And I choose us (2)

KATE

You want to do something
great, Jack? Let’s flush the
plan…start our lives right
now, today…I don’t know what
that life’s gonna look like
but I do know it has both of
us in it. And I choose us…

Jack is jolted by her words.

KATE (CONT’D)
The plan doesn’t make us
great, Jack. What we have
together, that’s what makes us
great.

Questa è la scena iniziale di THE FAMILY MAN, il film di Natale di cui parlavo anche qui.
Ieri ho ripubblicato una digressione che risaliva a due anni fa, era stata la scena finale di American Beauty ad averla innescata. Dalla fine ad un nuovo inizio, c’è molto da capire.
Dicevo che ero tenacemente attaccato al mio passato, ed è ancora vero. Ma è un attaccamento selettivo, tale e quale alla cecità selettiva che ci permette di sopravvivere in questo mondo di ratti e faine.
Ieri ho ripreso a studiare ai vecchi ritmi, che s’erano un po’ dilatati vista la nuova prospettiva che ho dovuto acquisire in quanto studente lavoratore. (Se lavoro si può chiamare il SERVIZIO CIVILE NAZIONALE VOLONTARIO).

Sei ore allo sportello INPS del Comune, dove viene gente che aspetta con ansia l’arrivo dei sussidi assistenziali che il Comune elargisce per dare un po’ di dignità anche alle famiglie più disagiate, ci metto impegno e passione anche qui, a trascrivere codici fiscali, stati di famiglia in cui abbondano dozzine di Karol. Come l’anno della santificazione del fraticello di Pietralcina ci fu una proliferazione di Pii infanti.

Quella del nome è una deriva interessante: un nome è come il titolo di un libro o di un saggio, "un titolo suscita aspettative, indirizza l’attenzione, predispone alla comprensione" come scrive bene Lucia Pizzo Russo.
Nomi-titoli, nomi come scansadisgrazie, se decido di chiamare mio figlio Karol è segno che i tempi stanno cambiando, eh già.
Negli anni 80 andava forte in questa stessa fetta di popolazione il nome Mirko per i picciriddi, che era il nome dello zito di Kiss me Licia, la figlia di Marrabbio, quello delle polpette e del gatto parlante.
Per le bambine usavano il nome della protagonista di una delle tante telenovelas che ci aiutano a tener desti i sogni: Azucena e Celeste.
Ora il nome del grande Papa. Sempre meglio di quell’uomo che ha messo a suo figlio il nome di Varenne. E va bene un uomo chiamato cavallo ma a tutto c’è sempre un limite.

Chiusa la deriva onomastica-esistenziale, torniamo all’esigenza pressante di riconciliare.
In American Beauty era un uomo freddato in cucina, col sangue che macchiava le piastrelle che cercava di farci capire la mitragliata di vita che ci conquisterà nell’attimo esatto in cui ci congederemo dalla vita e dal mondo.

La scena che ho ricopiato dalla sceneggiatura originale di THE FAMILY MAN sta all’opposto, in un non luogo per eccellenza – l’aeroporto – Jack e Kate si stanno salutando, lui deve andare a Londra per fare carriera, per diventare un uomo con Ferrari e ventiquattr’ore. Partendo promette che è solo un viaggio, che non inciderà minimamente nel loro bellissimo rapporto.
Kate capisce bene che, salendo su quell’aereo, lo perderà per sempre. Quindi gli chiede di fare una follia: saranno felici anche senza quel viaggio, senza elevare il loro status sociale. Saranno felici perché saranno insieme.
Lo dice in quattro parole: Io ho scelto NOI.
Che poi sarebbero le quattro parole più belle da dire a chi ci scalda il cuore.

Perdere l’anima e l’amore per inseguire i bigliettoni e sogni di gloria, un conto in banca a dodici zeri vale tanto?

E allora ringrazio queste asperità quotidiane, questi tempi grigi di pasti ancora più grigi, dove il grigio te lo senti dentro, nelle tonsille, in fondo alla gola.
Che la nuvoletta di Fantozzi sarebbe la meno spesa, insostenibile è quando la pioggia ti cade sui sogni e sulle speranze che pettinavi da piccolo.
Questo sino a quando capisci che l’essenziale l’hai già trovato.

Che non è affatto invisibile agli occhi, o forse sì, ma solo perché ti ha abbagliato con la luce buona e giusta dell’ovvietà.

Spero, semplicemente, che il prossimo stormo di cicogne porti un’abbondanza straordinaria di pasciuti Prospero e di bellissime signorine Felicità.

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