rimbalzi sulla proposta precedente

Lisa Sammarco:

Decisamente il ruolo di critico non è quello che mi viene meglio, comunque dico solo una piccola cosa, mi meraviglio sì mi meraviglio..credevo di essere io la romantica sognatrice! (a parte Tonino la cui giovinezza dà un senso logico ai suoi sogni) ragazzi ma dove vivete? CULTURA E’ BUSSINESS ormai, nè più nè meno di tutto quanto il resto, s’imbelleta di bandiere e di parole ma non riesce a non essere un ingranaggio del grosso affare che fa girare il mondo. I puri restano a casa e non parlano neanche tanto perchè ormai a vendere parole ci sono loro gli intellettuali e la loro spocchia.
Comunque sia non mi piace essere disfattista. Tonino parla della sua Sicilia come se fosse sull’orlo di un precipizio, forse è così, ma è in buona compagnia perchè allungando un piede oltre lo Stretto ritroverebbe la stessa realtà se non una peggiore. Io ci vivo, in modo agiato lo ammetto, anzi credo di avere anche un rossetto Chanel nel cassetto, ma questo non m’impedisce di avere occhi e cuore per questa terra che muore accartocciata nella sua ignavia. Ma nonostante tutto credo e voglio credere che oggi comprando un libro (e per farlo devo percorrere 20 km di costa) possa trovarci ancora qualcosa di buono, insomma una storia, che sbagli pure ma che lo faccia in modo onesto.
Questo gran parlare di cosa si debba scrivere, di come si debba farlo e per chi bisogna farlo e perchè, mi sembra che nasconda in fondo solo una gran paura di trovarsi un giorno con le mani sporche.
Allora se vi va di scrivere, se ci va di farlo cerchiamo solo di farlo nel miglior modo possibile, l’unico onesto che ci resta…col cuore!

Raffaele Ibba:

Ritengo ci sia qualcosa in più in quello che diceva Tonino.
La realtà che lui descrive è quella di tutti noi, se appena facciamo il tanto di buttare un occhio fuori dalla finestra o dalla porta.
I bidelli della mia scuola vivono in quella realtà, dove i figli non hanno lavoro e sono dis-sperati, cioè privati di ogni speranza anche se non di allegria e gioia di vivere.
Il problema non è un rossetto di Chanel – anni fa regalai alla mia attuale moglie un intero set di trucchi Chanel che sono durati anni – ma è quello che c’è nei libri che ‘fanno numero’ come dice Demetrio.
Lo so, e Demetrio ha ragione a ricordarmelo, lo so che ci sono anche altri libri. Ma i numeri contano. Ed oltre una certa quota la quantità diventa qualità. Il fatto, apparentemente banale, che un libro menzognero come Il Codice abbia venduto trenta o più milioni di copie significa che è stato letto da cinquanta o sessanta milioni di persone. Un libro meraviglioso, ed anche molto religioso nel suo ateismo consapevole, come Spettri di Marx di Derrida, non so quante copie abbia venduto e da quante persone sia stato letto ma sono sicuro che le posso contare nell’ordine delle migliaia, seppure non sono ottimista. La quantità, insisto, diventa qualità. Se poi ci mettete dentro il fatto che la tv diffonde segnali ‘culturali’ dello stesso genere del Codice, vedete come sul piano delle consapevolezze che si diffondono siamo dentro percorsi menzogneri.
Il libro di Demetrio, per quel poco che ho letto, mi sembra innanzitutto e in modo evidente un lavoro narrativo coraggioso. Se vendesse un milione di copie, anche in dieci anni, sarei felice perché significherebbe che ci sono cose che contrastano questo meccanismo nichilista e bugiardo che vedo attorno a me ed a noi.
Lo so che ci sono stati casi diversi. Il maestro e margherita di Bulgakov è un romanzo che è stato venduto molto ed è stato letto anche di più. Ma a chi è più attento di me a questi fenomeni ho una domanda.
Dopo Bulgakov, Tomasi di Lampedusa, Pasternak, e forse anche On the road, qual è il romanzo di livello alto che ha venduto ‘milioni di copie’? Non il nome della Rosa, che appartiene – certo con enorme maggior abilità e intelligenza – alla stessa serie del Codice.
Io non ne ricordo, ma potrebbe essere una ignoranza mia.
Anche gli autori che qui vengono citati di più, ad esempio come Tondelli: in quante copie è stato venduto? Ho l’impressione che sia un long seller, un autore che si vende poco ma sempre, e quindi alla fine vende molto. Ma è così?
Riflettere sulle quantità non è un lavoro di poco conto nelle letterature, perché qui scatta la seconda cosa che ho capito di Tonino. l’onestà è anche un rapporto con ciò che diciamo di noi stessi, quindi con la nostra vita vera e non con le finzioni che ognuno di è abile a costruirsi per nascondere la desolazione in cui vive.
Qui non è solo un problema di cuore, e Tonino lo diceva chiaramente, ma di intelletto applicato a ciò che ci piace fare di più, a quello per cui identifichiamo la nostra vita. Cioè scrivere.
Come in Sicilia molti, da Leonardo Sciascia a Tonino Pintacuda, hanno dimostrato di saper fare.

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