best off pintacudiano

Oggi mi compro Best Off 2006, andrò dritto al bancone della Feltrinelli di via Maqueda e senza indugiare sceglierò la copia meno toccata, quella intonsa e luccicante. Con quest’impegno tra amore e cranio mi concedo una sciocchezzuola di quelle che talvolta sono necessarie, così, per controbilanciare la malinconia che qualcuno ha letto nel messaggio precedente.
Ho deciso mi confeziono un personalissimo best off a misura mia che, in quanto appartenente al genere umano, sono in minima parte misura di tutte le cose, come diceva qualcuno.

Ci metto dentro quelle che giudico i tentativi più riusciti, quelli meno patetici, quelli che almeno per un po’ hanno avuto uno sguardo sul mondo, magari un po’ miope ma sempre valido.

Stranamente abbracciano tre tipologie differenti che comunque sempre indagano su quello che la letteratura, quella vera, fatta di carne e sangue vuole significare. Saverio Simonelli, il conduttore di Al Top Libri ha citato recentemente una frase apri-mondi, una di quelle che è bello ri-leggere da subito, che è una di quelle frasi che tu stesso hai pensato e ripensato senza aver trovato mai la sfumatura giusta per consegnarla al mondo. C’è riuscito invece Göran Tunström:

Sono entrato in casa e mi sono diretto verso i fogli bianchi, verso la fede e il dubbio, il cosmo e il caos, per cercare di organizzare la vita che è stata e che nella ricostruzione torna a essere, se non la sua, almeno una vita, e se non una vita almeno, forse un racconto, un più o meno dolce passatempo sulle ridicole cose che , nel loro insieme, portano il nome di amore.

Ed ecco la trilogia compiuta e completa:

That’s Sicily
che ha avuto l’onore di comparire sulle pagine di Rosalio, il portale di vita palermitano.

Per anni ho schivato la mia sicilianità.

I primi racconti e scarabocchi parlavano del dottor Sgollek (il nome dei cereali al contrario) che era stato radiato dall’albo degli scienziati perché aveva cercato di costruirsi un figlio con pezzi di romanzi. Avevo letto e riletto Frankenstein e i gialli di mia madre, mi sembrava logico che tutti i miei personaggi spuntassero sotto i tasti della lettera 22 con un cognome americano e finissero a schivar pallottole vaganti nei tuguri del bronx.[continua a leggere]

Io non faccio letteratura. Poesia e verità in Paul Celan, che è stato il mio battesimo del fuoco al mio primo convegno come relatore. E’ stato pubblicato nel libro degli atti e sul blog di Marco Candida.

Quando scrivi capita che prima o poi becchi la bonaccia. All’inizio confuso e felice batti veloce sulla tastiera, vuoi riempire gli spazi bianchi. Sfuggire al silenzio della pagina vuota. Però poi devi affondare di più la lama, tentare di forzare la mano e guadagnare il tuo punto di vista. [continua a leggere]

E poi il racconto che è l’unico (dei quaranta e passa scarabocchi) che vale la pena leggere, Bagheria morì d’improvviso:

Bagheria morì d’improvviso, una mattina di inverno. Morì in silenzio, così come aveva vissuto, stanca di essere nominata nei tg sempre con la stessa presentazione, fotografata sempre di profilo, coi vecchietti sullo sfondo a giocare a carte.
Morì che tutti eravamo distratti, accecati dall’amore o persi ad inseguir lucertole sui muretti di tufo. [continua a leggere, pdf 140 Kb]

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