I 420 fantasmi della 155

Saro babbo fatto e consato ma di sta cosa non ne sapevo nulla. E questo mi rende giulivo, la fame di lavoro non mi ha ancora impedito di prendere a coltellate la mia dignità.

Tutto sembra aver avuto inizio con un retaggio degli anni 70, che il vintage, si sa, è di moda. In quegli anni dicono che si facevano infornate di quelli che poi sarebbero stati battezzati precari. La fanteria di quella guerra di posizione, logorante e guerreggiata quotidianamente per ancorarsi saldamente al tanto agognato posto. Le cose si fan ben peggiori adesso che la fame di lavoro ha raggiunto cifre ragguardevoli, non risparmia nessuno: dai pentalaureati ai plurimasterizzati, ai diretti discendenti di grappoli di premi Nobel.

E c’è forse qualcuno che su questo ha trovato il modo di far facili soldi, offrendo stagisti a costo zero a un’amministrazione a corto di personale che già non può pagare i suoi. Un sogno, un miraggio, la pratica di stage in cui spellare inoccupati e disoccupati sventolandogli promesse di travagghi che nessuno può rispettare.

E da 100 siamo arrivati a 420, un treno di gente su cui qualcuno ha giocato, ché di questo si tratta.

Se era davvero volontariato, picciuli non si dovevano miraggiare né tantomeno promesse di futuri lavori. Pare pure che la corsa al fantomatico “lavoro sociale” sia diventato il traguardo d’un’intera vita, con famiglie che si sfaldano: mogli che schifiano i mariti incapaci di trovare alla prole l’aggancio per diventare uno dei 420 discussi e invidiati.

Che paiono fantasmi, spiddi d’inconsistenza leggendaria, come l’uomo d’oro che attizzava Paperone. Le scuole non li vogliono, gli asili nido non li vogliono, gli uffici comunali li digeriscono a fatica, in quella guerra tra pezzenti che caratterizza i vari gradi di assistenza lavorativa: dagli Lsu,ai part-time, agli Asu (“Io sono disoccupato che ancora tu dovevi nascere!”)…

E cala la notte su Bagheria e su una storia che merita un sorriso amaro, per chi ci ha creduto e per quelli che hanno messo su sto palazzo di minchiate.

Tra le pagine di 1984 di Orwell c’è un numero che ritorna: il 121, la stanza in cui si addensano tutte le nostre paure. Adesso anche Bagheria ha un suo numero del terrore: 155/2008, la delibera che ha dato inizio a questo circo tragico.

Speriamo soltanto che qualcuno alla fine di ‘sta storiaccia avvisi quei 420, che me l’immagino alla fine del mondo, abbarbicati al posticino affidatogli, sentinelle di un mondo che fu, come i giapponesi che ancora nella foresta aspettano la fine della guerra.

Qui il commento di Maurizio Padovano, gran bella penna di Bagheria.

La 155 in tre parti, da BagheriaNews: 1, 2, 3

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One thought on “I 420 fantasmi della 155

  1. anke io ingaggiata in questa pagliacciata. Ma sapevo fin dall’inizio ke era una presa in giro, da parte di questa gente delinquente e con precedenti. Promesse non mantenute e richiesta di una quota (ke io non ho dato ma la maggior parte si), a cosa sono serviti tutti quei soldi? IN TASCA LORO!! Una sola parola può definire tutto ciò: SCHIFO E VERGOGNA

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