Antologia Dicotomica (the best of 2005)

Anno dopo anno ogni estate accumulo dicotomici furori che lascio andare liberi nella rete, poi quando la vita vera, quella lontana da questo schermo ha il sopravvento mi piace recuperare le pietruzze più belle, come Pollicino, una manciata di sassi segnavia, ve li dono con cuore d’aquilone:

Ero sul divano bianco a finire di leggere Le correzioni (l’avevo messo da parte per godermi la conclusione all’inizio delle mie vacanze) e leggevo di Alfred, sceso nello scantinato con un fucile, un biscotto e l’immancabile poltrona blu. Davanti alla spirale di vecchie lampadine di natale, Alfred pensa al tempo che impietoso passa.

Scrivere per traghettare me e le mie parole nel futuro che mi sto costruendo? La scrittura-caronte? O la scrittura-orfeo che non deve mai girarsi indietro? Forse per dimostrare a me stesso che molto, forse troppo, di quello che ho già scritto lo sottoscrivo ancora oggi?

… lo scenario apocalittico è uno di quegli altri sogni iperdiffusi, lo ficchiamo tutti nel nostro carrello nell’ipermercato delle idee. Le donne hanno spesso due amici immaginari quando sono piccole principesse con gli occhi stellati di speranza, noi maschi siamo più estremi sogniamo di essere gli unici sopravvissuti di un mondo al crepuscolo che si spegne lento come una nevicata di neve nera.

il resto è quello che accade a tutti, ritrovarsi in case di cui non sai manco chi è il proprietario o che minchia ci fai lì. Bere e vomitare per poi ricominciare a bere e vomitare.
Forse così butti fuori l’angoscia che cala come mannaia sull’adolescenza che è agli sgoccioli. Perché, sin quando si tratta di abituarsi alla voce bassa e al rasoio da usare sempre più spesso, siamo tutti bravi. E’ dopo che viene il difficile, quando devi metterti davanti allo specchio e dimostrare al mondo che non sei solo buono a sciupare shampoo. Che tutte le promesse che hai fatto le sai mantenere. Che sei pronto a rimetterti sempre in discussione per ribadire quello che di buono hai messo al centro del tuo mondo.

Alla fine dell’estate puntualmente andavamo a farci il convegno dell’oratorio, ma anche lì anno dopo anno eravamo sempre meno. E masticavamo sempre più spesso la frase che lampeggia alla fine dell’adolescenza: "ti ricordi?".
Sembra che tutto quello che abbiamo fatto, l’abbiamo portato a termine solo per poi poterne riparlarne oggi.

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2 thoughts on “Antologia Dicotomica (the best of 2005)

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