dove sono gli americani?

riceviamo e pubblichiamo la nuova puntata del reportage
che lo scrittore Paolo Papotti periodicamente ci invia dagli States

Oggi e’ un sabato unico per diversi motivi.
Prima di tutto, sulle colline intorno a San Jose c’e’ la neve e in cielo un sole spettacolare. Quindi un bel panorama e temperature vicino allo zero. Che è piuttosto raro. Dovevo andare a Yosemite per una passeggiata sulla neve, ma la bufera sulla Sierra mi ha frenato.
Pazienza.
Poi mi sono alzato alle 7, di sabato. Per scrivere questa roba? No, il punto è che l’avventura della macchina ha preso una svolta a sorpresa.
Fino a pochi giorni fa ero sicuro di rottamarla. L’unica condizione per ottenere i 1000$, che il governator/terminator regala a chi rottama, è che la macchina non passi lo smog check. Ora, voi sapete che la mia macchina è più morta che viva, io ero (e sono tuttora) certo che non l’avrebbe mai passato. Quindi ho fatto l’application ed ero già pronto a festeggiare. Invece no, non va bene uno smog check qualsiasi (vedi fra poco per capire meglio), ma ci vuole lo smog check biennal, quello fatto ogni due anni. Quindi la mia macchina potrà essere rottamata fra pochi mesi, ma non ora, anche se consuma più olio motore che benzina (oh, fra 32 miglia con un gallone…e mezzo litro d’olio). Insomma, preso dalla delusione, mercoledì faccio un tentativo disperato. Proviamo a venderla. Metto l’annuncio su craiglist (il consolatore? il salvatore?), bella descrizione, onesta e precisa, e sparo 1200 dollari.
Non ci crederete ma ho ricevuto in poche ore 6 offerte e da allora almeno 25. Non richieste, ma vere e proprie offerte disperate in molti casi! Testi come "ho bisogno della tua macchina. no domande. ho 1200 bucks cash per te pronti.", "io e la mia bambina di 5 anni abbiamo bisogno della tua macchina. per favore vendila a noi", "ti offro 1250$ cash, la vengo a prendere stasera" e -il mio preferito- "ho bisogno di una macchina al più presto, quando posso vederla? Christine. Dio ti benedica" (seguiva citazione da San Paolo, lettera ai corinzi. Era la firma di default). C’è da notare che i primi 6 messaggi erano tutti da donne (o almeno nomi che mi sembravano di donne), non sapendo a chi dare retta rispondo per primo a una che mi aveva detto "sono francese, appena arrivato, se mi dici che posso passare cerco l’autobus per venire da te da sunnyvale stasera". Be’, sunnyvale è tipo a 35 km dalla mia zona, il numero delle linee di autobus è sicuramente minore del numero di mall, e casa sua mi era di strada la sera stessa per andare a cena a Stanford (dove ho rimediato la mia seconda multa per divieto di sosta…), mi sento buono (ed entusiasta all’idea di vendere) e gli faccio "guarda, passo io da te così la vedi al volo".
Lì trovo due bei ragazzetti francesi, tipo ventenni, che devono fare un internship qui a Motorola. Perfetto, in pochi minuti provano la macchina, io copro i rumori sospetti con l’ottima musica dei cd di Valentina, e l’affare è fatto. C’è solo un problemino. Per vendere la macchina sei obbligato a fare lo smog check. Mica gli venderei la macchina che inquina, no? Ecco, quindi se lo smog check biennale non lo passi, puoi ritirarla. Se non passi questo qui (che è esattamente identico, stesso test, etc), niente. Quindi, eccomi qui, in un cafè dentro la libreria Barnes and Noble, mentre la mia macchina è sotto i ferri del meccanico abbastanza vicino a me e che offre i migliori coupon della zona. Piccola digressione: come molti sapranno questo è un paese guidato dai coupon. Sono ovunque, e tutti li usano in maniera spudorata per risparmiare anche un dollaro. E spesso i coupon sono molto complicati, sintomo che è proprio vero che sono un popolo giocoso e con un rapporto strano con i soldi: spendono felicemente per qualsiasi stronzata, ma se possono spendere convinti che stanno risparmiando (e se lo stanno meritando perché furbi) allora è pura goduria. Gli piace stare lì, trovare le combinazioni dove risparmi di più (è il tuo compleanno, porti un amico adulto e due bambini, fra le
12 e le 1230, nei giorni dispari, domenica esclusa e… tu non paghi e hai il gelato gratis per tutti!), gli piace ritagliarli e metterli da parte per l’occasione giusto (portafogli gonfi di coupon, gente che ne tira fuori mazzetti alla cassa per trovare quello buono), ce ne sono di tutti i tipi: risparmia il 15%, 2×1, fai l’affare, dona il 20% alla tua scuola o alla tua chiesa. Eh, qui devo fare la digressione nella digressione, se un americano leggesse questa roba mi ammazzerebbe (altra digressione, qui amano un diverso tipo di talk o discorso.
all’inizio devi dire dove andrai a parare, fare una sintesi, poi cominci ad argomentare. altrimenti non ti seguono, si perdono, si lamentano. e poi ci vuole ritmo, stai sempre a vendere qualcosa o a convincere che tu o la tua azienda siete i migliori etc etc).
Dicevamo, le donazioni. Io ho girato almeno una dozzina di chiese. In ogni chiesa c’è un volantino che non dice le letture del giorno (e io tiro ad indovinare se trovo un lettore con l’accento strano), ma le news parrocchiali e gli ads. Una pagina di organizzazione della chiesa, una e mezzo di news locali (che dovrei copiarvi per apprezzare davvero) e una pagina e mezzo di pubblicità.
Organizzazione: c’è tutto, dal Papa a chi pulisce le scale. Tutti con nomi fichi, tipo Executive manager pulizia scale.
News Locali: vai a cena da Chevy in XYX street (o altro ristorante bassa-media qualità) mercoledì tal dei tali e presenta il coupon rosa che trovi qui: la tua chiesa prenderà il 20% di quello che spendi! A me questa cosa fa impazzire, credo che dica tutto: la combinazione "consuma, mangia zozzo/giocoso, risparmia", buonismo, egoismo (fai cose buone per la TUA chiesa o la scuola dei TUOI figli, mica per gli africani morti di fame o chissachì). Così postmoderno che veramente ci rimango affascinato. Non vedo l’ora che arrivi in Italia.
Pubblicità: anche qui qualcosa di simile: supporta la tua comunità e la tua chiesa, vai dai nostri inserzionisti e digli che apprezzi il loro support alla chiesa! Quindi partono gli annunci su pompe funebri, prestiti, posti per mangiare e -immancabile- la stessa chiesa che ti propone di versare donazioni online, direttamente da casa quando vuoi!
Interessante vedere come cambiano il numero e la qualità degli annunci a seconda della chiesa specifica. Chiesa locale vicino zone messicane:
pagina mezza vuota, una taqueria, un fioraio. Chiesa principale di Stanford (l’università con più donazioni private del mondo): hotel Sheraton, cliniche, banche.

Eravamo al meccanico dove ho portato la macchina. Visto che è il più figo e scontato della zona è sempre pieno e -inspiegabilmente- non prende appuntamenti. Quindi il sabato è come all’IDI, ma senza numeretti. All’alba devi stare lì e sperare che non ci sia già troppa gente (apre alle 8 e alle 8.30 smettono di prendere macchine). Io, arrivato alle 7.45, ne avevo solo 4 davanti a me e quindi ora sono qui, aspettando che mi chiami da un momento all’altro per dirmi:
abbiamo cambiato l’olio e fatto lo smog check, ma la macchina non l’ha passato e servono tot dollari per provare a farglielo passare, che facciamo?
Ora, a parte la spada di Damocle sulla mia testa, stamattina ripensavo a quelli che ho incontrato dal meccanico. In fila, tutti stranieri:
messicani, asiatici, io. Alla cassa: messicani. Meccanici: messicani.
Questo mi ha ricordato la prima settimana che ero qui: nei ristoranti a servire e cucinare solo messicani e asiatici. Al lavoro: due greci, un argentino, un cileno/portoricano, un rumeno, un cinese, un taiwanese, un australiano, un canadese, un tedesco. La domanda che mi facevo è: ma dove sono gli americani?
Ecco, il sabato è stato spesso il giorno "stana gli americani".
In particolare, visto che sto finendo la batteria, vi racconto tre episodi (vi risparmio quelli più banali su gli americani al cinema, gli americani ai mercatini di natale e gli americani nei fast food).

Vicino al MOMA di San Francisco c’è questo mall gigante e hi-tech con dentro cinema, negozi fichi e tutto il resto. Entro a vedere e trovo una cosa che mi era sfuggita: la sala giochi. All’ingresso c’è lui, una vaga somiglianza a chuck norris, cappello militare, occhiali da tiro al piattello, anfibi e mimetica infilata dentro, sopra abbigliamento tecnico da tiro al bersaglio, guantini di pelle e posizione plastica mentre imbraccia il fucile. Dietro c’è la moglie e i due figli che fanno il tifo. Quello che mi ha lasciato senza parole non è stato che conosceva il videogioco a memoria e ammazzava nemici come niente, e neanche che non ha fatto entrare nel gioco un bambino per fare il doppio con lui. Capisco tutto, va bene tutto. Ma perché portare quella sorta di velo di cotone che copre il collo dal sole in una sala giochi non illuminata?
In fondo, nell’angolo appunto più buio, sono rimasto estasiato da un’altra visione. Avete mai visto quel gioco dove per terra ci sono dei grossi pulsanti da schiacciare con i piedi e davanti c’è uno schermo dove compare la sequenza di frecce che indicano i passi che vanno fatti a tempo di musica? Ecco, io tipo 3 e mezzo fa c’ho provato e riuscivamo a malapena a seguire le indicazioni per balli tipo tango o forse qualcosa di ancora più lento. I bambini invece volavano. Un manipolo, vesti da giovani rapper, attrezzati di liquido per pulire con tanto di spruzzetto, stracci e salviettine, avevano preso possesso dell’angolo e sembravano stare lì da giorni. Contro il muro una cinesina che avrà avuto 12 anni intanto ripassava la sequenza di frecce sul computer (avevo lo stesso programma del cabinet sul portatile e studiava con le dita la sequenza folle di passi velocissimi che poi facevano live!). Sullo schermo era tutto una sequenza di "perfect, perfect, perfect" nonostante i ritmi folli e i passi complicatissimi (doppio passo dx/sx, avanti e dietro insieme, due avanti, sx/dx insieme, 4 dietro: tutto questo in tipo due secondi!). Avrei voluto intervistarli, chiedergli se andavano anche a scuola o facevano quello full time, se volevano venire con me in tournee in europa. Ma quelli manco mi hanno visto, il moretto ha finito il gioco e neanche ha scritto il nome sui record.

Un altro sabato ho comprato una pistola. Sono entrato nel negozio vicino casaStrange e ho detto che non mi sentivo sicuro a casa (ci credo, con lo strange a piede libero): lei, signor negoziante di armi col cappello da cowboy, cosa mi consiglia? Lui, senza neanche guardami in faccia: corta o lunga? Mah, mi dica lei, è la mia prima arma. Alzo gli occhi. Ad altezza uomo muri ricoperti da fucili, sotto tavoli di vetro con pistole, sopra tutto intorno teste di cervi e daini. Ma io dico, ma voi per caccia ammazzate i daini e ve ne vantate pure mettendoli imbalsamati nel negozio? Very challenging, complimenti, mi avete quasi fatto venire stima per mio zio che almeno va a caccia di cinghiali (sempre impari e discutibile, ma i daini mentre ti attraversano la strada li ammazzo pure io con la macchina…). Due ragazzi stavano comprando un fucile puntandolo (scarico, credo) verso di me. Il tipo torna con una pistola, tipo colt. La prendo in mano.
Neanche troppo pesante. Chiedo qualcosa sulle munizioni, ne tira fuori un pacco, grosso. Gli faccio, ma c’è un posto dove posso provarla?
Mah, se non vuole prenderla subito può andare a hfujhsgd (non ho capito niente) e fare una lezione, ne prova alcune e vede quale le piace di più. Mhh, non so, gli faccio, per prenderla subito basta il mio passaporto? Beh, non ha la green card? Well, mia moglie la ha, bluffo. Allora basta che porta la green card di sua moglie ed è sua.
Quelli a fianco a me intanto comprano il fucile mostrando la patente.
Guardo la colt e penso allo strange la sera prima che girava per casa senza niente da fare e guardandomi strano. Magari, se gli dico che la green card gliela porto domani, la colt me la dà subito lo stesso.

Oggi, vagando a piedi per i mall deserti alle 8.30 di sabato mattina (se mi fossi anche acceso una sigaretta la polizia mi avrebbe fermato sicuramente), ho scoperto che dietro alla libreria e prima del supermercato preferito (Trader’s Joe, tanta roba healthy e niente coupon) c’è un centro dell’esercito per iscriversi ai Marine, Air Force, etc. Pancia in dentro, petto in fuori, ho aggiustato la giacca e ho provato ad entrare. Purtroppo era chiuso. Peccato, volevo vedere se le storie che ho letto su ilManifesto sono vere (tipo che ti dicono come ripulirti il sangue dalle canne per passare i test di ammissione). Però ho rimediato il calendario 2006 che regalavano fuori. In copertina c’è una marine giovane giovane in divisa, piegato per abbeverare un cucciolo di pastore tedesco versandosi l’acqua sulla mano da una bottiglietta. Dentro ci sono 12 mesi a quadrettoni blu su sfondo bianco con tutti gli anniversari militari (Pearl Harbor Remembrance Day, Veterans Day, Air Force 59th anniversary…) e una cartina dell’America. Dietro c’è una ufficiala in divisa, accovacciata con un portatile sulle ginocchia che guarda tutta tesa fuori dall’obiettivo. Non mi hanno proprio convinto, se devo ancora aspettare la macchina a lungo magari ci ripasso e sento quanto mi offrono.

Ok, vi lascio con una foto della costa e tre foto dal capodanno cinese. E’ iniziato che non si riusciva a vedere la strada e la gente che ci faceva le spiate alla polizia per non farci scavalcare un muretto. E’ finita che dopo QUATTRO ore di parata, fingendomi fotografo ufficiale, sono riuscito a infilarmi sotto l’attrazione finale: 100 men dragon. A momenti ci rimango a causa di un trick e track gigante che mi è esploso proprio sotto i piedi, ma credo ne sia valsa la pena 🙂

Buon weekend e a presto, carnevale e quaresima si avvicinano, vedremo se succede qualcosa di interessante!

Paolo

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