Speranza nel passato. Su Walter Benjamin

di Peter Szondi

Il libro di Walter Benjamin dedicato alla memoria, Infanzia berlinese intorno al 1900, si apre con le seguenti parole: “Non sapersi orientare in una città non vuol dire molto. Ma smarrirsi in una città come ci si smarrisce in una foresta è una cosa tutta da imparare. I nomi delle strade devono suonare, allora, all’orecchio dell’errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze interne gli devono scandire senza incertezze, come le gole montane, le ore del giorno.

Tardi ho appreso quest’arte; essa ha coronato il sogno, i primi segni del quale furono i labirinti che arabescavano le carte assorbenti dei miei quaderni. No, non i primi, poiché li precedette quell’altro, che ad essi è sopravvissuto. La strada per questo labirinto, cui non è mancata la sua Arianna, passava sul ponte Blender, il cui dolce arco fu per me la prima curva di collina.

Non lontano di lì era la meta: Friedrich Wilhelm e la regina Luise. Sui loro tondi piedistalli si levavano dalle aiuole come se le magiche curve tracciate intorno a loro nella sabbia da un corso d’acqua li avessero imprigionati.

Più ancora che i regnanti mi attiravano i piedistalli, perché le scene che vi si trovavano rappresentate, anche se il contesto non era chiaro, erano più facilmente accessibili. Che in questo vagabondare fosse celato qualcosa, lo avvertii sin dal primo momento nell’ampio, banale spiazzo, che per nulla lasciava presagire come lì, solo a pochi passi dal corso delle vetture e delle carrozze, dormisse la parte più particolare del parco. Già molto presto me ne fu dato un segno.

Appunto lì, o non lontano, deve aver avuto la sua dimora quell’Arianna alla cui presenza per la prima volta, e per non dimenticarlo mai più, avvertii ciò di cui solo più tardi imparai il nome: amore” 1.

L’Infanzia berlinese è nata negli anni dopo il 1930. Benjamin ne fece pubblicare alcune parti su giornali; l’opera apparve nella sua interezza solo nel 1950, dieci anni dopo la morte di Benjamin. Questo libro, una delle più belle composizioni in prosa del nostro tempo, è rimasto a lungo quasi sconosciuto.


1 W. Benjamin, Berliner Kindheit um Neunzehnhundert, Francoforte 1950, p. 9 sg., tr. it. di Marisa Bertolini

Peruzzi, Infanzia berlinese, Torino 1981, p. 9 (le traduzioni riportate sono a volte leggermente modificate

rispetto a quelle citate).

Aut Aut, n. 189-190 [maggio-agosto 1982]

Il testo completo è disponibile in formato pdf nel sito del Centro studi Walter Benjamin

[Diavolo di un Genna! Uno pensa di aver scovato una perla rara per poi scoprire che il testo è stato pure pubblicato su I Miserabili]

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