Amore a 8 bit: cartucce, spiate e altre meravigliose idiozie (1)

marioSul finire degli anni 80 era tutto un proliferare di cartuccione di plastica grigia, solo quella di Zelda splendeva nel suo involucro dorato. Costavano un occhio della testa, da ottanta a centomila lire. Dovevi aspettare tredicesime e eventi eccezionali per riceverne una. Ma aspettavi perché sapevi bene che i giochi della nintendo erano straordinari.

Ne avevo una decina: ovviamente la trilogia dell’idraulico baffuto, Solstice, Kid Icarus, Solar Jetman e soprattutto Zelda (ricevuta per il decimo compleanno), l’amatissima prima epica avventura di Link e della Triforza.

Per la cronaca, ho finito Zelda a ventidue anni mentre studiavo Filosofia teoretica.

Solstice per me non è umano, labirinti su labirinti isometrici con passaggi dimensionali… Con quelle fottute mezze palle da far cadere sulla testa di nemici da usare per recuperare gli stivali magici in una complessa mossa che necessitava di tutta la concentrazione di cui un bimbo di nove anni disponeva.

Compresi che il mondo andava in altre direzioni quando in fumetteria mi vendettero a soli settemila lire la cartucciona dei Flinstones

nesOra grazie ad emulatori e rom di pubblico dominio ci sono tutti i giochi del Nes e del SuperNes sul web. E perfino quelli del Nintendo 64 col mitico Super Mario 64 (proprio quello a cui la sorella di Stella non mi fece mai giocare).

Naturalmente in questa estate di studio colmo di speranza – saremo pure giunti al calcagno ma sempre coriacei spargisperanza vogliamo essere – niente di meglio per distendere i nervi dei mitici giochi nes.

Tra parentesi, storia greca e storia romana si sono congedate con due sudatissime lodi, dopo aver memorizzato a sudor di sangue e di ascelle le minchiate compiute dai Diadochi e la lista degli Imperatori romani e degli usurpatori.

E così ho finalmente giocato alle "Avventure di Kirby", ho recuperato pure "A boy and his blob" che mi ci fece giocare Francesco Paolo alle medie, anche se appena un solo week end, perché prestare le cartuccione era sempre un atto di massima fiducia ma mica che si può strafare, sempre centomila lire costavano!

Non volevo smanettare a cercare trucchi e soluzioni, ero su you tube a ripassare lo spagnolo con le clip di halloween dei simpson e metto nella casella di ricerca proprio i nomi delle vecchie cartucce.

Scopro solo ora che va di moda la speedrun dei vecchi giochi e finalmente scopro come minchia finivano quei giochi che consideravo impossibili da finire. Emozionarsi a veder come finisce l’avventura di Pit in Kid Icarus o dove si trovano tutti i pezzi dello scettro di Soltisce, un viaggio della memoria, come la madeleine proustiana rivivere centinaia di domeniche mattine passate in pigiama dopo aver fatto compiti per tutta la settimana si giocava con il Nes, si soffiava sulla cartuccia e si accendeva con solennità il power.

Mai ceduto ad altre consolle, manco la playstation one.

Per me i videogiochi erano quei cartuccioni carissimi e desideratissimi. Traditi solo e saltuariamente per i punta & clicca sul pc come Amerzone, Grim Fandango, Dylan Dog Horror Luna Park.

Magari ti dimentichi la faccia della prima ragazzetta che ti fece battere il cuore ma difficilmente dimenticherai la prima volta che hai tenuto in mano il controller del Nes.

(continua?)

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