Mi chiamo Grillo, Forrest Grillo!

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Qualunque cosa ne diranno e penseranno i posteri, Grillo, il ‘megafono’ della forza politica del Movimento 5 Stelle è stato (anche) per la Sicilia un nuovo Forrest Gump. Ricordate il bel film con Tom Hanks? Quello che correva come il vento e scartava i cioccolatini sulla panchina alla fermata del bus. Una delle più belle scene è proprio quella in cui inizia a correre con le Nike ai piedi. Corre, corre, corre.

Forrest Gump – Avevo voglia di correre di Diesel_team

Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’ Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare… insomma, la facevo!.

Nella sua corsa Forrest incontra perfino l’inventore dello smile, il sorriso giallo che furoreggiava sino agli anni Novanta. Ecco, Grillo ha messo il pepe in culo a molti giovani che la politica aveva usato invano. Una vera rivoluzione che al di là di come si tradurrà nella vita concreta, ha lucidato le speranze di un’intera generazione. Faccio mie le parole dello scrittore Mario Desiati, pugliese sino al midollo che scrive sulle pagine di Repubblica Bari vivendo, scrivendo e lavorando nella Capitale: “Si può parlare della propria terra vivendoci fuori?”.

Molti accusano noi para e post trentenni di aver lasciato la trincea delle nostre regioni e limitarci a osservare con distacco. Un’accusa che rimando al mittente come facevo dalle colonne del mai dimenticato 90011.it, non solo perché a Bagheria ho ancora mia madre e la mia cagnolona ma perché cosa significa davvero essere baarioto e siciliano lo capisco sempre un po’ di più da quando non vivo più nella città del sempre più canuto sindaco Lo Meo. “Come definire chi lavora a Roma, ma risiede in Puglia, paga le tasse in Puglia, vota in Puglia, si cura in Puglia, ama in Puglia, investe in Puglia, ma ci vive lontano? Ebbene questo aspetto dell’emigrazione che mi riguarda e riguarda molti miei conterranei, è uno dei temi centrali di questi anni. Sono passati due lustri da quando è stato rilevato il ritorno massiccio dell’emigrazione; un’emigrazione diversa, in cui non c’è un vero sradicamento” continua Desiati. Sostituite Puglia con Sicilia e Roma con Milano. Io vivo a metà. Non ho perso le mie radici, anzi, le sento sempre più forti.

Son sceso nell’Isola l’ultima volta a Natale e ho rivisto i vecchi amici, quelli storici, quelli che quando ci sentiamo sempre più sporadicamente ci sembra di non esserci mai persi di vista. Alcuni di quelli sono disoccupati a tempo indeterminato. Li avevo lasciati nelle spire delle false promesse di un politico – di qualsiasi partito, poco importa – li ho ritrovati di nuovo in prima linea a lottare per quello che giustamente gli spetta. Anche Ernesto Galli della Loggia l’ha scritto sulla prima pagina del Corriere della Sera, promuovendo a pieni voti il Movimento 5 Stelle. A cui va tutta la mia stima e simpatia. Indipendentemente dal mio credo politico, Beppe Grillo è riuscito a mandare vecchie mummie a casa. E la Sicilia ha giocato un ruolo strategico. Il boom è iniziato proprio lì all’ombra dei limoni della Conca d’Oro. Posso ancora essere contento se la Sicilia ha contribuito al cambiamento? O il fatto che sia residente nella regione che ha scelto Maroni come suo presidente mi impedisce di festeggiare insieme ad Alessandro, a Nino, a Marina, a Giorgio e a Samantha?

Ero sul bus l’altra mattina, ho ceduto il posto a un pugliese di Canosa, classe 1937. Abbiamo scambiato due chiacchiere, il tempo di tre fermate. È da 50 anni a Milano e ha votato per il Movimento. Non per lui ma per i suoi figli e i suoi nipoti. E lì, potete credermi o no, io che raramente sto zitto, non avevo niente da ribattere. L’ho salutato con un sorriso vero e sincero. Lo stesso per cui ringrazio tutti i portavoce del Movimento.

già pubblicato sul primo numero de La Voce di Bagheria Magazine

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