Le anime strane raccontate in diretta

“Anime strane” è un libro fatto da più di cento storie raccolte in ventitrè anni di carriera dallo psichiatra Marco Ercolani e messe sulle pagina con l’aiuto della poetessa e traduttrice Lucetta Frisa. Il risultato è strabiliante: in bilico tra il paradosso e parentesi di poesia assoluta che sconfina spesso nella fantascienza con personaggi che popolano un mondo “un po’ ubriaco” o un universo che altro non è che “un buco pieno di bellezza”.
Le storie sono brevi e fulminanti, piccoli medaglioni che celano nello spazio di una pagina il senso della vita di “un’anima strana”. Piccole storie che sembrano altrettanti quadri e visioni che niente hanno da invidiare alla fantasia di Philiph Dick o George Lucas.
Questa strana parentela tra disagio psichico e fantasia sfrenata illumina il lettore, scalzandolo dalla facile etichettatura che riserviamo ai cosiddetti folli. Queste storie non ci lasciano indifferenti, dopo aver chiuso l’ultima pagina qualcosa ci lievita dentro. Ma sono vere storie? O i due curatori hanno forzato la mano rinunciando alla verità dei vari casi clinici?

L’autore nella quarta di copertina spiega l’essenza del suo lavoro, fugando ogni dubbio sulla veridicità delle storie, salvate dall’oblio, cercando la chiave per comprendere il rapporto tra arte e follia: “Sono cronache reali di «matti» che ho curato in prima persona o conosciuto indirettamente da documentazioni cliniche, fra il 1982 e il 2005, durante il mio lavoro psichiatrico nella struttura pubblica di una zona periferica di Genova. Lucetta Frisa ha lavorato alla stesura e revisione generale dei testi e aggiunto altre storie reali da lei osservate personalmente. Se questi racconti appariranno al lettore come «narrazioni fantastiche», sarà vero ciò che penso da sempre: che il «fantastico» scaturisce da una realtà così inafferrabile e complessa da sfuggire a qualsiasi regola voglia definirla. Anime strane espone vite di individui che non avrebbero mai narrato da soli la loro storia. […] Il mio pudore nel rendere pubbliche storie eccentriche e inclassificabili che ho raccontato talvolta solo a me stesso, è stato superato dal timore che, in assenza di un narratore, sarebbero sprofondate nell’oltraggio del silenzio. Questo libro è l’illusione che quel silenzio sia meno definitivo”.
Ne riportiamo una piccola antologia.

Il libro: Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Anime strane, Greco & Greco editori, Milano 2006

Cinque anime strane

ANIME STRANE
– Sai il mondo l’ho fatto io.
– Davvero? Non è venuto mica bene.
– Sì un po’ ubriaco.
(da un colloquio con C. Z.)

PINOCCHIO
Dice che il mondo è stato creato a partire da un pezzo di legno e lui sa esattamente dov’è, quel legno, dov’è la pietra focaia che ha dato origine alla scintilla. “Ma non lo dirò mai. Solo io posso decidere quando sarà giusto che il fuoco riprenda a bruciare, e questa volta non per costruire le case. Certo che no. Vi aspetta, signori, quando lo vorrò io, l’apocalisse”.
E con le mani traccia una T nell’aria, che ricorda in tutto e per tutto una forca.
“I patiboli sono figure geometriche, altari perfetti. Buoni per appiccare il fuoco. E diventare dei roghi”.
Lo psichiatra gli chiede se ha mai letto le avventure di Pinocchio.
“Chi è?” chiede con sospetto.

LA FIRMA DI DIO
– Dottore, posso aggiungere questo foglietto alla sua relazione?
– Va bene.
Dopo qualche ora, lo psichiatra legge il foglietto:
«Signori, i raggi non smettono di entrarmi dalla testa. Ma i capelli non bruciano più e posso scrivervi. Ho tre figli, ho bisogno della pensione, abbiate pietà. Mia moglie si sta consumando dal dolore. Non è facile vive¬re cosi. Da tanto tempo mi trascino il peso di un corpo che beve, mangia, cammina, e ha un nome e un cogno¬me. Mi ha rotto i coglioni. Non riesco più a pensare alle galassie stellari e ai sistemi matematici, e dimentico di essere l’Ente perfetto e invisibile. Solo quando guardo l’orizzonte al tramonto e un cane mi fissa con le sue pupille nere, ricordo, ma vagamente, che li ho creati.
Vi prego. Datemi la pensione. Ho tre figli maschi e mia moglie è ridotta a una larva.
Firmato: Dio».

TENTATIVI DI NUVOLA
Fa spesso i suoi «tentativi di nuvola», così li defini¬sce. Si affaccia alla finestra, sollevandosi sulle punte dei piedi, allunga il collo, chiude gli occhi, poi, dolcemente, comincia ad oscillare la testa. Finché si dondola con tutto il corpo. Sua madre gli urla di tornare a studiare. Il patrigno si isola nella sua stanza. Il fratello sghignazza. Ma lui, ostinato, continua i suoi «tentativi di nuvola». Agli psicologi che lo interrogano sulla sua infanzia, risponde ridendo: «lo? Mai avuta infanzia. L’avranno quei due uomini e quella donna che mi perseguitano. Io no. Io sono leggero. Molto leggero».

IL PERNO DELL’UNIVERSO
Nel terzo incisivo sinistro ha un perno piccolo ma solido: basta ruotarlo appena e il male trionfa sul bene, l’America è sconfitta dagli arabi, le nazioni cambiano confini e si entra in una nuova era politica e geologica. Il dentista lo assicura che non esiste nessun perno e lui gli sputa in faccia, lo ingiuria dicendogli che è un incompetente. “Io il perno ce l’ho, e lei è cieco. Non la vede dentro la mia bocca, l’origine del mondo?”. Ma gli ripetono che il perno non c’è. Lo ricoverano in psichiatria e di nuovo gli ripetono la stessa cosa. Ribatte che il perno non è più nella bocca, ma si è spostato dentro l’articolazione del femore. Oppure più giù, nella coscia, sul ginocchio , oppure in fondo all’ano. “Guardatemi bene, se volete vederlo”. Ma gli dicono che sono tutte sciocchezze.
Dopo qualche settimana sembra più tranquillo. Trova un lavoro come camionista. Per qualche mese non minaccia più di voler uccidere il padre. Fa due sogni: nel primo, assieme ad un amico va in una comunità terapeutica per disintossicarsi; nel secondo vede il corpo di un amico morto dopo un’overdose, come è effettivamente avvenuto tre anni prima.
Spesso si ubriaca in qualche bar di passaggio. Una sera, dice a un passante che il bene e il male non sono casuali, basta saper ruotare un perno, una leva, un semplice aggeggio di ferro, e l’anima si trasforma, le catene montuose si sciolgono in oceani, dalle sabbie del deserto emergono i buoni, dai boschi le nuvole e dalle nuvole, forse, un enorme buco pieno di bellezza. “E’ facile. Basta trovare il perno di tutto”.
Tre giorni dopo si impicca nel garage del padre, a un gancio di ferro.

Pubblicato su Gente d’Italia del 29/12/2006 p. 22

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