raffaele ibba segnala la Direttiva Bolkenstein.

Infimipedia – enciclopedia galattica di migranti e precari, aggiornata al 12 – 12 – 300 dell’era attuale (12 – 12 – 2339 dell’era A. I)

Unione Europea.

Espressione in uso negli ultimi decenni dell’era A. I (Avanti Incendio). Non si conoscono riferimenti concreti, né geografici, né antropologici, né letterari che possano dare realtà all’espressione. Si suppone, ma è una deduzione basata solo su ragionamenti di tipo analogico, che se è rimasto il nome ‘Unione Europea’ è perché a questo nome corrispondeva qualcosa di vero. Dato che molto sappiamo della esistenza degli ‘Stati Nazionali’, le famose e strane entità astratte dotate di un potere eccezionale sulla vita degli individui, l’analogia più frequente viene fatta tra questa ‘Unione Europea’ e gli stati, per cui si suppone che essa fosse una specie di stato o qualcosa del genere. Ma è tutto basato su ragionamenti molto imperfetti. L’unica cosa autentica sopravissuta fina a noi di questa ‘Unione Europea’ è la famosa ‘Direttiva Bolkenstein’ (vedi).

Direttiva Bolkenstein.

Nulla è dato sapere del nome Bolkenstein. Se la grafia in cui ci è rimasto è corretta (e non è detto, alcuni appassionati di onomastica dei tempi A I affermano che il nome reale è Volken cui si è aggiunto nel tempo il suffisso Stein in funzione verbale; per cui Bolkenstein in realtà sarebbe una forma verbale per indicare in modo generico il popolo o dio o qualsiasi altra cosa si intendesse con volontà generale, ovvero con una volontà che si impone e sta sopra alla libertà di tutti) sarebbe il nome di chi ha scritto il testo che si chiama ‘direttiva’. Ma chi fosse questo scriba o scrivano, se un intellettuale, un politico, un poeta, un semplice esecutore di ordini altrui, dal testo della Direttiva non è dato capire. Quest’ultima, invece, ad una prima lettura sembra presentarsi con chiarezza.

Si tratta di un testo argomentativo o, meglio, di un testo che aspira a presentarsi come argomentativo, diviso in un certo numero di parti secondo il ben noto schema a diramazione o ad albero (1. – 1.1 – 1.1.1 – etc). Solo che manca un logica consequenziale tra le parti (SINTESI, NECESSITÀ ED OBBIETTIVO, CONTESTO, CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLA DIRETTIVA, LAVORI PREPARATORI, COERENZA CON LE ALTRE POLITICHE COMUNITARIE, ELEMENTI GIURIDICI, DOMANDE SPECIFICHE – dove non si capisce, a parte la scomparsa di alcune parole come ‘politiche comunitarie’, perché le domande specifiche debbano essere poste alla fine e non all’inizio; se esse fossero importanti sarebbero tali da condizionare ‘l’obbiettivo specifico’, se non sono importanti sono soltanto un forma di vanità dello scrittore che vuole far vedere quanto lui è bravo ma, dato che lo scrittore evita accuratamente di comparire, non si capisce qual è la funzione di questa vanità).

Troppo spazio prenderebbe una trattazione linguistica e filologica specifica della Direttiva Bolkenstein, spazio che qui non è opportuno utilizzare. Sia sufficiente rimandare ai tre principali studi in proposito (“La D. B. – una favola del mondo Avanti Incendio.” della Comunione dei Muti Labiali di Los Angeles, “I Testi della follia: la D B e la profezia inconsapevole dell’Incendio.” del Gruppo Sparpagliato dei Cristiani Antichi di Roma, “Il Testo Maschio. La D B e la non ragione del cosiddetto – mondo maschile -” delle Sociali Diverse Donna di Dakar) ed osservare marginalmente come il cosiddetto ‘luogo centrale’ della Direttiva Bolkenstein sia in realtà una pura espressione fonetica priva di contenuto; probabilmente soltanto una procedura scaramantica o un frasario relativo a pratiche apotropaiche.

Leggiamo, con un poco di pazienza, questo famoso articolo 16 o ‘Principio del paese di origine’.

“1. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori di servizi siano soggetti esclusivamente alle disposizioni

nazionali dello Stato membro d’origine applicabili all’ambito regolamentato.

Il primo comma riguarda le disposizioni nazionali relative all’accesso ad un’attività di servizio e al suo esercizio, in

particolare quelle che disciplinano il comportamento del prestatore, la qualità o il contenuto del servizio, la

pubblicità, i contratti e la responsabilità del prestatore.

32. Lo Stato membro d’origine è responsabile del controllo dell’attività del prestatore e dei servizi che questi

fornisce, anche qualora il prestatore fornisca servizi in un altro Stato membro.

33. Gli Stati membri non possono restringere, per motivi che dipendono dall’ambito regolamentato, la libera

circolazione dei servizi forniti da un prestatore stabilito in un altro Stato membro, in particolare imponendo i requisiti

seguenti:

a) l’obbligo per il prestatore di essere stabilito sul loro territorio;

b) l’obbligo per il prestatore di effettuare una dichiarazione o una notifica presso le autorità competenti o di ottenere

la loro autorizzazione, compresa l’iscrizione in un registro o a un ordine professionale sul loro territorio;

c) l’obbligo per il prestatore di disporre sul loro territorio di un recapito o di un rappresentante o di essere

domiciliato presso una persona autorizzata;

d) il divieto imposto al prestatore di dotarsi sul loro territorio di una determinata infrastruttura, inclusi uffici o uno

studio, necessaria all’esecuzione delle prestazioni in questione;

e) l’obbligo per il prestatore di rispettare i requisiti relativi all’esercizio di un’attività di servizi applicabili sul loro

territorio;

f) l’applicazione di un regime contrattuale particolare tra il prestatore e il destinatario che impedisca o limiti la

prestazione di servizi a titolo indipendente;

g) l’obbligo per il prestatore di essere in possesso di un documento di identità specifico per l’esercizio di un’attività

di servizi rilasciato dalle autorità nazionali competenti;

h) i requisiti relativi all’uso di attrezzature che fanno parte integrante della prestazione del servizio;

i) le restrizioni alla libera circolazione dei servizi di cui all’articolo 20, all’articolo 23, paragrafo 1, primo comma e

all’articolo 25, paragrafo 1.”

Qui veramente la confusione lessicale e semantica è massima, anche escludendo sempre le parole di cui non abbiamo più il significato. Infatti l’articolo dice, semplicemente, che ci sono dei soggetti (chiamati ‘prestatori di servizi’) i quali possono operare dentro uno stato (che, ricordiamolo, è qualcosa che impone le sue leggi a tutti quelli che ricadono nel suo potere) senza però obbedire alle leggi di quello stato. L’articolo specifica chiaramente che uno stato non può impedire la ‘libera circolazione’ dei servizi che vengono prestati o il fatto che il prestatore di servizi si stabilisca in uno stato ma operi in un altro. Per cui si vengono a creare ipotesi del tutto curiose. Nello stato A i miei servizi sono pagati cento, ma nello stato B pago le tasse a venti e nello stato C il lavoro che utilizzo lo pago a sei: allora mi stabilisco nello stato B, prendo il lavoro nello Stato C e opero nello stato A, guadagnando ricchezza in modo assolutamente ingiusto – perché utilizzo cose che costano cento ma non le pago in alcun modo, inoltre faccio in modo che chi lavora nello stato A, dove i prezzi sono a cento, debba accontentarsi di sei, come quelli che vivono nello stato C, dove è vero che i salari sono a sei ma ovviamente anche i prezzi sono a sei.

Se questa direttiva fosse stata una intenzione di governo reale sarebbe stata impossibile da attuare; per questo, molto probabilmente, apparteneva soltanto a riti esoterici e scaramantici, dove gruppi di iniziati si riunivano in segreto e recitavano questa formula, probabilmente sperando che la ripetizione continua di queste parole producesse effetti sul mondo reale.

La Direttiva Bolkenstein è certo solo un piccolo testo rimasto e, ormai, privo di senso. Ma ci dice molto sulla follia del mondo Avanti Incendio.

In sostanza è un provvedimento dell’Unione Europea che prevede quel che c’è scritto nell’articolo 16. Una follia politica ed economica ed una malvagità etica che grida vendetta al cospetto di Dio.

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