La favola dei tre anelli

Ieri andavo da lei e in macchina come quasi sempre ascoltavo Radio 3, trasmettevano L’oro del reno. Prima di collegarsi in diretta con la Bayreuth Festival Orchestra in studio discutevano sul significato dell’anello come simbolo, con tutte le metafore possibili sulla ciclicità dell’esistenza e ascendenze più o meno lontane.

Il discorso è poi caduto su Nathan il saggio di Lessing e soprattutto sulla favola dei tre anelli che rapprensenta la migliore cosa mai scritta sul dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste:

NATHAN

Molti anni or sono un uomo in Oriente

Possedeva un anello inestimabile, un caro dono.

La sua pietra, un opale dai cento bei riflessi colorati, ha un potere segreto:

rende grato a Dio e agli uomini chiunque la porti con fiducia.

Può stupire se non lo toglieva mai dal dito,

e se dispose in modo che restasse per sempre in casa sua?

Egli lasciò l’anello al suo figlio più amato;

e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato;

e che ogni volta il più amato dei figli diventasse,

senza tenere conto della nascita ma soltanto per forza dell’anello,

il capo e il signore del casato.

Tu mi segui, sultano?

SALADINO

Ti seguo. Vai avanti.

NATHAN

E l’anello così, di figlio in figlio,

giunse alla fine a un padre di tre figli.

Tutti e tre gli ubbidivano ugualmente

Ed egli, non poteva farne a meno,

li amava tutti nello stesso modo.

Solo di tanto in tanto l’uno o l’altro

Gli sembrava il più degno dell’anello

Quando era con lui solo, e nessun altro

Divideva l’affetto del suo cuore.

Così, con affettuosa debolezza

Egli promise l’anello a tutti e tre.

Andò avanti così finché poté.

Ma, vicino alla morte, quel buon padre

Si trova in imbarazzo. Offendere così

due figli, fiduciosi nella sua parola,

lo rattrista. – Che cosa deve fare? –

Egli chiama in segreto un gioielliere,

e gli ordina due anelli in tutto uguali al suo;

e con lui si raccomanda che non risparmi né soldi né fatica

perché siano perfettamente uguali.

L’artista ci riesce.

Quando glieli porta, nemmeno il padre è in grado di distinguere l’anello vero.

Felice, chiama i figli uno per uno,

impartisce a tutti e tre la sua benedizione,

a tutti e tre dona l’anello e muore.

Tu mi ascolti, sultano?

SALADINO

(il quale, colpito, aveva girato il viso)

Ascolto, ascolto.

Ma finisci presto La tua favola.

Ci sei?

NATHAN

Ho già finito.

Quel che segue si capisce da sé.

Morto il padre, ogni figlio si fa avanti

Con il suo anello, ogni figlio vuol essere Il signore del casato.

Si litiga, si indaga, si accusa. Invano.

Impossibile provare quale sia l’anello vero

(dopo una pausa, durante la quale egli attende la risposta del sultano)

quasi come per noi provare quale sia la vera fede.

SALADINO

Come?

Questa è la tua risposta alla mia domanda?…

NATHAN

Valga Soltanto a scusarmi,

se non oso

Cercare di distinguere gli anelli

Che il padre fece fare appunto al fine

Che fosse impossibile distinguerli.

SALADINO

Gli anelli! – Non burlarti di me!

Le religioni che ti ho nominato

Si possono distinguere persino

Nelle vesti, nei cibi, nelle bevande!

NATHAN

E tuttavia non nei fondamenti.

Non si fondano tutte sulla storia,

scritta o tramandata?

E la storia solo per fede e per fedeltà dev’essere accettata,

non è vero?

E di quale fede e fedeltà dubiteremo

Meno che di ogni altra?

Quella dei nostri avi, sangue del nostro sangue,

quella di coloro che dall’infanzia ci diedero prova del loro amore,

e che mai ci ingannarono, se l’inganno per noi non era salutare?

Posso io credere ai miei padri

Meno che tu ai tuoi?

O viceversa?

Posso forse pretendere che tu,

per non contraddire i miei padri,

accusi i tuoi di menzogna?

O viceversa?

E la stessa cosa vale per i cristiani, non è vero?

SALADINO

(Per il Dio vivente! Hai ragione. Io devo ammutolire).

NATHAN

Ma torniamo

Ai nostri anelli.

Come dicevo, i figli

Si accusarono in giudizio.

E ciascuno giurò al giudice di avere ricevuto

l’anello dalla mano del padre (ed era vero),

e molto tempo prima la promessa

dei privilegi concessi dall’anello

(ed era vero anche questo).

Il padre, ognuno se ne diceva certo,

non poteva averlo ingannato;

prima di sospettare questo,

diceva, di un padre tanto buono,

non poteva che accusare dell’inganno i suoi fratelli,

di cui pure era sempre stato pronto a pensare tutto il bene;

e si diceva sicuro di scoprire i traditori e pronto a vendicarsi.

SALADINO

E il giudice?

Sono ansioso di ascoltare

Che cosa farai dire al giudice.

Parla!

NATHAN

Il giudice disse: Portate subito

Qui vostro padre, o vi scaccerò

Dal mio cospetto.

Pensate che stia qui

A risolvere enigmi?

O volete restare

Finché l’anello vero parlerà?

Ma… aspettate!

Voi dite che l’anello vero

Ha il magico potere di rendere amati,

grati a Dio e agli uomini.

Sia questo a decidere!

Gli anelli falsi non potranno.

Su, ditemi: chi di voi è il più amato

Dagli altri due?

Avanti!

Voi tacete?

L’effetto degli anelli è solo riflessivo,

non transitivo?

Ciascuno di voi ama solo se stesso?

Allora tutti e tre siete truffatori truffati!

I vostri anelli sono falsi tutti e tre.

Probabilmente l’anello vero si perse,

e vostro padre ne fece fare tre per celarne la perdita e per sostituirlo.

SALADINO

Magnifico! Magnifico!

NATHAN

Se non volete, proseguì il giudice,

il mio consiglio e non una sentenza,

andatevene!

Ma il mio consiglio è questo:

accettate le cose come stanno.

Ognuno ebbe l’anello da suo padre:

ognuno sia sicuro che esso è autentico.

Vostro padre, forse, non era più disposto

A tollerare ancora in casa sua

La tirannia di un solo anello.

E certo Vi amò ugualmente tutti e tre.

Non volle, infatti, umiliare due di voi

Per favorirne uno.

Orsù! Sforzatevi

Di imitare il suo amore incorruttibile

E senza pregiudizi.

Ognuno faccia a gara

Per dimostrare alla luce del giorno

La virtù della pietra nel suo anello.

E aiuti la sua virtù con la dolcezza,

con indomita pazienza e carità,

e con profonda devozione a Dio.

Quando le virtù degli anelli appariranno

Nei nipoti, e nei nipoti dei nipoti,

io li invito a tornare in tribunale,

fra mille e mille anni.

Sul mio seggio siederà un uomo più saggio di me; e parlerà.

Andate!

Così disse quel giudice modesto.

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