Iposodicamente vostro

Sono di nuovo a dieta. Stavolta però faccio sul serio, con tanto di dietologa e analisi. Dopo anni di fai da te, scopro che anche solo un’altra settimana e avrei intaccato la massa magra. Praticamente ho solo dieci chili di liquidi da perdere, la prima tranche di dieta prevede di dire addio al sale, al lievito e alla pasta e naturalmente allo zucchero e ai suoi derivati. Ho solo la pizza il sabato sera e il pranzo moderatamente libero la domenica. Il resto è un rumore di fondo costante, un gorgoglio di stomaco che pare destinato a durare in eterno.

Giorno dopo giorno carne e verdura, verdura e legumi, uova e verdura (senza limitazioni di peso, ma provate voi a mangiare senza sale…) e il pane azzimo (rigorosamente Kosher, il padre di Paul Celan sarebbe orgoglioso di me).

Notte dopo notte sogno oscenità trimalcioniche con una forma di parmigiano reggiano in cui sprofondare voluttuosamente. Si avvicinano gli ultimi esami della Specialistica e le tragicomiche avventure non hanno mai fine: Scaldati, il Maestro Scaldati non riesco a trovarlo e con lui i tre crediti di Istituzioni di regia, stesso dicasi per il docente di Economia dell’arte, nonché Assessore al Bilancio del Comune di Palermo, che per ora ha da far quadrare i conti.

Già una volta scrissi di quello che si prova a fare una dieta, lo annacquai in un racconto che a distanza di anni è ancora godibile, buona lettura. Io vado a tener compagnia a quel tristissimo tonno al naturale.

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