“Piove sui giusti e sugli iniqui”. “E cosa c’entriamo noi nel mezzo?”

Quest’anno a Milano la primavera tarda ad arrivare, sostituita da un’alternanza tra precoci sfiammate d’estate e scrosci d’acqua che danno un senso nuovo al fine settimana. Per dirla con Woody Allen, anche io

“Amo la pioggia, lava via le memorie dai marciapiedi della vita”.

In ufficio ormai tengo la collezione completa di giacche: dal piumino leggero a quelle estive, leggere come un bacio al risveglio. Quand’ero piccolo, subivo anche io l’incanto delle pozzanghere

Se desidero un’acqua d’Europa, è la pozzanghera
nera e fredda dove verso il crepuscolo odoroso
un fanciullo inginocchiato e pieno di tristezza, lascia
un fragile battello come una farfalla di maggio.

Rimbaud, Il battello ebbro (trad. di Dario Bellezza)

Con mia sorella era diventato un tormentone. Ogni dannata volta che organizzavo di andare al cinema con i miei compagni di classe, Giove Pluvio aspettava che al cinema Excelsior dessero un film degno d’essere visto per scatenarsi nella Sicilia assettata e piagata da un’arsura senza tempo. La nonna diceva che era la Madonna che stendeva i panni di Gesù, che forse ancora non sapeva che dopo una certa ora c’è la tariffa agevolata per la lavatrice.
Come se fosse ieri: ai tempi per vincere la timidezza di bambino miope e panciuto, ero diventato il “Filini” della situazione. Mi leggevo la programmazione dei film sul Giornale di Sicilia e proponevo a Francesco Paolo, Antonella, Vito, Giusy di andare a vedere film come La Famiglia Addams, I Flinstones, Ace Ventura. Mai che ci sia riuscito. Pioveva che saltavano i tombini!

Stessa cosa al liceo. Con Luigi, Donatella e Valentina si è provato invano di vedere quei film della fine degli anni Novanta alleggerivano la settimana fatta dei compiti segnati a matita sulla smemoranda per non rovinare l’agenda. Solo una volta non si scatenò il diluvio: per Evita. Perché nella vita ci vuole culo! Avevo fatto pure la danza sciamanica della pioggia ma niente, un sole di quelli pieni e insistenti per ‘Don’t cry for me, Argentina’. La siccità cinematografica diventava normale anche quando mia sorella mi trascinava a vedere Bridget Jones e gli altri film da piccoli e insormontabili problemi di cuore.

Una volta, stanco di essere bidonato dalle avversità atmosferiche presi una decisione che non aveva precedenti. Avevo 12 anni e volevo vedere Beethoven 2 perché la videocassetta del primo l’avevo incisa a forza di vederla e rivederla. Non trovai nessun impavido pronto a farsi quel mezzo chilometro d’acqua e fango e, mirabile a dirsi, ci andai solo. Sfidando, di fatto, il monito del film in solitaria. Di film al cinema ne avrò visto a centinaia, ma quello me lo ricordo ancora, panneggiato del senso nuovo dell’autonomia guadagnata sul campo. Non incontrai gli spacciatori di caramelle e figurine con la droga che preoccupavano tanto i genitori di allora, non subii approcci da maniaci in impermeabile. Anche se praticamente tutti l’avevano tirato fuori dall’armadio! Festeggiai con un bicchierone di pop corn e la coca cola ruttando soddisfatto nel buio della sala. Dopo quella volta ottenni pure le chiavi di casa. Ero diventato un po’ più grande proprio grazie alla pioggia.

Colonna sonora

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