dozzine di manoscritti. Una trentina sono diventati altrettanti libri, uno è stato pure presentato al Premio Strega.
Di alcuni ho curato personalmente l’editing. Cos’è, di preciso?
È una lettura approfondita e fatta con occhi nuovi. Devi mettere da parte i tuoi gusti e far l’avvocato del diavolo, calzare la pelle del lettore e della lettrice reali, gli stessi che poi si troveranno il precipitato di mesi e mesi di lavoro sullo scaffale della libreria.
È un’avventura sempre nuova e diversa. Al di là dei refusi e degli orrori ortografici, devo valutare la coerenza narrativa, vedere banalmente se in uno dei nostri gialli che pubblichiamo nella collana Calibro 9, la consecutio cronologica e logica sia rispettata. Non tutti hanno la colt con il caricatore infinito di Tex Willer! Se è una Glock 17 A, il caricatore non potrà contenere più di dieci colpi. E se pagina dopo pagina il killer o l’investigatore spara a venti persone, o le mette in fila e il proiettile ne buca uno dopo l’altro, o c’è qualcosa da riscrivere. Continua a leggere

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Diario milanese. Amare è donare sfincioni

sfincione_bagherese_035653Già dal primo dicembre qui a Milano lo sfincione baarioto ha via via assunto i contorni mitici di un cibo della memoria, ne sento le diverse consistenze, il pangrattato imbevuto d’olio, la tuma, le acciughe, le cipolle bianche. Il Natale iniziava la sera dell’Immacolata con l’odore di sfincione che riempiva le viuzze su cui si affacciano i forni. Lì si va a cucinare il proprio, preparato a casa con ricette personalizzate e tramandate di generazione in generazione.
Ogni famiglia poi lo addobba con segnali di riconoscimento che fanno il paio con i segni disegnati sui trulli, olive, iniziali disegnate con fette di patate, segnali di riconoscimento per evitare che qualcuno si scambi lo sfincione.

I regali di Natale sono cose moderne, buoni per i picciriddi. Da noi giù si scambiano sfincioni che diventano via via leggendari. E le famiglie baariote – giammai “bagheresi” che anche se vivono lì da decenni ma non potranno mai appartenere davvero a Bagheria – se ne scambiano a multipli di due. Amare è donare sfincioni, io ancora ricordo quelli che arrivavano a casa, lasciati dai mariti delle varie amiche di famiglia. Le donne cucinano con arte e passione, i mariti fanno i fattorini di sfincioni, come tanti babbi natale che odorano di olio, cipolle e acciughe per intere settimane.

Lo sfincione è da mangiare per giorni, l’olio pian piano trapana e si volatilizza conservando soffice la pasta e le ‘conse’, i condimenti. Un buon sfincione contiene le calorie che potrebbero sfamare una famiglia per una settimana. Sta lì, ti aspetta, come spezzafame o cena veloce prima delle mangiatone che ci aspettano al varco. Con mio padre ci guardavamo con sguardo complice, pregustando mentre spaccavamo legna per la stufa di scaldarlo appena appena sulla piastra, lento lento, per non asciugarlo troppo. Era il segno che il Natale era iniziato, che tutte le difficoltà dell’anno venivano addolcite dalla tredicesima, stiracchiata un po’ di più, che un altro anno andava dritto dritto nei ricordi. Continua a leggere

Diario milanese. La spesa online. Esselunga vs. Amazon Prime Now

wpid-bozza-milanesi.jpgDopo una ventina d’anni e migliaia di sacchetti rotti – grazie mille sacchetti all’amido di mais sotto la pioggia battente!– , carrellini ammortizzati a due o tre ruote, trasportino blu dell’Ikea, maniglie di fardelli d’acqua tranciadito, con la mia dolce metà abbiamo compiuto il grande salto della spesa a domicilio.

Da irrimedibile terrone soffro atrocemente a non collezionare compulsivamente volantini da sfogliare nelle sere d’inverno alla ricerca dell’Offerta che svolta e dona senso alla perenne simmetria di una dispensa lucida e strabordante. Mio padre era del 1942, la dispensa doveva contenere sempre tanti fagioli da sfamare Bud Spencer e Terence Hill, legumi in scatola, sarduzze salate, carne essiccata (frutto dei decenni passati a leggere Tex sino al letto d’ospedale da cui non si sarebbe più alzato).
Ho deciso di compiere la Scelta, quindi ho provato sia #AmazonPrimeNow che Esselunga a casa.

Sulla puntualità è un testa a testa. Amazon ha consegnato tutto mezz’ora prima dello scadere della fascia oraria. Esselunga alle 8 puntuali nella fascia 7/9. Sui dealer niente da dire, educati, precisi e puntuali. Sugli imbustatori stendiamo un velo pietoso su quelli dell’U2 a cui si appoggia Amazon per la mia zona.
Andavo sempre volentieri all’U2 prima che diventasse una pista di go-cart dove devi accelerare ancora di più rispetto alla velocità media di crociera di un supermercato lombardo. Ricordo bene l’unica volta che mia madre mi venne a trovare e se ne fuggì, sconvolta dai semafori per centometristi e perché l’avevano rimproverata proprio al supermercato, perfino da quello delle pulizie mentre s’attardava a leggere le etichette. Non si può più far la spesa con ritmi umani senza rischiare di essere travolti dagli insacchettatori compulsivi che trattano la tua spesa come palle da basket. E poi i sacchetti di carta! Che Maurizio Costanzo e i suoi consigli per gli acquisti vi protegga sempre, ma è mai possibile mettere nei sacchetti di carta l’acqua demineralizzata da 5 litri? Cacchio sei, il compagno fuori-corso di Sheldon?

ico-ecommerceEsselunga vince a mani basse, Caprotti sempre sia lodato! Sacchetti di plastica ecocompostabili ma resistenti. Imbustati secondo un criterio che ti fa sentire inadeguato dopo anni di tetris per tener tutto in una busta. Roba da frigo con roba da frigo, freezer a parte, frutta a parte in cesta confortevole. Tanto che mi aspettavo quasi di trovare i prodotti organizzati per scala di colore.

Milano, lo sai, è stato amore a prima vista. Sarai pure piccola rispetto a Roma che non si meraviglia più di nulla avendo già il Papa e il leccalecca di sua santità, ma vinci sempre. Lunga vita all’Esselunga. Unica pecca? I Wizzis li avevo giàtutti! 

#Esselungaacasa vs. #AmazonPrimeNow

Diario milanese. Di nebbia, di bufale e di regolamenti fantasma

wpid-bozza-milanesi.jpgLa vecchia proprietaria del micro-appartamento di Milano torna dalle vacanze forzate dopo la morte del marito e mi guarda, mi squadra, perché, pure che ha venduto la casa al mio attuale proprietario – un manager svizzero che s’era fatto qui il buen ritiro – è sempre la sua casetta. Trent’anni di vita non si cancellano.
Stranizzata dal fatto che l’avessi salutata senza conoscerla, aspetta di beccarmi per illustrarmi le mie mancanze al fantomatico regolamento condominiale. Regolamento che, per sua stessa ammissione, ancora non ho ricevuto perché son capitato nell’interregno tra il vecchio amministratore e il nuovo. Quindi, non posso pulire il secchio dell’umido con la pompa condominiale riservata solo ai contenitori condominiali, non posso mettere la bici lì ma nessuno me l’hai mai manco detto, devo stendere le lenzuola senza lambire di oltre quaranta centimetri il parapetto. Bene, son più quadrato di uno svizzero. Datemi il regolamento che lo rispetterò e vi renderò la vita un inferno appena sarete voi a mancare di mezza virgola, mandandolo a memoria come ho fatto con la Costituzione e il Testo unico dei doveri del giornalista.

Dopo mezz’ora di convenevoli in cui lei mi racconta delle sue bufale giù a Caserta, della buon’anima di suo marito Duilio che era milanese doc e però avrebbe tanto voluto nascere giù, siamo diventati vecchi amici e mi ha investito dell’onore e dell’onere di vivere nel suo vecchio appartamento di ringhiera. Mi ha anche fatto visitare la casa sua, grande tre volte la mia e me l’ha già messa da parte se devo restare qui.
Ma quante cose riesce a creare un semplice “buongiorno”? E oggi c’era anche la prima nebbia! Naturalmente mi ha invitato per un caffè che lei lo fa buono come giù!

Sei anni dopo

Quella di oggi è una delle ultime camminate verso la sede di TVN Media Group in Corso Magenta, a due passi dal Cenacolo e dalla Vigna di Leonardo. In uno dei più bei viali di Milano. Quando ho iniziato a lavorare come collaboratore di Pubblicità Italia ero arrivato dalla Sicilia da nemmeno sei mesi. Questa città ti cambia davvero. Come ti cambiano tutte quelle in cui non sei nato e in cui ti incastri come un pezzo di puzzle tagliato male.

Prima eravamo nel sottoscala di via Vico 42, dove ora c’è l’impero Banzai. La chiamavamo la nostra Bat-caverna. Eravamo la redazione web. Quando ancora aveva un senso tenerla separata dal resto della redazione. Poi ci siamo sparpagliati per i vari uffici.

C’è chi ha cambiato completamente lavoro, passando dall’altro lato del mondo della pubblicità, lavorando direttamente per quelle agenzie di cui abbiamo scritto per anni. C’è chi fa le immagini per Dagospia. Chi ha capito che il vorticare di Milano non faceva per lui.

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Io e il mio buddy Fabio siamo passati alla redazione di Advertiser, quando ancora si chiamava Adv Strategie di Comunicazione. Abbiamo preso in consegna anche MyMarketing.Net, ereditato da Deborah (con l’acca e orgogliosamente pugliese).

E siamo cresciuti. Professionalmente ho fatto davvero di tutto, dal social manager tra la nebbia della sede Sky a Rogoredo a videointerviste a mostri sacri del settore come Philip Kotler, tutto il gotha della comunicazione italiana, internazionale e perfino degli amati fumetti. Sì, l’ufficio è proprio a due passi anche dall’Astorina, la casa natale di Diabolik, e a qualche isolato dalla Sergio Bonelli. A Milano batte davvero il cuore dell’editoria. C’è il Corriere della Sera, in viale Tunisia c’era la redazione del Nuovo Politecnico dell’amato Vittorini.

Ci sono stato davvero bene e sono sicuro che le nostre strade si incroceranno di sicuro. Quante mattine a seguire gli osservatori del Politecnico, a scambiare due battute con i nostri alleati più vicini, gli uffici stampa, croce e delizia di questo mestiere.

Con molti di loro sono diventato amico. Abbiamo iniziato praticamente insieme. Sin dalle prime volte che per far capire la mia mail ricorrevo a straordinarie scalate di specchi: Pinta come la caravella di Colombo e Cuda, come la fine di Barracuda. E poi pure l’estensione, quel Torino-Verona-Napoli per far capire TVN a chilometri di distanza. Continua a leggere

Millemilano

Milano, questa città fatta di tante città, ti conquista giorno dopo giorno. È come una donna, si impara a conoscerne tic, abitudini, il suo modo di guardare e di guidarti.

Milano cambia e tu cambi con lei, si srotola tra i nuovi colori della metro, con lo skyline che gioca a nascondino tra il ritorno della nebbia e nuovi palazzi che giocano a farne una nuova terra di opportunità. Negli anni, tra custodi di palazzo pronti a raccontarti la loro milano e noi – orgogliosamente terroni, sparpagliati qui come semi al vento con le nostre vocali dilatate e raddoppiate a caso – sempre pronti a far fronte comune tra tutti quelli che vengono da sotto la linea del Po, c’è una solidarietà nuova.

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