Salvatore Tedesco. SAGGIO SULL’UMORISMO FELINO

Crediamo di conoscere la storia del gatto di Alice nel paese delle meraviglie: il gatto che sorride, e che a poco a poco diventa invisibile, sinché non ne resta che il solo sorriso.

Ma questa non è che la prima metà della storia: il gatto dovrà riapparire, e precisamente – ed è questa la tesi che cercheremo di dimostrare – nella figura di un cane: di Snoopy. Siamo sempre stati profondamente convinti che in realtà Snoopy fosse un gatto, e spie sorprendenti di questa sua natura ci sembravano essere il suo trasformarsi nella figura del "feroce avvoltoio", o, ad un livello più profondo di analisi, il suo odio per il "gatto dei vicini", un personaggio assente, come gli adulti, presente nella coscienza di Snoopy, come la "ragazzina dai capelli rossi" in quella di Charlie Brown, ma, in più, presente in infinite occasioni quando distrugge la cuccia di Snoopy (che dorme, come noto, sul tetto, e che ha una sintomatica, a mio giudizio, amicizia con un uccellino, Woodstock), o fa a pezzi il guantone da baseball con cui Snoopy protegge la mano che gli offre la pace.

Tutti questi momenti erano, lo ripetiamo, indizi di una natura felina, violentemente rimossa, ma a tratti riaffiorante: Snoopy aveva un bel definire stupido il "gatto dei vicini", ma noi lo vediamo piuttosto come invincibile, e poi, che magra figura fa la caninità, agli occhi di Snoopy; è celebre la triste galleria dei personaggi canini: dal fratello Spike, prima magrissimo, denutrito (vive spazzando la tana di un branco di coyote, nel deserto) poi, dopo la cura di Lucy, teso come un tamburo (come una grancassa, corregge Snoopy, suggerito dal gatto-ex-machina), agli anonimi cani che inseguono abbaiando le auto, e poi, sorpresa, la cagnetta che Snoopy ama, e che non vede mai, avvolta come è da una nuvola di fumo, durante una violenta manifestazione all’Allevamento della quercia, ha "zampine morbidissime", trasparente richiamo ad una non placata, struggente, nostalgia felina.

Ma, a tutto ciò si aggiunge ora, nella nostra considerazione, un nuovo elemento decisivo: Snoopy racconta a Woodstock la storia del "bracchetto che diventava invisibile" – che è appunto la storia del gatto di Alice, e, in più, nel bel mezzo della sua trasformazione, divenuto soltanto sorriso, si accorge di non riuscire a ridivenire visibile, scoprendoci così l’incompiutezza rilevata in apertura nella storia di Carroll: se Snoopy ridivenisse a quel punto visibile, sarebbe un gatto.

Formulare questa ipotesi serve solo a rendere plasticamente evidente il nostro discorso; ma è in effetti, nella sua indimostrabilità, un’ipotesi non necessaria, dal momento che ci basta constatare che Snoopy scopre inavvertitamente la sua vera natura: è dalla natura felina che attinge tutte le sue energie, in cui trova il suo ubi consistam.
"Qui oderit animam suam custodiet eam".
Questo detto evangelico potrebbe stare a epigrafe dell’intero agire del "teologo" Snoopy (troppo CANonico, gli dice Lucy).
Notiamo come un’eco dell’eresia di Shebbetay Zwi, il Messia apostata della mistica ebraica che condivide la natura umana sino al peccato e all’apostasia, ma forse ancora di più, qualcosa di ancora infinitamente più purificato; solo rinnegando sé nel suo odio esplicito per i gatti, nella sua amicizia per un uccello (il nemico e la preda naturale dei gatti), potrà ritrovare se stesso.

La forza che sopporta la caninità ed in essa si mantiene, è la vita dello spirito felino. Esso guadagna la sua verità solo a patto di ritrovare sé nell’assoluta abiezione canina. Questo soffermarsi è la magica forza che volge il negativo canino nell’essere felino.

Umorismo felino: il più difficile; il gatto guarda sé nell’assoluta interiorità del suo spirito – e fuori non viene nulla; il sorriso del gatto resta nella sua purezza solamente intuita; ma il gatto deve comunicare, rendere dicibile. E così la forma necessaria di questo suo comunicarsi è il cane: il cane è il momento in cui il gatto esce dalla sua indicibilità, e l’umorismo felino si dispiega in una storia, anzi, nelle storie di Snoopy.

(Salvatore Tedesco insegna Storia dell’Estetica all’università di Palermo)

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3 thoughts on “Salvatore Tedesco. SAGGIO SULL’UMORISMO FELINO

  1. Ho sempre pensato anche io che Snoopy fosse troppo intelligente per essere un cane (la storia dei cani intelligenti ha stufato, sono dei bamba colossali: gli dai una slitta e loro te la trainano aggratis, rendiamoci conto. Prova a convincere sette gatti a trainare una slitta nei ghiacchi. Dico, provaci!).I cani hanno padroni, i gatti servitori.Snoopy è senza dubbio un gatto.O una mucca, al più.[Ste]

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