Mettendo assieme parole

Leggevo l’introduzione all’ultima raccolta di racconti di Stephen King, unico sfizio che mi concedo tra quei libri d’alto rango, schierati, impegnati che troppo spesso sono semplici e sterili introduzioni. Dalla prima all’ultima pagina non si trovano altro che premesse che a nulla conducono, dopo aver sciorinato azzardi sintattici e sfilze di coordinate.

King, almeno quello dei tempi d’oro, ha il pregio di narrare schiettamente storie, senza fronzoli e senza orpelli. E ha sulla coscienza più d’un macchiafogli che ha iniziato a scribacchiare per emularlo, coscientemente o del tutto ignaro.

La storia del professore precario di letteratura inglese che sfama i suoi marmocchi coi turni di notte alla lavanderia d’un motel e piazza fortunosamente racconti per riviste che si leggono con una mano sola… Tutto così dannatamente self-made man da risultare talmente costruito ad hoc che potrebbe pure essere vero. Come la scena con cui apre il nuovo libro: sua moglie Tabitha che gli sforbicia via la carta di credito, gesto che molti di noi dovrebbe trovare il coraggio di fare per non vedere al prossimo calendario spuntar toppe variopinte sulle proprie chiappe.

La chiusa è da manuale:

E ora lasciate che mi tolga di mezzo. Ma prima di lasciarci, voglio ringraziarvi per esserci. Scriverei ancora se mi abbandonaste? La risposta è sì. Perché mi sento felice quando le parole si assommano e l’immagine si forma e le persone inventate fanno cose che mi deliziano. Però con te è meglio, Fedele Lettore.
Sempre meglio con te.

Pure a me piace mettere assieme parole. E quando non lo faccio significa che la vita m’ha azzannato sino all’osso, strattonando ha dilaniato cuore, dita e tastiera. Che davvero resta da sperare che il prossimo morso arrivi sulla ferita  quando non s’è ancora rimarginata, che magari i denti si piazzano negli stessi buchi, facendo così meno male.

Godo ancor di più nel trovare la forza di ripartire, di sperimentare tutto il potenziale d’un nuovo inizio: com’è stato coi Pupi di Zuccaro, eredi ma non troppo di quanto di buono era rimasto di BombaSicilia. Oggi pomeriggio stavo rifinendo il primo numero. Pagina dopo pagina i pezzi s’armonizzavano talmente bene che sembrava impossibile che non ci fosse un tema comune ad averli generati e nemmeno due anni a separarci da quell’aprile del 2007. Quando eravamo riusciti miracolosamente a coordinare l’ultimo numero, mentre ero a dodicimila chilometri di distanza, nel mio ufficio a Montevideo.

Questo nuovo inizio è per mio padre. Rassettando le sue ordinatissime carte, ho trovato gli appunti che aveva preso alla vigilia dell’ultima operazione, quell’ablazione transcatetere e la seconda cardioversione, rivelatesi poi perfettamente inutili. Nella sua cartelletta c’erano ritagli di ricette, parole crociate mai finite, l’ultimo biglietto che gli ho fatto per la scorsa festa del papà e la stampa dell’articolo di Balarm in cui presentavo il progetto Pupi di Zuccaro.

Devo continuare a scrivere, anche per il mio indimenticabile fan numero 1.

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2 thoughts on “Mettendo assieme parole

  1. …è nei momenti più difficili che esce il carattere…e tu hai dimostrato di essere, come sempre, un grande uomo…
    Coraggio, Tonino, che di fan ne hai tantissimi!!!
    Un abbraccio sincero

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