la maestosa sintesi della peculiarità siciliana

La maestosa sintesi della peculiarità siciliana me l’ha offerta ieri sera Rosalio col suo gentile omaggio, lì al Politeama, il decadente teatro che incarna esattamente quello che Palermo vuole significare.

Ero lì, con zita, madre della zita e madrina (che poi sarebbe una madre al quadrato che mi ha irrorato il viaggio d’andata e ritorno in Ford Fiesta con un rapido e indolore corso di guida; come se la patente non avesse già cinque anni di soggiorno nel mio portafogli). Chiusa la chilometrica parentesi che farà la gioia di Tony Siino, ero lì, dicevo, e appena giunto al teatro, ancora prima di chiedermi perché avevo la cravatta se poi tutto il tempo me la volevo strappare via, ecco, che le mie narici s’avvampano dell’inconfondibile afrore di sfincione.

Dico, sarebbe mai potuto succedere alla Scala? No, in questo sta tutta la specificità dello sguardo sul mondo tipico del siciliano.
Sguardo che proprio Rosalio incarna mirabilmente.
Tony l’ho visto poi sparire, nel pelago del tavolo più lontano, trascinato dalla folla che dopo essere stata rapita dalla bellissima musica di Mahler ha finalmente concretizzato il pensiero comune: addentare quei quadratini di sfincione opportunamente bagnati di vino rosso.

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