l’impegno e l’onanismo dell’autogoogling

Lo sapete, da un paio di giorni la bottega è aperta, dopo che un misterioso banner aveva attizzato la nostra curiosità. Hanno chiesto di inviare un’email per un’eventuale autocandidatura e l’ho fatto, m’hanno risposto che mi faranno sapere. Aspettavo e stamattina proprio demetrio paolin, il mio meritevolissimo vicedirettore mia manda una lettera che apre un interessante dibattito sulla letteratura e l’impegno, sia esso pure annacquato nella onanistica dimensione della Grande Rete che solo talvolta si traduce in azioni reali. Quando penso a un letterato di tal fatta mi si figurano subito due facce, che penso raccolgano per estremistica sinteticità tutte le possibili declinazioni della questione: la mia e quella dell’ottimate Marco Candida.

Io vivacchio spalmato nel mare magnum della rete, la rete m’ha dato la possibilità d’avere orecchie e occhi tutti per me, per le mie elucubrazioni su quello che la letteratura ditta dentro. Distante anni luce da baricchismi vari ho iniziato a scrivere e a portare avanti il mio tenace punto di vista per un semplice debito di riconoscenza per l’oggetto-libro. Marco invece scrive soprattutto resoconti passati o futuri, scrive di quello che ha fatto o di quello che farà nella dimensione solida della concretezza (m’immagino pure i suoi futuri biografi che accosteranno la metaforizzazione della sua quotidiana attività in una ditta che produce bitume, non riesco a immaginare niente di più concreto e appiccicoso, più reale dell’asfalto in questa post-post modernità)
Entrambi, credo, schiviamo derive narcisistiche vuote e mendaci, non lo facciamo per vedere con l’autogoogling, ossia la ricerca solipsitica dei nostri nomi su google, il nostro indice di popolarità. Lo facciamo perché ci crediamo davvero che un atto tanto semplice aiuti a comprendere meglio la realtà.

Chiudo qua i flash-back o le intorcigliate analessi che dir si vogliano e lascio la parola all’epistolario tra me e demetrio, l’apprendista e e il giovane autore autorizzato

Tonino ti scrivo qui apertamente perché mi sembra giusto. Come tu sai io sono un tipo piuttosto diretto e poco propenso a usare mezze parole, quindi questa mail potevo mandartela in privato, ma il mio interesse e vedrai dal resto del discorso, era che tutti si rifletta su questo.

E’ arrivata alla mail di Bottega di Lettura la tua richiesta di partecipazione.
La proposta è stata girata alla lista dei partecipanti.

Io te lo dico così non so ancora se mi asterrò o voterò contro la tua entrata.
Perché ti chiederai tu?
Certamente non per il tuo valore, la tua capacità, e la tua scrittura. Altrimenti non sarei qui in bombasicilia.

Lo faccio per questo semplice motivo.
Tu lavori in BombaSicilia, come direttore, sei una della colonne di Gas-on.line, hai kukuzze, e sicuramente quando il sito di bombacarta diventerà simile a nazione indiana avrai un giusto e importante posto in quel palcoscenico, dove potrai pubblicare pezzi racconti riflessioni sullo scrivere.
Io mi chiedo perché aggiungerci un posto?
Per moltiplicare gli impegni, le scadenze, i casini?

Tonino secondo me bisogna scegliere e scegliere ponderatamente cosa fare, come farlo e farlo al meglio.
La rete, per qualche motivo strano, illude (non solo te ovviamente, ma tutti) che non ci sia fatica, mentre secondo me fare queste cose costa fatica veramente ne costa.
Io sarei più felice se ti vedessi impegnatissimo affinchè il sito di BombaCarta diventi autorevole come Vibrisse, come il primo amore, come Nazione indiana.
Io vorrei che tu ti impegnassi in questo, io vorrei che ti arrivassero a te le mail per chiederti di collaborare e non che sia tu ad inviarle.
Forse ti ho fatto un discorso troppo duro.
ma mi sembra importante dirtelo, so anche che il mio voto conterà poco, se gli altri diranno sì.

Ma queste cose volevo dirtele, perché mi sembra che certe volte sei troppo smanioso e invece bisogna darsi il tempo, far cresere le cose che abbiamo creato.
Pensaci tonino con amicizia reale e stima

Bene bene.

Allarghiamo il discorso, perché secondo me in questa cosa qui, nella cosa che io ho scritto a tonino, nella sua risposta  ci sta anche tutto un discorso sulla – come si dice – genitorialità, paternità, figlitudine etc etc; che non è soltanto quella cosa alla sbarbaro che abbiamo letto in lista, quella poesia di non so più chi, ma è qualcosa di ben più complesso.

Io capisco il desiderio, disappunto, di Tonino che bracca Giulio da tempo, ma giulio è sgusciante per sua natura, almeno per come lo conosciuto io.
Capisco anche il grande sogno di scrivere in vibrisse.
Ma per un sogno di scrivere su vibrisse, io dico ci sono delle realtà che Tonino ha fatto: e penso a BombaSicilia e quello che sta facendo il sito della federazione di Bombacarta.
Questi non sono sogni, sono fatti reali, che di per sé attestano Tonino come un’intellettuale con cui fare i conti e con cui confrontarsi.
A prescindere se le sue cose vengano o meno pubblicate su vibrisse. Lasciamo perdere il fatto che io qualche volta ci scriva, perché ad esempio il mio sogno sarebbe scrivere su nuovi argomenti, ma ora non mi preoccupo più. Ho scritto le mie cose le ho pubblicate molti le hanno apprezzate, il mio nome gira. Insomma ho delle cose concrete da fare e i sogni io ho deciso di lasciarli perdere.

Il passaggio dall’essere figli al non esserlo più è per me proprio questo abbandono dei sogni e questa decisione di prendere atto di quello che stiamo già facendo.

lo dico così.
una volta parlavo con giulio al telefono dopo la pubblicazione della recensione del Pasto Grigio su TuttoLibri.
Io gli ho detto: Ora ho raggiunto quasi tutto, mi manca pubblicare un bel libro di racconti con la Sironi.
Lui mi ha risposto: calma, calma, ma perché non ti godi quello che hai realizzato, perché non pensi al traguardo che hai raggiunto.
(Detto per inciso non c’è niente di pronto o cose del genere.. il libro di racconti me lo pubblicherà la MONDADORI tra una lustro o giù di lì, prima non pubblico più niente)

Io mi sono detto che forse, senza forse, che aveva ragione giulio: non mi stavo godendo la ‘cosa’ reale che avevo raggiunto per un possibile sogno.
Io capisco la smania di Tonino, non pensiate che vivere in un piccolo paese del Monferrato dia molto di più che Mazzara o Bagheria.
Anche lì la merda è sempre la stessa, come da voi, con l’aggiunta che non c’è il mare, fa freddo quasi sempre, e quando nevica, la merda e la neve sporcano le strade.
Io ho avuto amici, la maggior parte, che hanno smesso di studiare, o che hanno fatto i periti, non hanno preso in mano un libro e tantomeno si sono commossi per i miei di libri.
L’intellettuale è nel mio paese il banchiere che parla piemontese e scrive le commedie che il teatro del comune.
Questo è per dire da dove sono venuto fuori.

Io ho fatto il mio liceo e la mia università, mi sono fatto i miei lavorini, e tutto quanto, ho preso la laurea. Ho avuto la fortuna io d avere professori incredibili: il mio relatore Marziano Guglielminetti ci ha fatto fare lezione con Magris, con Sanguinetti, ho incontrao Naldini, ho studiato autori che di solito non si fanno: penso che nel 93 ho assistito ad una lezione in cui si parlava dei primi cannibali e si metteva in evidenza la vicinanza tra lo zombie e la figura del robot come ce la racconta Repellino in Praga Magica, Tiziano Scarpa è venuto a leggerci in classe le poesie di Pavese sostenendo che sono un blues perché il ritmo è anapestico.
Io ho avuto le mie fortune veramente.
Io non posso neppure lamentarmi dell’università, che mi ha dato tanto e che io ho deciso di non continuare decidendomi per altro.

Questo perché sono assolutamente convinto di ciò che so fare e di come lo so fare.
Proprio per questo, ripeto a Tonino, fottitene dei sogni, fottitene e guarda le cose che hai fatte e quelle falle crescere, cura ciò che hai.

ecco.

Bene, allarghiamo ancora di più il discorso senza per questo tirar dentro il contesto in cui vivo o in cui schivo la perdita di speranza. Lo sai, su questo punto non saremo mai d’accordo: io credo che ci sia un piano provvidenziale, che davvero seminando positività almeno un po’ ne raccoglierò. Ne ho la prova giorno dopo giorno, in un Comune in bilico sull’ennesimo scioglimento per infiltrazioni mafiose si assiste al lento saettare di dubbi e pregiudizi, ogni collega è la talpa, ognuno è lì per venderti. Se sei debole ti accolleranno tutte le inevitabili mancanze che gli ispettori riscontreranno.

Ma in questo, il mio collega, figlio di un uomo agli arresti domiciliari disegna benissimo cavalli, tigri, leoni e splendide madonne. Gli ho regalato un pacco di colori e ho visto nel suo volto la cosa più vicina alla felicità. La stessa che mi prende quando quello che scrivo e quello in cui credo (spesso le due cose coincidono) piace agli altri. Se apre una bottega e la bottega chiede testualmente: “Ora, la domanda è: qualcuno vuole partecipare? Se qualcuno vuole partecipare, presenti la sua candidatura: basta scrivere alla Bottega.”

Bene, perché non provarci? Da quando giulio definì il mio lavoro di diciannovenne (e quindi cinque lunghissimi anni fa) in questi termini: "Il lavoro di Tonino Pintacuda in Bombasicilia ("filiale", per così dire, di Bombacarta) è davvero meritevole" Giulio Mozzi,  vibrisse n. 92, ho sempre tentato di tener fede alle promesse, alla stoffa che gli altri intravedevano nel mio agire.

Penso che BS sia una bella cosa, una bella rivista che non sfigurerebbe stampata e venduta. Penso che sia il segno tangibile di quella lotta alla disperazione quotidiana che talvolta appare l’unica sensazione possibile.

Il mio impegno lo vedi, partecipo ai dibattiti, o in prima persona o rilanciandoli sul mio piccolo blog, rispondo alle domande di Bregola e ho un piccolo spazio sul blog di Candida (succursali entrambe di vibrisse). Mi impegno perché l’impegno mi fa bene, mi sostiene, dà un senso al mio cammino.

Di questo impegno non può che beneficiarne la mia partecipazione alle attività di BC, in questo senso ho ridisegnato Gasoline, ho sorriso quando mi hanno rieletto per la terza volta di fila al Comitato direttivo di BombaCarta Romana. Ho partecipato alla seconda biennale d’arte di Porto Ercole con quella che ora è la copertina di Gasoline, ho detto la mia a due convegni, mi sono preso i complimenti di Eraldo Affinati e quelli del Prof. Merola. Lo faccio per lasciare un segno, quello che è poi è l’aspirazione di tutti noi che scriviamo.

 Sarà puerile ma mi piace leggere “se ne parla dalle parti di Tonino Pintacuda” o vedere nuovi link che gemmano verso la mia pagina da gente che non conosco. Mi sembra di fare qualcosa di concreto quando collaboro con chi respira letteratura. Da sempre seguo i tuoi consigli e seguirò anche questo ma capisci che per me, a ventiquattr’anni è legittimo aspirare a ben altre vette che  una rivista che esiste solo in rete. Se mi chiudessi nel bozzolo quest’entusiasmo svaporerebbe presto. Chi sia giulio mozzi lo sappiamo solo noi che leggiamo, lo stesso dicasi per Tullio Avoledo o Raul Montanari.

E rido dei “problemi” di maura che sta nella più eccellente università d’Italia per quanto concerne la filosofia, io che ancora non so che minchia è "economia dell’arte" (sic!).

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5 thoughts on “l’impegno e l’onanismo dell’autogoogling

  1. leggila come semplice invidia e veramente, Maura, ringrazia gli dei per l'opportunità che t'hanno dato i tuoi mecenati, il San Raffaele è un diamante del dibattito italiano.

  2. Più che gli dei devo ringraziare i miei! Lo so, è una gran cosa, ma dal punto di vista degli sbocchi lavorativi e della difficoltà non cambia niente, te lo assicuro.

  3. male che vada avrai studiato in un'università degna di tale nome. Non è poco, da noi se cade una penna a terra è meglio lasciarla stare, ti tiri su intere popolazioni di microbi e polveri che si credevano estinte.i docenti hanno perso mordente, insegnano di mattina alla triennale, di pomeriggio alla specialistica e la sera alla sissis: tre stipendi per la solita sfilza di banalità.

  4. scusate ma la polvere non c'è solo in sicilia ma anche nel nord! anzi! col cavolo noi paghiamo i prof per farci passare gli esami! qui non si compra nulla. lo so non sarete d'accordo, ma è la verità.claudia

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