cucuzze o stigghiola?

Ecco un assolo di Guido Grassadonio, sicilianissimo trapiantato a Roma. E’ un assolo lungo una settimana. Ne riporto il pezzo che ci riguarda direttamente:


ho conosciuto troppi intellettuali di recente. mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devon dir diamanti ogni volta che aprono bocca. m’annoio a dover lottare per ogni alito di vento che faccia respirare la mente. ecco perché mi sono tenuto lontano dalla gente per così tanto tempo. e adesso che vado in società, scoprò che devo tornare nella mia caverna. ci sono altre cose oltre la mente: gli insetti, i palmizi, i macinini da pepe, e io terrò un macinino da pepe nella mia caverna. così, allegria.

Charles Bukowski, Taccuino di un vecchio sporcaccione


Ripensiamo la nostra sicilianità….
Stavo ripensando a tutto il lavoro fatto dall’ex dicotomico tonino, che è fra "babbaluci" e "cucuzze", sta provando a trovare la sua originalità intellettuale all’interno di un richiamo alla sua (e mia) terra. E le sue continue provocazioni al mio essere partito, si leggono in questo senso. Mi viene però a me di essere provocatorio, per una volta….

"Cucuzze" e "babbaluci", son tutti i termini di una sicilianità folkloristica…. Ed il folklore è, spesso, il sintomo della decadenza di una civiltà. Se debbo fare un revival di musica sicula, do per scontato che essa è, se non morta, un po’ in declino. Ma l’ "esser siculo" è tutt’altro che un sentimento in via di estinzione. Perché allora comportarci da intellettuali.. gli stessi intellettuali criticati da Bukowski? Uhm, vediamo un po’, di essere più chiari. La sicilianità delle "cucuzze" mi pare un ottimo modo di reintepretarsi, ma dal punto di vista dell’intellettuale che passa per le vie della città e ne capisce il movimento, movimento cui vorrebbe contribuire, ma che invece, aihmé, può solo omaggiare con l’arte ed i discorsi; perché, in fondo, io sono un intellettuale, ed il vecchio ortolano ambulante, con l’ape colma di cucuzze che passa davanti a me, non è che abbia proprio tantissimo da "spartiri cu mia"[spartire con me]. Difficilmente gli farò leggere il mio libro, ma magari questo interesserà tanto a qualche altro intellettuale, magari milanese, che apprezzerà l’atteggiamento nostalgico di questa rilettura della sicilianità.

Insomma, io, non so Tonino, le cucuzze le chiamo zucchine e non me ne voglia la mia sicilianità….. il termine lo uso, al massimo, per nostalgia. E quindi? E quindi la sicilianità delle "cucuzze" non mi appartiene, ed invito chi invece se ne sente davvero parte a scriverne, se scrivere è un’azione che a lui/lei porta piacere. E magari scriva nella sua lingua, che non sarà un italiano arricchito dal siciliano (miscela comunque più esplosiva dell’uranio impoverito), ma un siciliano stretto e meravigliosamente incomprensibile (al meno di prima mano).

Cosa è allora la mia sicilianità? Tante cose, ma per restare in campo gastronomico, e volendo trovare qualcosa che vada oltre "me", senza però escludermi dalla definizione, faccio una proposta. Chiunque esca la sera a Palermo, fa prima o poi incontri con uno "stigghiolaro" abusivo. Uno può anche provare repulsione per queste budella svuotate dalla merda, ma difficilmente se passate dal "fuso orario", il fumo dell’arrosto non vi entra nei vestiti. Quello di "mangiare porcate (nelle ore sbagliate") è un qualcosa d’internazionale…. ma in Sicilia le porcate hanno dei sapori particolari. Le stigghiola, assenti nei ristoranti, nelle rosticcerie, ma arrostite per strada, sono il tratto d’unione tra gente bene e genta di borgata. Mi sembrano un "concetto" molto più vivo delle "cucuzze"….. la mia provocazione è dunque la seguente proposta:

Perché l’associazione "Cucuzze" non cambia nome in "Stigghiola"? Ok il suono è quasi cacofonico ad un orecchio italofono….. ma ‘sta minchia, straripa di sicilianità e palermitanità da ogni poro semantico (si chiamano così i pori delle parole, no? ehehe).

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3 thoughts on “cucuzze o stigghiola?

  1. hai sollevato un problema reale, quello del cliché è un facile pendio da scansare come la febbre quartana…lavoro proprio per evitare facili decadenze. un abbraccio, fratello.e saluti alla tazza con brontolo!

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