Cerchiobottismi

Non più parole, un gesto: dominerò le citazioni prima di perderne il controllo.
Ormai scrivo sempre più spesso per sfidare i lettori a snidar tutti i referenti e i riferimenti incrociati, beandomi che ancora nessuno li abbia scovati tutti.
Per troppo tempo la vita l’ho subita. L’unica scelta fatta con piena consapevolezza fu mandare all’aria la certezza del dottorato all’università, ancora prima della lode mancata e tutto il resto. E sono circondato da coppie che scoppiano, giunte sul primo gradino del sagrato per tentare di dare un senso al loro stare assieme solo con la benedizione d’un prete. Ho amato molto il libro di Irene Chias, sin dal titolo “Sono ateo e ti amo”. Dovrei ricopiarvi qui la quarta di copertina ma violerei con malcelato tempismo la promessa con cui ho iniziato questo post.

Le coppie scoppiano. Questo è un dato. Scoppiano e scappano, dopo anni di fidanzamento in casa o convivenze sbilenche. Appena si tratta di far sul serio uno dei due s’allontana e lascia che un legame che credeva vitale si sfilacci come il gonnellino di Arianna nel labirinto di Creta. Ma non c’è un Teseo a ritrovar la strada e troppo spesso l’epilogo è l’inevitabile comparsa del minotauro con corna non troppo simboliche.

Gli unici a tradirci siamo noi stessi, che non crediamo più in noi e diamo la colpa di tutto alla crisi, alla precarietà, all’ecomafia, alla pelate di Berlusconi, Bersani e Di Pietro, a Garibaldi, ai piccioni di piazza Duomo, ai calzini che spariscono, alla birra, agli autori dei Simpson che non riescono più a darci stimoli… Insomma, a tutti tranne che a noi.
– Sei cambiata
– Invece tu non cambi mai, non cresci, non ti evolvi…
– Non sai decidere
– Prendi troppe decisioni senza coinvolgermi
– Non sono un pacco da spostare a tuo piacimento
– Perché non mi porti mai con te?

Insomma una quotidiana riscrittura del capolavoro di Elio e le storie tese: “Cara ti amo”.

Nel lavoro? Peggio che andare con una sciarpa del Milan alla festa della tripletta interista. Vogliamo affermarci, saremmo pronti – sulla carta, ben inteso – a spenderci nei lavori più umili. A fare il self-made man ma poi quando ci mettono a far fotocopie ripensiamo con aria trasognata alla laurea incorniciata nel salotto buono della casa natia. Però poi ci pieghiamo, gli ultimi rantoli nella vita professionale e sentimentale e poi ci svenderemo in entrambi gli ambiti.
Facendo scegliere sempre agli altri.

Perché se per capir qualcosa ci abbiamo messo 7 anni, non è una scelta ben meditata. Semplicemente non è una scelta. E’ un rantolo d’una lenta agonia.
Determinazione, petto in fuori da far squarciare dai colpi della vita.

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