quotidiani furori

Mai come ora è tempo di bilanci.
In questi tre anni ci siamo tenuti spesso compagnia, abbiamo riso e scherzato, pensato e immeritatamente meditato su quanto fossero condivisibili le dicotomie in cui sguazzavo nella mia adolescenza.

Ma una fine doveva pure esserci, o meglio un fine. Che camminava di pari passo con la mia stempiatura. Ora ci sono meno capelli e – forse – più idee, o le idee ci sono sempre state, nascoste proprio in quel cespuglio di broccoli bruni che le tenevano al caldo. Ci pensavo oggi, mentre lavoravo al Comune, mirando un cartellone che pubblicizzava tutto quello che Bagheria ha fatto contro quella stessa mafia che respiriamo sin da piccoli. Una sfilza di cartelloni, cortei, opere di sensibilizzazione. E io stavo lì, a rimirare la faccia di Binnu sotto quel wanted in perfetto stile western. E lì, con l’animo più leggero, purgato dalle difficoltà del quotidiano ripensavo ai miei dicotomici furori, che mi tenevano compagnia sin dal 1998, anno in cui spuntarono come titolo di un raccontino scritto alla fine del terzo anno del liceo.

Sono stati un comodo rifugio, sin quando ho deciso che era giunto il momento di crescere. Perché non te lo dice il primo capello bianco o la barba più folta che è giunto il momento di prendere a muzziconi giorni e calendari, sei tu che lo decidi. Mettendoti allo specchio con quella domanda che hai schivato per troppo tempo: vuoi continuare a marcire nell’insoddisfazione o dare una smossa a tutto e prenderti il tuo bel mucchio di responsabilità? Senza dover sventagliare curricula vitae o agende vecchie di vecchi appuntamenti con le Grandi Occasioni Mancate, perché, semplicemente, il teatro dei Sogni Sciupati ha dato la sua ultima replica.

Nessuno con un minimo di sale in zucca scriverebbe anche una sola riga prima di aver digerito tutti gli eventi della vita, e quegli stessi eventi li conquisti meglio se hai un filtro in cui nettarli, in cui dividere le cose significative da quelle che non meritano nemmeno un po’ d’attenzione. A questo sono serviti i defunti dicotomici furori e per questo li ringrazio. M’hanno dato un sentiero da seguire, fatto di antinomie e talebanismi vari, perché ci devi arrivare con la schiena bella dritta alla soglia del futuro, senza troppi compromessi. Neanche con te stesso.

– – – –

Post Scriptum


Questo pezzo l’ho riscritto e l’ho ribattezzato.
Il merito è anche del mio amico Guido che pubblicamente ringrazio.

Per la grafica mi sono ovviamente ispirato alla bibbia di Dave Eggers piazzandoci Humpty Dumpty lì sotto la testata che è la sintesi di quello che questo taccuino vuole significare. Il titolo è lo stesso della mia tesi di laurea specialistica, che sarà pure il titolo del mio intervento al convegno di febbraio a Reggio Calabria; il sottotitolo è un bellissimo verso di una poesia di Paul Celan, tratta dalla raccolta Papavero e Memoria.
Leggeteci pure quello che volete.

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3 thoughts on “quotidiani furori

  1. hey, ma è un'addio al mondo dei blog?se invece è sull'abbandono dei dicotomici furori si spiega male….in ogni caso il titolo, fammi fare il pignolo a me per una volta, mi fa pensare.La vera ed unica verità. Ma che cosa è una verità vera (ok, ci si può arrivare ad un senso, ma mi pare fuori luogo)? Forse era più corretto "la sola ed unica…" no?eh eh ehsto cercando di ridare un po' di vita alle dicerie della civetta… ho pescato un articolo che parla del più grande esempio di arte d'avanguardia finora raggiunto…buona letturaP.S.abbandonare i blog è, s emi permetti, una pessima idea… i blog si cambiano con il tuo cambiare. ma vuoi mettere la bellezza di condividere ciò che scrivi.. è quasi come pubblicare un libro, solo che nessun editore ti fa correzioni.

  2. beh, grazie a te..così è diventato un gran pezzo complimenti. Felice di essere stato utile, spero di poter leggere presto questa tesi, ove non chini la schiena (ma l'hai mai fatto veramente? ho i miei dubbi..) e vai diritto, con un titolo che farà mordere le mani a qualche prof (mica è un titolo "serio" e "scientifico"). Ma tu hai le spalle coperte e puoi andare tranquillo.. e le spalle te le sei coperte da solo, cercando appigli di gente che non ti chiederà mai di venderti l'anima. hai saputo scegliere e se, come credo, stai facendo ciò che tu vuoi fare, questa è la più grande avventura che ti sia mai capitata. Quindi al diavolo i furori dicotomici, qua ci sono il sangue, i neuroni ed i sogni di un bagherese di cui parlare…. e un sogno, come un progetto, ne vale mille di furori…ora basta però, che hai un ego spropositato (quasi peggio di me) e troppi complimenti ti fanno male.buon "viaggio", aspettiamo tutti nuove avventure nella landa sconosciuta tessuta dalle tue dita nella tastiera.

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