di lupi con cuffietta e sguardi freschi

Caro Antonio, ho seguito buona parte della lunghissima discussione su Vibrisse suscitata dal tuo articolo iniziale, l’ormai famoso "sguardo fresco". Va da sé che l’ ho trovata straordinariamente interessante nel suo corpo centrale. Altrimenti come avrei fatto a seguirla nel pur corposissimo contorno di circoli viziosi collaterali in cui ognuno poi finisce per argomentare, non per scambiarsi utili e fattive opinioni, ma per ribadire con pervicacia maligna le proprie convinzioni preesistenti.
Ma questo, forse è nella fisiologia di tutte le discussioni.
Secondo me, il tuo articolo iniziale aveva un grosso difetto, che però era complementare al suo più grosso pregio: era incompleto, più incline ad essere frainteso che ad essere inteso per quello che voleva realmente dire.. Di contro, il suo più grosso pregio era che in questo modo diventava estremamente provocatorio, foriero quasi d’un istinto reattivo di ribellione. Che c’è stata eccome. Un po’ verso l’articolo in sé, un po’ (ma non poco) mediata da ciò che comunemente e storicamente porta con sé di pregiudizio la tua "divisa secolare".
Ma ritorniamo alla pietra dello scandalo, e cioè il tuo articolo iniziale.
Dicevo dell’incompletezza. Forse per obbligata virtù di sintesi tu, citando il passo del Robinson Crusoe commentato da Chesterton, gli hai dato testa ma gli hai mozzato le gambe che lo avrebbero fatto camminare su percorsi diversi di comprensione del senso. (almeno per chi era più predisposto alla ricezione).
L’intero, quello sostanziale, mi pare, lo hai riportato in corso di discussione. Ed io lo riporto adesso qui per noi di BC.

«è un buon esercizio nelle ore vuote o cattive del giorno stare a guardare qualche cosa, il secchio del carbone o la cassetta dei libri, e pensare quanta sarebbe stata la felicità di averlo salvato e portato fuori del vascello sommerso sull’isolotto solitario. Ma un migliore esercizio è quello di rammentare come tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio. Ogni uomo ha avuto una orribile avventura: è sfuggito alla sorte di essere un parto misterioso e prematuro come quegli infanti che non vedono la luce. Sentivo parlare, quand’ero ragazzo, di uomini di genio rientrati o mancati; sentivo spesso ripetere che più d’uno era un grande "Avrebbe – potuto – essere". Per me, un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande "Avrebbe – potuto – non – essere". Ma io ho fantasticato (l’idea può sembrare pazzesca) che l’ordine e il numero delle cose non sia che il romantico avanzo del naviglio di Crusoe. Che ci siano due sessi e un sole è come il fatto che non fossero rimasti che due fucili e un’ascia. Era sommamente urgente che niente andasse perduto, ma era più singolare ancora che niente potesse essere aggiunto. Gli alberi e i pianeti mi parevano come salvati dal naufragio e quando vidi il Matterhorn fui contento che non fosse stato trascurato nella confusione. Avevo la sensazione di economizzare le stelle come se fossero zaffiri (così sono chiamati nel "Paradiso perduto"), facevo collezione di colline»

Così completa la citazione, sì che da idea di quell’ ottimismo vitale che, seppur neghiamo talora quasi per esorcizzare le paure di venir delusi, pure intimamente cerchiamo. Quell’ottimismo che ci mette poco a diventare da naturale, rivolto al soprannaturale e che , talora ci fa vedere le vita, anche apparentemente la peggiore, come un dono. Cose queste che hanno tutte a che vedere – e strettamente, secondo me – con lo sguardo fresco nella dimensione sua propriamente letteraria.

Che poi nella discussione si sia voluto fare un consueto zabaglione tra verità di vita e verità letteraria, tra teologia e letteratura, poco importa. Spesso noi nelle discussioni proviamo a scimmiottare la maieutica di Socrate senza la sua onestà intellettuale.

E, malgrado questi ed altri momenti di apparente disturbo – compreso uno mio di evidente disturbo o sdrammatizzazione ironica di discussione che si stava arroventando troppo – la discussione stessa ha fatto un ottimo percorso ed ha confezionato alcuni momenti importanti di chiarimento.

Per esermpio, è lapidariamente confortante l’intervento equilibratissimo di Cristiano Governa che, con sorprendente semplicità, ci dice le cose come "verosimilmente" stanno e ci introduce un concetto che ho trovato fondamentale: il non bastarsi, quella deadline dell’uomo e, come diretta conseguenza, dello scrittore. Attraverso questo concetto puo avvenire almeno un punto certo di saldatura tra vita e scrittura.

Devo dire infine, caro Antonio, che, seppure attraverso estrema fatica, la discussione, nata come rigorosa ed eburnea contrapposizione di due modi di vedere, alla fine ha visto più di una posizione riavvicinarsi, diventare più disponibile all’osmosi.

Certo, rimane ancora Angela Scarparo che è una fondamentalista del "contrario" e che vende cara la pelle della sua intellettualità violata. Ma vedo che, da buon pastore quale sei, cerchi di recuperare almeno in parte, anche l’ultima pecorella del gregge. E lo fai, non più ribattendo con tesi, per quanto ben costruite, astratte, ma mettendo in gioco anche una parte del tuo vissuto. E questo ha sempre il suo grande peso, specie nello sgretolare la costruzione di luoghi comuni.

Troppo bella la similitudine che fa di te un lupo con la cuffietta…

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