Ritorna Verdone, quello di sempre

carlo verdone (foto di Antonino Renda)Grande, grandissimo Verdone. Martedì mentre il mondo guardava la partita della Uefa Champions League, Carlo Verdone – romanista doc, presiedeva all’anteprima nazionale del suo nuovo film, insieme alle protagoniste femminili Geppi Cucciari e Claudia Gerini. Il film “Grande grosso e… Verdone” (prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuito da Filmauro che uscirà nelle sale italiane il 7 Marzo) nasce – per dichiarazione dello stesso regista-protagonista, su commissione e dietro la pressante richiesta dei fan. Solo in apparenza ricalca lo stile e i temi dei primi film. Quelle stesse pellicole che, da sempre, citiamo a memoria anno dopo anno. Non prendiamo mai impegni ogni volta che Rai3 ritrasmette i mitici “Un sacco bello” e soprattutto l’amarissimo “Compagni di Scuola”.

Verdone ha il raro dono della sintesi: in due pennellate crea un personaggio che non può essere accantonato nella facile definizione di macchietta. Ma la malinconia di questa nostra generazione è la vera protagonista come ha risposto lo stesso Verdone alla nostra domanda. Ha risposto come solo lui poteva fare: «Siamo all’ultimo giro. Bisogna stare attenti perché la pazienza ha un limite e soprattutto i giovani ne pagano le conseguenze. Sempre più spesso sento ragazzi che preferiscono andare a fare esperienze di lavoro fuori dall’Italia e ora con queste altre elezioni mi sembra di andare ad assistere nuovamente allo stesso film dove non cambia il finale: è un problema che riguarda tutti i politici. Nessuno si deve permettere di sottovalutarlo. C’è tanto bisogno di dialoghi costruttivi e di politiche serie. Speriamo che sia la volta buona».

Ecco, questa è la migliore definizione di questa nostra “generazione del calcagno”. Anticipiamo – senza troppi spoiler – ma indicando una delle possibili bibliografie del lungometraggio. Il film è la somma di tre mediometraggi, tre storie indipendenti e zeppe di citazioni come e più di una puntata dei Simpson. Ricopiamo dalle note di produzione la trama: «Non esiste comune denominatore se non il tema de “il candore contrapposto alla grande, immensa volgarità dei nostri tempi”. Questo tema lega le tre storie. La prima, quella della cattolica Famiglia Nuvolone, è una fiaba tragicomica di un nucleo famigliare alle prese con l’impossibilità di dare pace alla bara della mamma del capofamiglia, scomparsa il giorno di un grande raduno scout al quale i Nuvolone avrebbero dovuto partecipare con i loro due figli. La seconda vicenda riguarda il professor Callisto Cagnato, docente di Storia dell’Arte alla Sapienza e di suo figlio Severiano. Vedovo di ben tre mogli, questo personaggio è di una cattiveria e diabolicità uniche. Il tema della doppia personalità di un uomo in apparenza serio, pieno di etica, stimato e temuto per la sua severità, si contrappone ad una vita assolutamente amorale, dissoluta, cinica e prepotente. E infine la terza, mette in primo piano la famiglia Vecchiarutti, dei parvenus, emblema della cafoneria di oggi. Ricchi proprietari di un’infinita catena di negozi di cellulari, la coppia decide (per ritrovare un dialogo ed una passione svaniti negli anni) di andare in vacanza nel luogo meno adatto a loro: l’Hotel San Domenico di Taormina, di sobria eleganza ed antica tradizione. Questa vacanza, un errore in tutti i sensi, frantuma il loro stanco rapporto e i due andranno incontro ad una lite furibonda che li porterà a corteggiare, separatamente, di nascosto, due personaggi assolutamente improbabili per entrambi…»

Lo possiamo affermare senza temere smentite: “Grande Grosso e…Verdone” è davvero un capolavoro, ma come c’insegna la storia, avrà lo stesso destino di Compagni di scuola: dovrà decantare prima di essere davvero assaporato. C’è di tutto: Lo Straniero di Camus, la comicità grottesca alla Charles Addams, Edgar Allan Poe, Hitchcock, Mantegna, la critica al latino della Chiesa e alla tassonomia incomprensibile della medicina, la crisi della famiglia incarnata dalla divisione delle spoglie mortali della madre, Manzoni e il latinorum dell’Azzeccagarbugli, il mito di Elvis…

Una menzione d’onore alla grande Geppi, splendida, bella e sincera nel suo vestito da sera che ha sfidato il termometro che le diceva che con quei 38° doveva restare a letto. Che sia nata una nuova stella? La vera protagonista però è questa nostra generazione del calcagno e la sua inevitabile malinconia.

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One thought on “Ritorna Verdone, quello di sempre

  1. “in due pennellate crea un personaggio che non può essere accantonato nella facile definizione di macchietta”: è quel che penso anch’io dei personaggi di Verdone. Rappresentano la società, nelle sue molteplici sfaccettature, senza aver bisogno d’esser infarciti di carne da macchina da presa. Tragicomici riescono sempre a strapparti un sorriso, a farti sbellicare dalle risa; ma una volta che sei lì, dentro alla storia che ormai s’avvia all’epilogo, cominci a riflettere e finalmente comprendi che non hai assistito ad un mero prodotto per la risata facile. No, sei stato messo davanti a uno specchio e tu hai riso di te stesso, di quel che sei (diventato). E così sei fregato: adesso ti tocca un profondo esame di coscienza. C’è nei film di Verdone quella pietas che era nei migliori film di Vittorio De Sica come “Ladri di biciclette”, e c’è anche un minimalismo raffinato, molto carveriano.

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