«Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi».

A 24 anni sono andato dall’altra parte della Terra per scrivere, l’ho fatto imbrigliando i miei sogni prendendoli per le corna. Sono tornato tre mesi dopo e ho ritrovato mio padre reduce da quella che sembrava una semplice ma perniciosa polmonite.

Ho ricominciato a macinare le ultime materie, tutte le storie aggiunte alla fine di un calvario accademico per aver le carte in regola per l’abilitazione all’insegnamento. Sostengo tutti e cinque esami in quattro mesi, arginando un incombente depressione. Alla fine cedo. Il giorno della discussione di laurea quel relatore che credevo amico e maestro decide bene di lavarsi le mani, come aveva fatto il suo illustre collega con la mia migliore amica sei mesi prima.

Capita anche questo: prima ti spingono a coltivar autostima e libertà di giudizio, quella stessa che loro per arrivar dove sono hanno sacrificato. E poi ti sferrano la pugnalata dove fa più male, su quel pezzo di carne in cui l’hai lasciati aggrappare.
Lui che si vantava d’aver messo sul tergicristalli multe-poesie nelle auto in sosta, o sempre pronto a guidar una ruspa per tirar giù quella facoltà orrida e rosa salmone che gli enfia il conto in banca.
Parentesi chiusa. Resto solo, con le spalle al muro. E ad agosto mentre ripassavo sistematicamente tutta la storia e la filosofia, scopro che la scuola per la specializzazione all’insegnamento non sarebbe partita per non creare altro precariato.

Chi non ha provato mai la vera depressione può pure smettere di leggere che non capirà mai che cosa significa trovarsi terrorizzato dalla mitragliata di possibilità che la vita t’offre. Tutte decisioni che devi prendere senza tentennare, solo che aver già scelto con leggerezza una volta t’ha portato a ritornare sui tuoi passi, con una mano davanti e una sul didietro.

E si ricomincia. Anche il corpo cede, abbandonate le sigarette rispuntano sette chili nel girovita e perfino una perniciosa infezione agli occhi d’origine autoimmune che può condurre al danneggiamento irreversibile della cornea.

Ora che con estrema fatica, aiutato dalle persone che amo riamato, tutto sembrava in lieve ripresa anche la diagnosi, la condanna che arriva dopo l’obliterazione di quel che restava d’ogni passata speranza: mieloma multiplo. Tumore al sangue.

E saettano tutti i ricordi, tutte le parole non dette, che uno pensa sempre che ci sarà tempo per recuperare. E ora sono già venti giorni di spola tra casa e ospedale, per quel bacio prima di andarsene che rende tutto sopportabile.

Tutto per il mio eroe dei giorni dell’incanto, capace di farmi volare, come quella volta che andò sino al primo autogrill per trovare il Topolino con un pezzo del Topowalkie. O quando mi rubarono la spilletta d’Italia 90 dalla giacca e subito me la ricomprò. Son due anni che va avanti questa vita, m’hanno detto che si diventa uomini così. Quando si capisce che l’unico vero maestro è questo grande amore che si rafforza e si addensa in questo abbagliante dolore.

E anche ora, con la flebite e l’astenia a divorargli la poca carne rimasta, si preoccupa di me che fronteggio l’invasione delle api nella casa vecchia in cui lui e mia madre dovevano costruirsi il loro buen ritiro di pensionati. Ieri è finalmente venuto l’apicoltore e mentre gli davo assistenza un’ape m’ha morso sulla tempia, sopra l’asta degli occhiali. Son finito al pronto soccorso a farmi iniettare cortisone e antistaminici. E mio padre, alla vigilia della biopsia osteo-midollare chiedeva i vestiti per lasciare il letto e venire a vedere come stavo…

Scrivere adesso malgrado tutto, a denti stretti, come consigliava Dino Buzzati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...