università, tu quoque?

Nell’ennesima risposta all’interrogativo di Davide Bregola sull’essenza del romanzo che verrà, Valeria Vitelli dietro il pretesto di una piccola nota biografica punta il proiettore sulle pecche del sistema universitario.
Proprio stamattina chiedevo sullo stesso argomento delucidazioni al mio relatore e constatavamo un irremedibile abisso tra le dolci promesse e l’inettitudine del burocrate.
Ci metto qualche grassetto di mio… A sottolineare quei passaggi che mi ricordano il giovane speranzoso che un giorno fui anch’io (Che di anni ne ho 24! ma qui in Sicilia si impara prima a ricalibrare i sogni…).
Ho 25 anni, quasi dottoressa, nel vero senso della parola, in lettere, con alle spalle una laurea triennale che non so ancora che titolo conferisca. sono una ragazza che tenta di sbarcare nel mondo dei "grandi", di uscire dal ruolo di studentessa e di dimostrare più a se stessa che la strada della critica letteraria è quella veramente giusta per me. speriamo sia vero che, come mi ha detto il mio professore, punto di riferimento, tesista, e spero prossimo responsabile di dottorato, possiedo un buono spirito critico.

vuoi sapere qualcosa in particolare? qualcosa riguardo all’università? potrei dilungarmi per pagine, ma anche in modo propositivo. credo che con poco sforzo e qualche attenzione molto si potrebbe fare per rendere migliore questa riforma.
guardando il mondo dall’oblò di chi ancora nutre speranze posso dire che l’università come luogo di cultura e come luogo dove incontrare gente di cultura forse non esiste più come una volta.

nulla voglio togliere ai professori, tra i quali qui a Torino indubbiamente se ne incontrano di molto validi. anche i migliori però credo facciano fatica a ritagliarsi lo spazio giusto all’interno delle magli inestricabili dei moduli da accatastare l’uno sull’altro e a fare i conti con il dover stabilire i programmi in base al numero di pagine da far studiare.

l’appiattimento è generale, non ti dico poi che compagni mi è dov’è il confronto disinteressato e puro che mi aspettavo ci trovare? la discussione accesa ma non macchiata dalla colpa di voler per forza emergere e apparire?
(mi rendo conto di essere poco propensa a sgomitare per sembrare la più intelligente, brava e preparata, e sono sicura che questo non mi sarà di aiuto per i miei sogni di dottorato e lavoro in qualche rivista specializzata. i sogni di tutti in fondo)

un grande problema dell’università, oltre a quello spinosissimo dei programmi d’esame, è l’impossibilità di trovarsi il proprio spazio. mi rendo conto che ormai le persone iscritte sono moltissime, ma credo anche che molto si potrebbe fare per permettere agli studenti di imparare realmente qualcosa. qui a Torino siamo pieni di giornali, riviste, case editrici… non un contatto uno tra università e questo mondo, almeno nessun contatto a cui si possa facilmente accedere o di cui si sappia.
come ci si può fare le ossa se siamo mille nullità ad uscire dall’edificio con la laurea in mano?
questi sono alcuni dei problemi, è anche difficile farseli venire in mente.

ma la cosa più triste è che a volte mi è capitato di percepire che la vera cultura stava altrove, fuori dall’università. non parlo di cultura di cui fa sfoggio e di cui ammantarsi nella veste dell’intellettuale impegnato, di questo tipo di cultura l’università è piena. parlo di quella dei dibattiti forti, delle idee a confronto, dello studio che ognuno vorrebbe condurre. nella nuova università tutti danno gli stessi esami e visto che ce ne sono molti di più di prima e inevitabile non puntare ad alcuni esami "jolly" quelli veloci da preparare e facili da superare. un disastro! la morte del senso dello studio!

e allora ognuno il proprio percorso se lo crea da sé, e si sente pure dire, " che esami dai? dante? Ah, già che tu fai la studentessa seria" orrore!
parlo come una di 100 anni?
può darsi non so.
insomma io al mio percorso però ancora ci credo anche perchè ho stima del professore che ho scelto come punto di riferimento.
insomma io ci sono e ora che vi ho scoperti non vi mollo quindi ogni domanda sul mondo dei neolaureati allo sbaraglio è ben accetta. e se volete faccio anche le mie proposte di risoluzione.
la mia città del sole universitaria.
grazie
valeria vitelli

p.s. se non ho centrato il punto accetto… eccomi qui!

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2 thoughts on “università, tu quoque?

  1. Merita più visibilità possibile proprio perché riempie il gap tra quello che si vede da fuori e quello che uno prova sulla sua pelle stando nelle piaghe del mondo dell'accademia.buon fine settimana

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