la verità, vi prego, sull’arte

Su Ore Piccole lo scrittore Gabriele Dadati aveva dato la sua personale definizione d’arte:

Io ho un’idea precisa di che cos’è l’arte, tutta l’arte: un fatto comunicativo che avviene tramite modalità estetiche. Vale a dire: un "messaggio" che passa attraverso un qualcosa la cui "forma" è realizzata con una riflessione e un impegno che tengono ben presente una idea di bellezza. Questo non solo per l’arte figurativa, ma anche per la letteratura o il cinema o altre cose. E questo è vero con certezza, per me, almeno fino a inizio Novecento e poi molto spesso anche durante il Novecento.

Dato che per due anni ho vissuto nel dipartimento d’estetica dell’Università di Palermo e mi sto specializzando proprio in filosofia estetica, ho voluto rispondere pure io, è nato uno scambio interessante di opinioni parallele. Dato che il mio grande maestro è il professore Salvatore Tedesco – docente di Storia dell’Estetica e di Metodologia della Storiografia Estetica, nonché autore di un saggio che smaschera la vera natura felina di Snoopy – gli ho chiesto di intervenire nella diatriba che è vecchia come il cucco:

«È vero che la polemica è vecchia come il cucco, e che c’è più da imparare dal verificare come equivoci e posizioni intenibili si ripetano, che non da sperare di poter aggiungere nulla di sensato …

Mi succede continuamente di vedere, per esempio da parte di musicisti, ma anche ad es. registi, entusiasmi incredibili nel ripetere posizioni pseudo- o post-romantiche, o appunto invece tentativi più o meno semiologici, che a conti fatti non mi sembrano poi tanto più aggiornati dei primi.

Io osserverei solo due cose: in primo luogo, chiaramente ogni definizione finisce per trasformarsi in una teoria, o un impianto prescrittivo, e quindi qualcosa di legittimo per il singolo caso (per quanto spesso anche lì riduttivo) ma del tutto fuori misura se inteso alla lettera come ambito di movimento complessivo dell’arte.

Secondo, e soprattutto: cosa insegna san Garroni, sul fatto che l’arte non è una classe? Mi sembra che il discorso, nel momento stesso in cui stimola alla critica e alla sua relazione con la teoria dell’arte (tanto per accennarti ai temi che sai, da Kant a Baeumler a Garroni appunto) porta a mettere abbastanza risolutamente da parte le faccende definitorie, e gli assi nella manica su cui poi magari esistono biblioteche e controbiblioteche intere».

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