Diario milanese: l’imperialismo dilagante in uno scantinato

Ma com’è che cercando lavoro siamo finiti in uno scantinato sotto la faccia tetraedrica di Lenin a sentir il barbuto delirio d’un comunista che in nemmeno due minuti ha ridisegnato il planisfero mettendo le bandierine dell’imperialismo perfino sulle lande di ghiaccio dell’Alaska? Berlusconi vede comunisti dappertutto e i comunisti vedono imperialisti in ogni angolo, aspettando ancora il sole dell’avvenire e la rivoluzione che verrà. La penultima puntata del diario milanese era malinconica, fatta di false ripartenze, cronachistica, senza guizzi. Per ricalibrare Nino s’è messo di buona lena per rimpinzar questa nuova vita.
Ci vuol talento per trovar una cinese comunista che fa proseliti davanti alla Cattolica. Dovevamo presagire già l’armageddon ma Nino, tra un libro di Moni Ovadia e l’altro, ha sempre subito il fascino dell’Oriente, per ricalcare le orme del suo mentore, il buon Woody Allen. E così mentre ero intento a guardare l’offerta formativa nell’atrio della Cattolica mi giro e vedo che la spietata cinesina ha agganciato il mio amico.

Sarà lo sbilanciamento della differente latitudine ma da quand’è qui Nino abborda meglio d’un corsaro: facciamo jogging e assicuta femmine, camminiamo e lo trovo perduto in mezzo a promesse di lunghe notti di piacere propinate dalla promoter di Mondolibri. E così io e l’amico pugliese per mero interesse scientifico l’abbiamo accompagnato. Un paio di fermate ed eravamo in un film di Dario Argento. Zona ticinese, dei sottopassaggi deserti, una cartina tagliata in quattro pezzi. Mancava solo un barbone con l’uncino, la benda all’occhio e un sacco misterioso e il quadro era completo. Mentre già pensavo ai miei organi rivenduti su E-bay da qualche losco trafficante ecuadoregno, la cinesina ritelefona e ci viene a prendere. Per narrar quel che viene dopo ci vuole coraggio e ferma volontà. La cinesina si scoprirà poi esser l’amante del delirante barbuto che ci accoglie nella sua Punto proletaria a carte scoperte: anche lui ha iniziato la militanza agganciato da una bella simpatizzante, andò per ciulare e restò ciulato, folgorato dalla falce e con gli zebedei riforgiati dal martello. Sarà l’unica cosa dotata di senso che la sua bocca veteromarxista dirà, poi sarà tutt’un delirio di luoghi comuni, marce imperialistiche, di mondi che verranno dopo la gloriosa rivoluzione.

Ci portano in uno scantinato, un circolo operaio che già pare una barzelletta per noi inoccupati che manco la tuta blu vedremo mai. S’accende una sigaretta che ottiene con un repentino esproprio proletario dalla sua folta platea: sei giovinetti plagiati che han lasciato la playstation per appuntare ordinatamente del mondo che verrà. Ma quand’è che abbiamo viaggiato sino a 88 miglia all’ora e ci siam ritrovati nel 1970? Il Pugliese appena sente parlar di gemelli omozigoti cresciuti uno in un villaggio e uno in un loft per esplicar che la proprietà privata è una sporca invenzione del capitalismo, incomincia ad arrotar il bracciolo della seggiola da vecchio cineclub per obnubilarsi da quell’incubo. Io assisto, maledicendo telepaticamente Nino e tutto il miliardo di cinesi che son diventati imperialisti senza dirci nulla. La notte si conclude dopo due ore di quel frappè di leninismo. Aspettiamo in silenzio la 90, il bus notturno. Muti, accanto a due trans alti due metri.

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3 thoughts on “Diario milanese: l’imperialismo dilagante in uno scantinato

  1. Pingback: Diario milanese: come si sopravvive in cucina | Pupi di Zuccaro

  2. Navigando fra le onde del web mi sono piacevolmente incagliato in questo bel blog.

    Scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

    Ti invito a visitare il mio blog ed eventualmente collaborare.

    Se un giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com

    buona vita e a presto spero

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