Bagheria: un covo di pittori, poeti, registi e…

Guardateli bene, messi in fila lì in bella mostra sulla prima pagina di ogni foglio di giornale. Sono loro, i grandi capi. Un tripudio di doppi menti e colesterolo. Facce buone per mangiarsi di nascosto una iris fritta e non i nostri sogni e le nostre speranze. Bagheria ma che minchia stai combinando? Conquistati pure dai canadesi? Da quei succhiasciroppo d’acero che qui hanno gioco facile. Manco uno sceneggiatore della più scalcagnata fiction italiana arriverebbe a tanto! 

E ora aspettiamo che ‘sti grandi capi facciano la stessa fine di una vecchia gloria di Hollywood. Sul viale del tramonto a nutrire piccioni invece di tirar su picciotti a frustate sulle gambe. La Sicilia, i siciliani si sono sentiti abbandonati. Da sempre, dallo Stato, dai vari politici che hanno fatto incetta di voti e ci hanno lasciato soli. Sempre di più. Compriamo l’acqua per cucinare pure un tegamino di pasta. Ci mancano i servizi minimi e il lavoro è un’utopia. E ora la precarietà a cui hanno consegnato il nostro futuro farà il resto. Il “posto” è il nostro sogno proibito. Andremo avanti, per inerzia. E la cultura? Che farà la cultura? Bufalino diceva che invece di mandare l’esercito in Sicilia sarebbe stato più proficuo un plotone di maestri elementari. Aveva ragione, come sempre. L’ha ricordato anche Nando Dalla Chiesa presentando il suo ultimo libro, L’impresa mafiosa. Citando anche Obama: l’America non è la potenza suprema per il suo esercito, lo è perché ha le università più prestigiose del globo.

E qui ci balocchiamo il cervello con un silenzio complice. Abbiamo dimenticato. Abbiamo dovuto dimenticare. Perché devi consegnarti all’oblio se vuoi sopravvivere. Quando l’elicottero vola più basso, alziamo semplicemente la tv. Quando rubano una macchina per sfondare una vetrina ci limitiamo a tirare dritto, senza immischiarci in discorsi che non ci appartengono. Perché non si può far saltare un’intera autostrada per cancellare chi voleva fare davvero qualcosa. Solo perché Falcone l’amava irrimediabilmente questa terra. Hanno fatto esplodere un pezzo di autostrada, il Giudice tornava in volo da Roma, mette piede a terra, decide di guidare e si vede la strada sparire, l’asfalto polverizzato. Una catastrofe che presto hanno avvolto nelle lenzuola. Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe, l’abbiamo gridato. L’abbiamo scritto sulle lenzuola. Le lenzuola. Sempre le lenzuola. Che prima stendevamo per far vedere che la nostra sposa era arrivata illibata. Sangue di verginità perdute, speranze perdute. Sempre sulle lenzuola. Che sbiancate dal sole assomigliano a vecchi sudari. E lì, dove il Giudice perse la sua battaglia, hanno messo un doppio obelisco. Una minchia di pietra che si incula il cielo. Intendiamoci, Che la cultura possa fare qualcosa ne sono certo, ma si tratta di vedere che tipo di cultura, di certo non quella anti-mafiosa che striscia subdola come Cuffaro che diceva: “La mafia fa schifo” su cartelloni tre metri per sei riempiendo le redazioni dei giornali di cannoli.

“Voglio fare un discorso corretto e sereno sui siciliani, premettendo naturalmente che io sono perfettamente siciliano. Un discorso sulla stupidità dei siciliani. Noi affermiamo spesso di essere straordinariamente intelligenti, quanto meno di avere più fantasia e piacere di vivere, rispetto a qualsiasi altro popolo della terra. Non è vero! La storia è là a dimostrarlo. Da migliaia di anni siamo semplicemente terra di conquista, gli altri arrivano, saccheggiano, stuprano, costruiscono qualche monumento, ci insegnano qualcosa, e se ne vanno. Noi ci appropriamo di una parte di quella civiltà, a volte diventiamo anche i custodi del tempio, in attesa che arrivi un’altra ondata saccheggiatrice. Siamo quasi sempre colonia per incapacità di essere veramente popolo. Presi i siciliani ad uno ad uno, può anche accadere che taluno riesca ad esprimere (nella poesia, nel delitto, nella finanza, nell’arte) attimi di ineguagliabile talento. Sono quelli che ci fottono, che ci danno l’impressione, spesso la certezza, di essere i migliori. Nella realtà, presi tutti insieme, siamo quasi sempre un popolo imbecille”. Questo Pippo Fava lo scriveva nel 1983, e siamo ancora qui, a gridare davanti alle telecamere “Bastardo, bastardo!” all’ennesimo arresto per poi accettare in complice silenzio una vita che nasce già segnata. Ti striscia addosso, nel mercimonio elettorale che continua anche fuori dal seggio, nel do ut des, nel rispetto solo per i vincitori. Ci riempiamo la bocca con l’isola che diventa metafora del mondo, metafora che ingloba e fa seccare ogni discorso critico serio.

Nel 1992 le cose, anche se per poco, cambiarono, quelli che per secoli erano stati semplicemente gli “sbirri” divennero “’a polizia”, poi però la pace del papavero calò di nuovo e i ragazzi che andavano in motorino senza casco rifecero il vecchio gesto dell’indice e del medio verso il naso, gridando unanimi: “gli sbirri!”. La mafia non è quella che spara, è un evento che t’accompagna giorno dopo giorno, in ogni frangente.

È la banconota da inserire nel certificato per accelerare i tempi burocratici (una storia bellissima della Disney rendeva pienamente lo spirito: Paperino Portaborse di Giorgio Pezzin e Guido Scala,Topolino 1690), è l’acqua che non arriva mai, sono i treni che sembrano davvero carri bestiame, è il poliziotto che lascia passare il delinquente che guida senza casco, senza assicurazione, senza targa e, senza nessuna dignità, il milite fa la multa al figlio di nessuno che ha solo una lampadina fulminata. Le targhe alla memoria non fanno ricordare nulla, i fiori che poggiano nei luoghi della guerra di mafia anno dopo anno li lasciano marcire al sole. Questo senso d’abbandono è ancestrale, ad esso dovrebbero rivolgersi i futuri governi. I giovani gridano sin quando possono che non si ridurranno mai come loro, quelli che li hanno preceduti. Gridano, poi l’urlo si smorza e quando qualcuno gli ventila la possibilità di un seppure precario impiego dimenticano gli ideali, arrotolano le bandiere e tracciano il segno tra le utopie del passato e la Necessità, la vera dea della Sicilia che ci spinge ai più ignobili compromessi. Ma sino a quando? Sino a quanto possiamo scavare per capire che non è vita questa che passa tra scioperi dei netturbini, sacchetti appesi a ganci che pendolano come impiccati al sole. Siamo già morti?

(già pubblicato sul numero di giugno della Voce di Bagheria)

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4 thoughts on “Bagheria: un covo di pittori, poeti, registi e…

  1. Bagheria è anche un covo di persone infaticabili, pacifiche e oneste che si fanno in quattro ogni giorno per crescere i propri figli. Gente che rinuncia alle proprie passioni, alla propria libertà e al proprio egoismo per portare in alto i valori della famiglia. Ma forse è troppo “banale” ricordarlo!!!. Il malaffare esiste in ugual misura nell’ignoranza popolare così come nelle menti più raffinate dell’imprenditoria e del management di ogni sorta. Bella la prosa comunque!! saluti

  2. ………..più di 40 anni or sono ho deciso di andar via dalla mia terra con il magone dentro, perchè volevo sapere chi ero e che cosa ero nella vita da adulto, che si era aperta davanti a me………era il periodo di transizione tra la cosi chiamata vecchia mafia, e la mafia nuova che proveniva da Corleone, più stragista della precedente ……….ma non cambiava nulla sulla filosofia del comando della sopraffazione, del controllo del territorio, degli affari criminali e illegali, della corruzione, del potere e del coinvolgimento totale della politica, con qualche martire e con altri martiri che credevano in altri valori e nella difesa delle leggi dello stato al quale avevano giurato fedeltà………..la nuova mafia era solo più radicale nella violenza, per violenza e con la violenza……..i politici della DC e non solo si erano presto adeguati felicemente………..la cultura non subiva cambiamenti e il popolo continuava nell’oblio e nella rassegnazione che indicava in questo modo di vivere la stella polare della vita per se stessi e per i figli………. l’interessante era cercare il proprio “santo in paradiso” pochi lo trovavano e lo trovano, i tanti muoiono continuando a cercare e vivono con la morte dei propri sogni dentro, ………. non è cambiato nulla in queste decine d’ anni, proprio nulla, perchè i politici non vogliono cambiare spartito…….locali e nazionali, questi ultimi affascinanti da questo potere indistruttibile, ne hanno fatto anche appoggio concreto alle loro filosofie di potere economico, sociale e militare…….e cosi il tumore che era lontano per loro, adesso si è ramificato dei territori che lo guardavano stupidamente come un fenomeno locale……..i soliti imbecilli ……… quel potere maledetto e .indistruttibile, perchè nessun politico vuole distruggere se stesso e la propria posizione, perchè i martiri sono pochi e servono solo per essere ricordati ma non copiati, in questo eterno teatro delle inutili ricorrenze, fermo restando che non si deve fare nulla…….o si deve fare tutto per lasciare le cose come stanno di Gattopardiana memoria……….oggi dico a miei figli e lo direi a me stesso, che se avessi la loro età andrei ancora via, in altri paesi………. andate via subito….. il paese che vorremmo non è questo che non vi merita……. la imbecillità culturale che rassegna alla connivenza con molti delinquenti, senza o con colletto bianco, non ci potrà mai portare la normalità che esiste in altri luoghi del pianeta……ma che noi non conosciamo, condannati alla cecità e al “subire”….. ……..siamo circondati da connazionali che non comprendiamo e che non ci appartengono, intrisi di valori sbagliati e di errati calcoli sul futuro che non guarda nemmeno alle future generazioni……….cosi purtroppo, e sempre con il magone dentro, vi suggerisco di andare via………può sembrare da vigliacchi ma non lo è……..serve per capire che ci può essere un altro modo di vivere, ….serve per testimoniare che si deve fare una rivoluzione prima di tutto culturale……… andate via quindi, non dimenticando le proprie radici e aiutando anche se da lontano, a far ragionare un popolo di assoluti imbecilli, che sceglie sempre e solo delinquenti da cui farsi governare………………..che tristezza………che peccato………..che miscela devastante, data da stupidità e collusione contro il bene dei più…………..che poi logicamente risulta anche contro il bene di se stessi, cioè di coloro che hanno consentito la distruzione totale di un paese invidiato dal mondo intero….

    • E’ giusto partire, conoscere altri mondi, confrontarsi. Ma è anche giusto tornare, se davvero si ama questa terra, per portare aria nuova. Idee fresche, anacronistiche e folli. Il malessere di cui si scrive, il quotidiano piagnisteo di amici che incontriamo per strada toglie ossigeno ad una società già in affanno. Dire ai giovani di andare via è come consegnare loro l’arresa. Si ricorderanno di noi come loosers. Incitiamoli a partire, poi esortiamoli a tornare. Questa terra appartiene a loro!!!

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