blog, letteratura e formaggio

recupero dal mio mastodontico archivio questa riflessione di marco candida

Con i blog possiamo sperimentare ogni tecnica di comunicazione – possiamo auto-promuoverci, “farci belli”, possiamo “fare gli scrittori”, “fare i giornalisti”, “fare i fotografi”, fare qualsiasi cosa ci passi per la testa, e in più tutto quel che facciamo è di dominio pubblico, e comporta “conferenze stampa” (che cosa sono i commenti se non piccole forme di conferenze stampa?), e comporta, anche, una certa notorietà –; ma, io dico, sperimentando le tecniche di comunicazione (una delle tentazioni più grandi, ad esempio, è cercare di convincere subito che si è dei “geni” o “tra le migliori menti della nazione” soltanto cominciando a dirlo, a “mettere in giro la voce”) queste finiranno per perdere la loro efficacia. Saremo presto in grado di riconoscerle e di non cascarci più e a quel punto quel che conterà sarà soltanto il messaggio.

Io, nella mia esperienza, ho sempre sentito parlare di “Letteratura”, ma, pensandoci bene, non ho mai capito bene che cosa questa “Letteratura” fosse. E adesso, poi, ho smesso di pensare che la parola “Letteratura” abbia qualche senso. La Letteratura, qualcuno ha detto, si può pensare come un punto che si allarga. Io, da buon topo di biblioteca, penso invece la letteratura come un gruviera: nel gruviera ci sono tanti piccoli buchi e tu puoi decidere di infilare il dito in uno di quei buchi, però puoi anche decidere che il buco puoi fartelo da te – certo con molta più fatica e molta più pazienza.

Nessuno mi vieta, voglio dire, di aprire una casa editrice e di lanciare nel mondo editoriale e nel mondo della letteratura (se si intende “letteratura” nella sua estensione illimitata) un nuovo autore, e con quel nuovo autore, comunque, in qualche modo, la Letteratura sarà chiamata a confrontarsi. Lo spazzerà via, sì, ma la Letteratura, nella sua estensione non più illimitata, ci si dovrà confrontare.

Se devo giudicare uno scritto, io non lo giudico più alla luce della Letteratura; cerco di giudicarlo in sé. Se si prova a giudicare un qualsiasi autore, anche molto grosso, alla luce della Letteratura, quell’autore scomparirà quasi; se si considera in sé, avrà invece una dimensione più giusta. Se dico: “Petrarca” tutto da solo, mi sembra molto grosso; se invece dico: “Petrarca nella Letteratura”, mi sembra quasi minuscolo.

Ora: si può parlare di una forma di letteratura in rete? Una specie di macrocategoria che assorbe e comprime tutti quanti e che li direziona da qualche parte – anche se non si sa bene dove? Credo di sì. (E con questo credo anche che quando diciamo Storia della Letteratura stiamo parlando della Storia di un Genere che ha fatto la fortuna della Storia del Libro; ma non pretendo di essere seguito fino a qui). Credo che già si possa fare. Credo che ci sono comportamenti che si mettono in atto e che sono tipici di chi apre un blog; così come sono tipici certe scritture e certi topoi in chi comincia a scrivere. Questo significa che la differenza alla lunga la faranno i messaggi e non le tecniche di comunicazione di chi apre il blog o l’abilità nell’uso della tecnologia.

Se dovessi scrivere un racconto su un blog e dovessi cercare di rappresentare un blogger ideale probabilmente penserei o un blogger che racconta la sua quotidianità, oppure un blogger che parla della rete e che usa un linguaggio specialistico. Il primo cercherei di farlo parlare una lingua condizionata dalla televisione e dall’americanizzazione, cercherei di farlo parlare il linguaggio dei mass-media. Il secondo lo rappresenterei soprattutto come un feticista del prodotto tecnologico e sulla via della definitiva cyborgizzazione. Insomma non lo rappresenterei un blogger, un “vero blogger”, un “blogger archetipo”, come una persona libera, ma come una persona che usa liberamente dei mezzi, ma non è proprio “libera”.

Lo ripeto: il blog diventerà uno strumento significativo quando si risponderà non alla domanda “Che cosa è la rete?”, ma “Che cosa abbiamo fatto, che cosa facciamo e che cosa vogliamo fare con la rete?”. Non si tratta di evangelizzare mostrando tutte le possibili applicazioni della rete, come è stato fatto in gran parte (Giuseppe Granieri per primo) al Webdays; si tratta di portare esempi di applicazioni concrete, come è stato fatto in minima parte (Lele Dainesi, ad esempio).

Credo che la logica degli inviti dei WebDays dovrebbe cambiare. Credo si dovrebbe smettere di parlare del mezzo e delle possibilità che permette di percorrere (con il tono di chi sta evangelizzando, di chi si sta facendo portavoce del Nuovo Verbo) e di far parlare, se c’è, chi quelle possibilità le sta percorrendo e facendogli dire che tipo di risultati ha ottenuto percorrendole. Insomma, non chi conosce il mezzo, ma chi il mezzo lo usa.

Forse facendo questo, nei WebDays, e nei raduni in generale, può anche cambiare il modo di intendere le stelle del blog. Mi sembra che le stelle del blog, in questo momento, siano: chi fa molti contatti (anche se la questione dei contatti non è chiara e non è affidabile) oppure chi ha dei meriti, ma non attraverso il blog. Il blog riuscirà a diventare un mezzo significativo quando ci saranno blogger che si conquisteranno merito attraverso il blog. Per arrivare a questo è necessario “inventarsi” cose da fare attraverso le tecnologie, e non inventare tecnologie senza curarsi della qualità dei contenuti e dei messaggi. Sono contento, per fare un esempio, che esistano le forme di pubblicazione nanopubblishing, ma non mi basta che siano usate per informare soltanto sul nuovo prodotto tecnologico, voglio di più: voglio, per essere precisi, qualità del contenuto e del messaggio.

I blog e “le infinite possibilità che offre la rete” (come si dice) acquisteranno importanza se ci saranno persone che agiranno in modo importante; così come la letteratura acquista importanza, e diventa Letteratura, quando le persone agiscono in modo importante (e non perché vendono molto o perché padroneggiano in modo fenomenale tutte le forme del discorso e via così). Queste persone, queste persone che agiranno così, del blog saranno, ne sono sicuro, le stelle.

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3 thoughts on “blog, letteratura e formaggio

  1. carissimoho appena copia incollato uno dei post più lunghi della landa (in realtà è un collage di tanti discorsi).Contiene anche una piccola provocazione alle "cucuzze".. nulla da prendere troppo sul serio, ma te lo dovevo dire, no?un abbraccio

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