Sulla cosiddetta scrittura creativa

Il problema è abbagliante: sta tutto nel come si può e si deve intendere quell’aggettivo che accompagna un’attività così semplice come la Scrittura. Esiste, può mai esistere una scrittura non creativa? La partita si gioca tutta nella risposta che diamo al quesito.

Sin dal paradossale rifiuto della scrittura di quel grandissimo scrittore che è Platone

Socrate – Perché vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I prodotti cioè della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di chi non ci ha nulla [274 e] a che fare; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può difendersi né aiutarsi.
Fedro – Ancora hai perfettamente ragione.
Socrate – E che? Vogliamo noi considerare un’altra specie di discorso, fratello di questo scritto, ma legittimo, e vedere in che modo nasce e di quanto è migliore e piú efficace dell’altro?
Fedro – Che discorso intendi e qual è la sua origine? Socrate – Il discorso che è scritto con la scienza nell’anima di chi impara: questo può difendere se stesso, e sa a chi gli convenga parlare e a chi tacere.

Platone, Fedro, 275 c – 276 a

 a quello Scrivere come ineluttabile e salvifica scelta-destino professato dai cosiddetti Autori Autorizzati c’è sempre, sullo sfondo, uno sguardo sul  mondo che un certo modo di scrivere può illuminare o nascondere.

Dobbiamo chiederci: può la scrittura “creativa” aprire davvero mondi, illuminare scie di senso, donarci una realtà più reale?

La risposta non può che essere affermativa. Consideriamo un dato che la cattiva luce dell’ovvietà spesso non ci fa coglirere: tutto il sistema scolastico – almeno quello che sin’ora ha funzionato – si basa su informazioni a cui il discente attinge soprattutto con la lettura, siano essi manuali, antologie, monitor o classici.
Lettura che proprio i docenti – ed è in questa scommessa tutto il fascino del loro mestiere – devono rendere più agevole, affascinante, coinvolgente: detto in sintesi, consapevole. In questo può aiutare proprio la scrittura "creativa".

Un giovane che è stato forgiato in una palestra quotidiana di letture, continuerà naturalmente a leggere, sino all’impossibilità di farne a meno, esperienza che accompagna i bisogni corporali più infimi, il vecchio aneddoto del lettore famelico che non riesce ad andare di corpo se non inchioda la sua attenzione a qualcosa di leggere, e così uno manda a memoria gli ingredienti della candeggina  o le modalità d’uso dello shampoo.

Ma lo stereotipo del ragazzo col naso nel libro è relegato a una stretta minoranza, minoranza che può aumentare esponenzialmente se conquistiamo l’attenzione dei giovani. Attenzione catalizzata proprio dalla prospettiva del fare, prospettiva che deve essere anche della scrittura creativa in questo ruolo di ausilio all’insegnamento.
 
Esempi emblematici sono due, antitetici e però simili negli intenti: da un lato gli 826 dello scrittore Dave Eggers : “non-profit organization dedicated to supporting students ages 6 to 18 with their creative and expository writing skills, and to helping teachers inspire their students to write”.

 Dall’altro lato il progetto di BombaCarta, l’associazione culturale fondata da Antonio Spadaro che cerca di incarnare un’esperienza militante dell’esperienza creativa, BombaCarta nasce e si sviluppa a Roma, nell’Istituto Massimo dei Gesuiti. Il progetto è BombaScuola .

 Quindi, da un lato, i ragazzi bisognosi, dall’altro i rampolli dell’elité.  In comune la stessa identica visione, ciò deve significare pur qualcosa.

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