Aspettando il film tratto dal Codice da Vinci

Da La Civiltà Cattolica
Quaderno 3703, 2 ottobre 2004
Recensioni, pag. 87-89

DAN BROWN, Il Codice da Vinci, Milano, Mondadori, 2003, 523, € 18,60.

Il volume è un giallo dall’intreccio avvincente. Il mistero di un assassinio conduce il lettore in una lunga notte di omicidi e di inseguimenti di polizia. Partendo da Parigi, il lettore giunge a Londra, dove, nella Charter House dell’ abbazia di Westminster, sarà rive­lata l’identità del cattivo «Maestro»che aveva architettato gli assassini. L’A., proponendo come principale prova indiziaria L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, afferma che la figura alla destra del Cristo non sareb­be il discepolo amato ma Maria Maddalena, la quale aveva sposato Gesù e gli aveva generato un figlio. Proprio lei era il Sacro Graal del sangue di Cristo. Non solo: la Madda­lena, per disposizione di Gesù, doveva succedergli alla guida dei discepoli. La Chiesa ufficiale aveva soppresso la verità sulla relazione tra la Maddalena e Gesù e aveva fatto del suo meglio per ridurla al rango di prostituta. Erano insopportabili, per discepoli maschi, i titoli tributatile dai Padri – Ippolito, Gregorio Magno e Leone Magno ­che chiamavano una donna «apostolo degli apostoli», «la rappresentante della Chiesa» e «la nuova Eva che non annuncia la morte ma la vita»!

Fin dal XII secolo una società segreta – il Priorato di Sion -, che pratica orge sessuali rituali, ha salva­guardato il «vero» ed esplosivo segreto del Sacro Graal, cioè che Gesù si sarebbe sposato con la Maddalena e che la loro linea di sangue continuerebbe fino ai giorni nostri. In seguito alla minaccia della perdita della prelatura personale, dopo l’elezione di un nuovo Papa di tendenze progressiste, il vescovo che guida l’Opus Dei promette aiuto al Segretario di Stato. Così un membro numerario dell’Opus Dei, un ex killer convertito, è lasciato libero di recu­perare dai capi del Priorato di Sion il cryptex (un piccolo cilindro di pietra), che contiene il sensazionale segreto riguardo a Gesù e a Maria Maddalena. Non dovrebbero esserci omicidi, ma il piano si ingarbuglia. Il misterioso Maestro fornisce al nume­rario un’arma da fuoco e lo sollecita a uccidere i quattro massimi esponenti del Priorato e una suora che tenta di difendere un luogo segreto nella chiesa di Saint-Sulpice.

Il romanzo si concentra sulle vicende di sei personaggi: il fanatico ma ingegnoso vescovo dell’Opus Dei; Robert Langton, un professore di Harvard; Sophie Neveu, un’attraente criptologa francese, che scopre di esse­re una discendente di Gesù e di Maria Maddalena; Silas, un enorme killer albino; sir Leigh Teabing, un ricchissi­mo ricercatore del Sacro Graal; e un brillante detective francese, la cui rudezza nasconde un cuore d’oro. Una storia sentimentale prende l’avvio tra Robert e Sophie. Ma prima di potersi godere un weekend insieme, a Firenze, Robert torna a Parigi per localizzare il sepolcro di Maria Maddalena, nasco­sto sotto la piramide del Louvre.

Sul New York Times del 3 agosto 2003, Bruce Boucher ha richiamato gli eccentrici nonsense su Leonardo, che vengono spacciati come nuove scoperte scientifiche fisicamente fondate. Tuttavia altro c’è ancora da dire sul tentativo dell’ A. di screditare il cristianesimo e di esaltare il femmi­nismo sacro, e persino il culto alla deità femminile, che si suppone sia stato tenuto «sotterrato» dai capi della Chiesa. Non pochi scrittori contemporanei hanno tentato di «provare» un legame tra Gesù e Maria Maddalena: Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln in Holy Blood, Holy Grail (1982). Essi affermano che numerose famiglie reali europee (ma non i Windsor) sono discendenti di Gesù e Maria. Brown è più cauto e nomina solamente gli antichi Mero­vingi come appartenenti alla linea di sangue di Gesù. La sua posizione si basa sulla decifrazione del codice della pittura di Leonardo. Ma la sua interpretazione è troppo eccentrica e, francamente, disinformata.

Il Codice da Vinci è un insieme di errori storici, anche se forse inseriti per dare sensazionalità al thrilling, con la mobilitazione di tanti perso­naggi per impedire una «rivelazione»così sconvolgente. La tesi che l’impe­ratore Costantino abbia spostato il giorno del culto cristiano alla dome­nica (p. 232) è semplicemente falsa. La prova è in San Paolo e negli Atti degli Apostoli, che narrano come, già agli albori del movimento cristiano, i credenti avessero spostato il giorno del culto dal sabato alla domenica. Questo era il giorno in cui Gesù era risorto dalla morte. Ciò che Costanti­no fece il 3 marzo del 321 fu di stabi­lire che la domenica fosse il giorno di riposo dal lavoro. Non decretò che la domenica fosse il giorno di culto per i cristiani; era già stato fatto nel sec.I.

Brown racconta che nel 325, sotto la pressione di Costantino, fu procla­mata la divinità di Cristo da parte del Concilio di Nicea. «Fino a quel punto della sua storia Gesù era stato consi­derato un profeta mortale da parte dei suoi discepoli […J, un uomo gran­de e potente, ma niente di più che un uomo». Brown dovrebbe leggere il Vangelo secondo Giovanni, che include le parole con cui san Tomma­so chiama Gesù «Mio Signore e mio Dio», e che esprime in molti altri passaggi la divinità di Cristo. Alcuni decenni prima che fosse completato il Vangelo di Giovanni, le lettere di san Paolo affermano ripetutamente la fede in Cristo in quanto Dio. Il Concilio di Nicea non inventò la fede nella divinità di Cristo, ma aggiunse un’altra modalità di confessarla, dichiarando il suo «essere di una sola sostanza con il Padre».

Nel perorare il culto per la divi­nità femminile, Brown ignora gli studi recenti e svilisce le radici giudaiche del cristianesimo. Egli tiene a precisare che «praticamente tutti gli elementi del rituale cattolico -la mitra, l’altare, la dossologia e la comunione, l’atto di nutrirsi di Dio – furono presi direttamente dalle precedenti religioni misteri che paga­ne». Come è possibile che Brown ignori l’uso degli altari nel culto giudaico, nel quale gran parte della ritualità cristiana ha le sue radici? L’impiego della mitra da parte dei patriarchi e poi degli altri vescovi nel cristianesimo orientale ebbe origine dalla corona dell’imperatore. In Occidente l’uso della mitra può esse­re fatto risalire all’XI secolo, quando le religioni misteriche pagane erano già da tempo scomparse. La dossolo­gia cristiana («Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo») si fonda su alcuni Salmi giudaici (ad esempio, i Salmi 8, 66, 150). L’Eucaristia ha le sue origini nella Pasqua ebraica, cele­brata da Gesù e dai suoi discepoli nella notte prima che morisse.

Un’assurdità da togliere il respiro è l’asserzione, come «dato di fatto», che il tetragramma del nome di Dio, YHWH, «derivi da Jehovah, un’unione fisica androgina tra il maschile Jah e il pre-ebraico nome di Eva, Havah». YHWH è scritto in ebraico senza alcu­na vocale. I giudei non pronunciano il nome divino, ma «Yahweh» era, così pare, la vocalizzazione corretta delle quattro consonanti. Nel XVI secolo alcuni autori cristiani introdussero il termine Jehovah, ritenendo erronea­mente che le vocali che impiegavano fossero quelle corrette. J ehovah è un nome artificiale creato meno di 500 anni fa, e certamente non si tratta di un antico nome androgino dal quale sia derivato YHWH.
Si potrebbe continuare a lungo nell’elenco degli errori storici presen­ti ne Il Codice da Vinci. In breve, non si deve dare credito ai suoi contenuti storici, al di là dell’interesse suscitato dall’intreccio.

G. Q’Collins

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