Il capro senza peli

Wu Ming 5 – Free Karma Food

© 2006 by Wu Ming 5. Published by arrangement with Agenzia Letteraria Roberto Santachiara
© 2006 RCS Libri S.p.A., Milano – ISBN 88-17-01050-2
Si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
(tutti i libri dei Wu Ming sono disponibili qui )

Questa è una guida pratica alla macellazione della carcassa umana. Passo a passo, seguiremo il procedimento dando tutti i consigli utili. Non c’è un solo modo per compiere l’operazione: bisogna ricordarsi che, a differenza degli animali da carne del passato, la struttura fisica dell’uomo non si presta all’ottenimento di tagli perfetti in certe aree del corpo (cinto scapolare, soprattutto) e che quindi è più facile ottenere buoni tagli dai grandi ungulati, come alce, gaur o banteng. Ma con pazienza, cura ed esercizio, anche voi potrete trasformarvi in provetti macellai HU.
L’uomo, noto nel corso della storia culinaria col nome di "lungo maiale" o "capro senza peli" non è sempre stato considerato una fonte proteica adeguata. Ragioni di tipo religioso e superstizioso ne ostacolavano il consumo, o almeno il consumo alla luce del sole. La costituzione fisica della bestia non è del resto delle più adatte. Osservandone l’anatomia e lo scheletro, si può notare che l’animale non è costruito, almeno apparentemente, per fornire carne. D’altra parte, ne è proibito l’allevamento a scopo alimentare e quindi non si sono potute selezionare varietà con una maggiore percentuale di carne disponibile. Le ossa pelviche e le scapole ostacolano l’ottenimento di tagli perfetti in quelle zone della carcassa. Ci sono dei vantaggi, tuttavia, che derivano proprio dalla costituzione specifica dell’animale. L’esemplare tipico pesa tra le 100 e le 200 libbre, e può essere facilmente manipolato da una persona in media forma fisica. E’ della massima importanza scegliere accuratamente la carne. La qualità varia fortemente da individuo a individuo, in base a genere, età e razza. In più gli esseri umani sono soggetti a un numero incalcolabile di malattie e infezioni, avvelenamenti da diete e sostanze chimiche nocive. Quando l’animale invecchia, la carne indurisce, e diviene stopposa e fibrosa. Bovini e suini venivano abbattuti molto giovani proprio per evitare l’indurimento. E’ preferibile un individuo giovane ma anatomicamente maturo e in buona salute. Una certa percentuale di grasso aggiunge gusto alla carne. Personalmente preferiamo giovani femmine caucasiche intorno ai venti anni, ma si tratta di gusti, e i gusti, come sappiamo, variano alquanto. Il macellaio avrà bisogno di spazio sufficiente per lavorare la carcassa (suggeriamo una sistemazione in interni) e di un largo tavolo. Un supporto centrale più in alto della testa dovrà essere scelto e installato prima di affrontare la macellazione e servirà per appendere l’animale. Ampi catini o secchi per il sangue torneranno utili, e occorrerà una fonte d’acqua corrente nelle immediate vicinanze del tavolo da lavoro. La maggior parte del lavoro più essere eseguita con pochi, semplici attrezzi: diversi coltelli a lama corta e lunga, una mannaia e una sega dovrebbero bastare.
Preparazione dell’animale. Entrare in possesso del soggetto dipende da voi. Per motivi connessi alla qualità e soprattutto alla salute, la freschezza della carne è importantissima. Un essere umano vivo tenuto in cattività rappresenta l’opzione ottimale, anche se una condizione così favorevole è oggettivamente rara.
Nel caso sia possibile, accertatevi che l’animale non abbia ricevuto cibo nelle ultime 48 ore, e che abbia
bevuto grandi quantità d’acqua. Ciò aiuterà a purgare il corpo da tossine e escrementi, e renderà dissanguamento e pulizia più agevoli e veloci. In condizioni ideali, l’esemplare dovrà essere reso incosciente. Violenti e inaspettati colpi al cranio, oppure uno strangolamento, restano le soluzioni migliori: droghe e tranquillanti non sono consigliabili perché potrebbero alterare in modo spiacevole il gusto della carne. Se non è possibile tramortire l’animale senza eccitarlo e indurlo a difendersi (cosa che pomperebbe un maggior volume di sangue e di sostanze come l’adrenalina attraverso tutto il corpo), un singolo proiettile in mezzo alla fronte o alla nuca sarà sufficiente.
Sospensione. Una volta ucciso o reso incosciente l’animale, si è pronti per appenderlo. Si possono legare i polsi e le caviglie ai supporti fissati in precedenza: nel caso si scelga questa tecnica, il supporto più adatto è una trave posta longitudinalmente sul piano di lavoro. Alcuni trovano preferibile appendere la carcassa per i piedi soltanto, inserendo ganci da macellaio nel tendine d’Achille: in tal caso le gambe dovranno essere tenute larghe più delle spalle, e le braccia lasciate penzolare in modo che non intralcino la macellazione e siano pronte per essere recise. E’ più facile lavorare se i piedi dell’animale vengono a trovarsi leggermente più in alto della testa del macellaio.
Dissanguamento. Sistemare un recipiente largo e aperto al di sotto della testa dell’animale. Con un coltello a lama lunga, penetrare nella gola su un lato della mascella e tagliare con decisione da orecchio a orecchio. Le arterie carotidi interna ed esterna verranno aperte. Se l’animale non è ancora morto, questa sarà operazione definitiva. Dopo un violento spruzzo iniziale, il flusso dovrebbe stabilizzarsi in modo tale da consentire di convogliare il sangue all’interno del recipiente. Il drenaggio può essere aiutato massaggiando le estremità in direzione del tronco e comprimendo lo stomaco. Un esemplare adulto contiene almeno sei litri di sangue. Non c’è utilizzo per tale fluido, tranne che per scopi rituali. Se bevuto, nella maggior parte dei soggetti agisce come emetico.
Decapitazione. Quando il flusso del sangue rallenta, ci si può preparare a rimuovere la testa.
Proseguire il taglio girando attorno al collo, dalla mascella alla parte posteriore del cranio. Una volta tagliati muscoli e legamenti, la testa può essere portata via di netto con un movimento di torsione, avendo cura di afferrarla saldamente da ambo i lati. La separazione interviene nel punto in cui la spina dorsale si innesta nel cranio. Tale procedimento -tagliare prima attraverso muscoli e legamenti con un coltello in modo da esporre ossa o articolazioni- può essere seguito per altre parti anatomiche servendosi eventualmente anche di una mannaia o di una sega. Non raccomandiamo di conservare la testa come trofeo per una serie di buone ragioni. Primo, il trofeo potrebbe attirare l’attenzione sul suo possessore, che potrebbe esserne entrato in possesso con metodi non legali o non strettamente legali. In più, una pulizia completa del cranio è assai difficoltosa a causa dell’ingente massa cerebrale tipica dell’animale in questione, che è difficile da rimuovere senza aprire il cranio. Il cervello, in più, non è generalmente considerato appetibile. Nel caso siate decisi a conservare il cranio, rimuovete occhi e lingua, scuoiate la testa e sistematela all’aria aperta all’interno di una gabbia di filo d’acciaio. La gabbia permetterà ai parassiti e ai necrofagi più piccoli come vermi e formiche di compiere il loro lavoro e impedirà a parassiti più grandi (cani e bambini) di entrare in possesso del futuro trofeo. Dopo un periodo di tempo congruo, immergete il cranio in una soluzione di acqua e varechina e bollite il tutto per sterilizzarlo e lavare via lembi di tessuto eventualmente ancora attaccati all’osso.
Dopo aver rimosso la testa, lavare abbondantemente la carcassa con acqua corrente.
Dal momento che non esiste un vero e proprio mercato per le pelli umane, non è necessario prestare cura particolare nel rimuovere l’epidermide conservandola intatta in un pezzo solo, e questo facilita alquanto l’operazione. La pelle è infatti un organo assai esteso, e scuoiando la carcassa non solo esporrete la configurazione dei vari gruppi muscolari, ma vi libererete anche dei peli e delle ghiandole sebacee e sudoripare.
Occorre usare un coltello a lama corta per non incidere muscoli e visceri. La pelle è formata da due strati, uno esterno più sottile e uno interno più spesso. Mantenete la lama il più orizzontale possibile in modo da rimuovere il tessuto connettivo. Un ostacolo che vi si presenterà sono i genitali esterni. Se l’animale è maschio, si potrà senz’altro recidere pene e scroto, se è femmina si potrà fare lo stesso con le grandi labbra. E’ importante non toccare l’ano, e lasciare un’area attorno allo sfintere rivestita di pelle. Non ci deve
occupare dei piedi, che possono semplicemente essere recisi: alcuni trovano particolarmente gustose le mani, ma ottenerne carne commestibile a sufficienza è riservato ai macellai più esperti. La pelle è invece decisamente adatta a preparazioni gustose e facili. Un esempio: bollite le strisce di pelle e spellate lo strato più esterno. Tagliate le strisce in pezzi della grandezza desiderata e friggete in olio abbondante. Cospargeteli di sale e aglio, oppure paprika o peperoncino di cayenna.
Sventramento. Il passo seguente consiste nello sventramento, vale a dire l’asportazione completa degli organi interni dalla carcassa. Per incominciare, occorre tagliare dal plesso solare quasi fino all’ano. Occorre stare attenti a non tagliare gli intestini: questo contaminerebbe tutta l’area con feci e batteri fecali. Un buon modo di evitare questo inconveniente è quello di usare il coltello con la punta rivolta verso l’esterno, e tagliare con cura e lentezza.
Tagliare attorno all’ano. Con una sega, tagliare e asportare l’osso pubico. La parte inferiore del corpo è ora completamente accessibile: possiamo estrarre gli organi interni (intestini, reni, fegato e polmoni) per poi separarli dalla parete posteriore del corpo.

http://www.wumingfoundation.com

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