manuela perrone. appunti per continuare a grattare il cielo

Carissima Silvia, ho letto soltanto ora il tuo "testicolo" e ti capisco. Ci sono giorni in cui provo esattamente le stesse cose, nonostante io faccia il lavoro che avrei voluto fare da bambina, con tanto di contratto a tempo indeterminato. Peccato che la realtà non corrisponda quasi per niente al sogno, ma questa è un’altra storia.

Sono circondata da coetanei (classe 1977 e giù di lì) laureati e qualificati, costretti a lavorare 12 ore al giorno per (quando va bene) circa 400 euro mensili. Orde di praticanti e neo-avvocati, eserciti di contratti a progetto, tonnellate di stage non retribuiti, giuriste laureate con lode che ammuffiscono nelle aziende senza uno straccio di contratto, frotte di "umaniste" ormai abituate al ruolo di eterne segretarie.

Il risultato dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, ma a quanto pare non lo è. Nessuno si rende conto che la maggior parte dei trentenni di oggi n-o-n r-i-e-s-c-e ad andare via da mamma e papà? Non è soltanto per comodità, non parlo degli eterni Peter Pan. Acquistare una casa è proibitivo (parlo per Roma, dove vivo). Lo stipendio medio dei miei coetanei (quando ce n’è uno fisso) basta sì e no a pagare le bollette, la benzina, le sigarette e, ogni tanto, il cinema.

Le specializzazioni, i master e quant’altro allungano fino alla soglia dei trent’anni l’età dell’ingresso sul mercato del lavoro. La precarietà, come dice benissimo Silvia, diventa precariato esistenziale. E, quando si vive "flessibili", anche i progetti costano cari.

La conclusione? Rassegnarsi ad accettare quel che passa il convento, accumulando frustrazioni su frustrazioni. Con l’etichetta di "giovane" appiccicata addosso nonostante spuntino i primi capelli bianchi.

Questo è un Paese "immobile", come ha scritto Ilvo Diamanti in un bell’articolo di qualche tempo fa (chi vuole leggerlo, può trovarlo qui)

Saluti amari, senza ironia. E un grazie grande grande a Kosta*, perché lo prendo come un invito a non smettere mai di grattare il cielo: prima o poi le stelle verranno fuori.

Manuela


*
Ti ho detto che a grattare il cielo,
figlia mia ,
ci viene poco poco
e quel poco è il poco
che ci fa campare
in un andirivieni storto
d’opportunita di volta e rivolta
a non fare e non rifare.
Se tu pensassi per una volta sola
come ha pensato tuo padre
e tuo nonno prima ancora,
t’immanetterebbe l’utopia.
Perciò fa quello che ti pare e ti consola.
E, quasi quasi,
io dico:
così sia.

Costantino Simonelli

Annunci

2 thoughts on “manuela perrone. appunti per continuare a grattare il cielo

  1. mah, mah, una specie di sportello-blog-sindacato diventasti?! Fai pure consulenze via msn? Quando costituirai gli ateliers nationaux via etere mandami una mail.Bacionazzi cumpà!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...