Un sogno realizzato

Picciotte care e picciotti cari,

da inguaribile macchiafogli non vi nascondo che il sabato – almeno quando ero in Italia, prima di arrivare qui nella bellissima Montevideo nello straordinario Uruguay – spendevo in edicola ben più del solito euro per il quotidiano.

Il sabato c’è la "fogliata dei libri" del Foglio, Tuttolibri con la Stampa e soprattutto Alias del Manifesto (oltre a Stilos che però è quindicinale). [non linko i giornali dato che nelle barre laterali ho aggiunto apposita sezione: EDICOLA, e poi avete visto quante utilità ho infilato nel blog: dalla preview dei link, a boxettini di servizio…]

Bene ora su Alias c’è finita anche BombaSicilia

Me ne accorgo solo ora – stare a 12000 km di distanza dall’Italia ha qualche piccolo svantaggio…

    L’acciottolato di Desiati: sedici esordi     

    di Graziella Pulce

    Alias – il manifesto – 17 febbraio 2007    

   

Pisa, Pesare, Lampedusa, Poggioreale, naturalmente Roma, e poi i Balcani, Douala, nel Camerun, ma anche Paperopoli. Dove finisce l’Italia di cui questi sedici narratori raccontano storie probabili e improbabili? Accompagnano queste storie i versi arrabbiati di Colle der Fomento ("Il Pugile", di Tommaso Giagni), gli sferragliamenti di un’autofficina ("Lo scasso di Poggioreale", di Piero Sorrentino), le luci sinistre di un night (il sorprendente "Una notte qualunque all’Oca Banana" di Barbara Di Gregorio). Con Voi siete qui. Sedici esordi narrativi Mario Desiati campiona la narrativa corrente su riviste cartacee e pubblicazioni on line (Babsi Jones Blog, BombaSicilia, BooksBrothers, Eleanore Rigby, Femandel, Linus, MusiCaos, Nazione indiana, Stilos, Lo Straniero, Superzeta.it, TerraNullius, ‘tina, Toilet, Vertigine).

Sedici "pezzi" che fanno scivolare sotto gli occhi dei lettori i tasselli di un’Italia senza nome dove i giovani si trovano addosso un peso inaspettato e sproporzionato alle loro forze. Manca per fortuna l’appiccicoso delle narrazioni egocentriche e c’è invece un’aria di sano decentramento tanto sul piano psicologico che su quello topografico. Si tratta di racconti orizzontali che restituiscono spessore alla dimensione della lunghezza e senso al guardarsi intorno con gli occhi aperti (è il caso de "I panni sporchi si sbiancano in Africa" di Giacomo Giubilini). Dietro questi racconti si profilano contatti, condivisioni, confronti e separazioni che hanno il valore di una testimonianza credibile.

A leggerli si prova la sensazione di camminare su un acciottolato, dove la curva delle pietre ricorda a ogni passo che l’individualità è stata compressa quanto basta a costruire un fondo stradale, ma mai soppressa. Il tratto dominante è una sorta di coralità consapevole: ciascuno di questi scrittori accetta la propria posizione e il proprio ruolo. C’è gioco di squadra e nessuno si lancia in virtuosismi sterili.

Ognuno svolge un motivo e lo fa con l’attenzione e la pazienza dell’artigiano che ti fa anche un capo d’opera ma lo mette là con gli altri e torna al banco di lavoro. Il fatto di comunicare in rete (molte di queste prose provengono da riviste on line) ha il suo peso in scritture che procedono secondo una sintassi e un ritmo più mobili rispetto alla lingua letteraria, ma senza appiattimenti sull’oralità. C’è un disegno linguistico che tiene e una assunzione di responsabilità che trapela in un’iniziativa del genere sulla quale è opportuno confrontarsi. I temi affrontati il più delle volte in maniera saggiamente obliqua non sono di poco conto: l’ossessione ipertecnologica, l’omosessualità femminile e maschile (resa sia come trasgressione che come liberazione e come angoscia di potere), il berlusconismo grottesco e transeunte, la morte del padre (come disintegrazione di un sistema) e il conseguente imperativo morale di crescere. In qualche modo questi racconti alludono al fatto che la realtà non è più solo labirinto ma ritorna a farsi segno, a dirigere l’interprete fuori dal sé, a portarlo altrove per guardare, capire e fare. E non è assolutamente poco.

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