Nel gracidare dei modem

O d i o questo monitor e di più le vostre facce che lo guardano invece di guardare me.

Rivoglio le rughe sulla fronte, gli schizzi dei th con la lingua accucciata tra gli incisivi per imitare le parole inglesi rivoglio il puzzo di sudore, sentire che sei zuppo solo dopo -un secondo dopo- che ti ho dato una pacca sulla schiena, rivoglio il rumore della barba sgrattata, rivoglio il dubbio che c’ho la patta aperta e pure l’odore del profumo tuo, rivoglio i tuoi occhi e toccare te e non solo sto sorcio attaccato al filo, toccare te e toccarti la curva della pancia e ridere solo con gli occhi, senza mettere due punti, trattini e parentesi.

L’ho capito solo oggi e i futuri contingenti li lascio tutti a te.

Me ne vado nella mia semiosfera, a giocare a scacchi con i segni e con l’Ornitorinco Che Non Sa Di Non Essere Possibile. Guarda: il sole sorge lo stesso, pensa che ci siamo talmente abituati che ci resteremmo male a vedere il cielo tenuto su dai cocuzzoli delle montagne sgranocchiate male senza il suo faccione giallo.

L’ho capito, saluto e ribadisco che non sono io questo qui. Solo un sorriso per la foto saturnista che tanto la macchina fotografica non ce l’ho mai avuta, anzi l’ho avuta e poi l’ho abolita: era poco obiettiva e aveva

solo un piccolo e striminzito punto di vista.

Che tanto tutto si perde nel gracidare del modem che insegue le rotte della filosofia…

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