di cognomi e altri demoni

Ora la calma t’aiuti a ritrovare il nome tuo d’un tempo, il punto di partenza.
Vincenzo Consolo, Lo Spasimo di Palermo.

più di un milione di volte e risalendo un milione di scale mi sono sentito chiedere (riporto l’ultimo in ordine cronologico, lasciato qui):

Una volta per tutte: "pintacuda" è uno pseudonimo?

Posted by: giambojet at 25.10.05 14:08

Rispondo sempre, o quasi, così:
no. antonino biagio pintacuda, per servirti. perché cercare uno pseudonimo quando il proprio nome è così strano da sembrarlo? pensi che metterei faccia e parole in un progetto senza poi firmarlo?
Risposta che sintetizza bene una delle tante motivazioni che m’hanno portato da qui a qui.
Il mio nome sembra già fittizio, suona falsificato, manca solo la x finale e sembrerebbe quello del cugino scemo di Asterix: Pintacudax… Nomen Omen scrivevano i latini, nel nome il destino. Un più altisonante Antonio sortirebbe magari qualche effetto (come ha fatto Antonio Spadaro che per l’anagrafe è un più siciliano ANTONINO SALVATORE SPADARO), ma quel cognome con la a finale ammazzerebbe il resto.
La teoria della A finale l’ha già sviscerata Marco Candida e a lui vi rimando.

Poi leggo nel sito di Matteo B. Bianchi l’origine di quella B. (che chissà perché m’ha ricordato quella puntata dei Simpson in cui Homer J. Simpson cerca di capire che significa quella J. puntata) e leggendo accetto che la minima diffusione del mio cognome non è poi questo grande dramma:

Per cosa sta la B. di Matteo B. Bianchi?
E’ il mio nome d’arte. Anzi, la mia lettera d’arte, visto che non è neppure un nome ma un’iniziale puntata. A molti può sembrare una scemenza, ma l’omonimia è un serio problema per chi, come me, si ritrova ad avere uno dei tre cognomi più diffusi d’Italia (Bianchi appunto) e un nome comune come Matteo. A voi non sarà successo spesso di richiedere documenti personali e vedervi consegnare quelli di un omonimo. O ritirare le foto di vacanze altrui o trovarvi in mano certificati di esami universitari mai sostenuti. A me è accaduto. Non solo: col tempo ho scoperto che ci sono Mattei Bianchi giornalisti, videomaker, pubblicitari, narratori per l’infanzia, registi televisivi… Un piccolo esercito di omonimi coi quali non ho più voglia di mischiarmi (e suppongo il sentimento sia reciproco da parte loro). Avevo bisogno di un’identità. Per un po’ avevo pensato di firmarmi Matteo B. e basta, ma sembrava il nome di un attore porno, così ho deciso di inserire la B. in mezzo fra nome e cognome, di trasformarla in una voluta balbuzie (B-Bianchi). E’ un piccolo accorgimento, ma ho verificato che funziona. La B. mi identifica, mi differenzia. La B. sono, finalmente, io.

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2 thoughts on “di cognomi e altri demoni

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