IL PASTO GRIGIO di demetrio paolin

Domenica mattina la capitale dell’isola triangolare è una donna un po’ sfatta che si stiracchia le ossa sugli scogli del molo. Prodi al giardino Inglese, la messa con il coro dei Maltesi, in mezzo un traffico da guiness dei primati.
Giro e rigiro le ruote della Ford Fiesta, niente. Manco uno spiazzo, il cellulare continua a suonare: la Principessa mi cerca, perduta con la cinquecento L del ’73 in mezzo alle straduzze traditrici che le piacciono tanto.
La giunta forzista ha rimesso a nuovo il Foro Italico, finalmente nel prato ci puoi andare. Infilo la ford nell’insenatura che c’è prima di dirigersi verso le curve della Strada Statale 113.
Ho la macchina fotografica digitale ma senza le batterie e nella spiaggia vedo un bambino di sette anni che fa fare il bagno al cavallo, pare un quadro del Picasso della fase azzurra.
In testa mi pulsa l’ultima zuffa con l’allegra famigliola, perché mia madre l’ha capito prima di tutti che così avanti non si va. Ogni mattina mi ricorda che la mia carta d’identità dice al mondo che di anni ne ho ventitre.
Posso essere profondo e spiritoso, barbuto e riccio ma qualcosa mi devo inventare. Ho l’ultimo anno della specialistica che s’affaccia sull’abisso,un abisso in cui la speranza alla fine ha vacillato. In quell’insenatura del golfo di Palermo ho capito il senso del "pasto grigio" di Demetrio Paolin.

Credevo davvero d’averlo capito, con una di quelle intuizioni che ti luccicano nello specchio mentre ti rifili la barbetta. Ma è stato un fuoco fatuo, c’era un vizio di fondo. È come nota Wittgenstein nelle Ricerche Filosofiche: nessuno è mai sicuro, davvero, che l’altro abbia fin in fondo capito i nostri giochi linguistici. L’esempio che Ludwig fa è quello della serie dei numeri naturali: sotto i cartelli dell’alfabeto, magari sotto l’improbabile "u" di upupa ci hanno spiegato la regola "n+1", per ottenere tutti i numeri naturali, dobbiamo aggiungere un’unità e così via, sino a un’improbabile infinito potenziale mai attualizzato. Ma il dubbio resta, siamo davvero sicuri d’aver capito, se continuassimo a contare sino all’ultimo rantolo di questa terra stanca e logora, cosa resterebbe?
La vicenda che c’è al centro del grigio urbano di Demetrio è asfittica, la scena iniziale è paradigmatica, un autobus di quelli che girano senza meta nella loro via crucis di quotidianità maciulla un vecchio, Matteo va a casa, saluta l’Elvira, la sua vicina a cui snocciola commenti e formazioni di calcio come grani di rosari. E Matteo arriva a casa e coltiva le begonie, lo fa per non appannarsi. Intuiamo qualcosa, dopo dieci pagine ne abbiamo la certezza. Matteo è il più atipico dei lavoratori atipici.
Io che Demetrio lo conosco non facevo che cercare il mio amico in questo personaggio, inutilmente. Ecco, Demetrio ha lasciato la scena alla vicenda, ci sono due o tre scene davvero potenti. E quelle le ho capite solo ieri sera. Ecco, questo è un altro merito del nostro Paolin, in alcuni setting assurdi il suo romanzo diventa una specie di Virgilio di carta e inchiostro, la bella carta impaginata con quella scelta-destino di non mettere il nome dell’autore sulla copertina, uno schiaffo a tutto l’onanismo egotistico che ha intossicato l’editoria italiana, personalismi. Non compro più un romanzo che parla di…, che detta dentro questa cosa qui, no compro un Aldo Nove, uno Stefano Benni, un Giorgio Bocca. Io ho comprato IL PASTO GRIGIO, solo quello. E al ritorno da Roma in mezzo al traffico causato dal blocco ad oltranza dei tir, nella sera palermitana con le marmitte che tossicchiavano il loro fumo azzurrognolo ho capito davvero, ancora un po’ di più quello che "il pasto grigio" vuole significare.

C’è una grande assente che si staglia contro la vicenda di Matteo e dell’Elvira, è la speranza. Quella che io infilo praticamente in ogni paragrafo, quella che m’ostino a pettinare ogni sera prima di infilarmi sotto le coperte dopo lo squilletto della buonanotte alla Principessa.
Non c’è nessuna apologia, un’assenza che urla di pagina in pagina, nessuno spera, nessuno cerca di cambiare la sorte che gli è capitata. E lì coi camionisti che hanno messo di traverso i loro tir per bloccare la vita di Palermo, una metafora vivente di questi tempi di disamore intossicati, lì, bloccato per cinque ore di fila con in sottofondo Battiato, il pasto grigio finalmente m’ha parlato.

tutte le notizie sul libro

Annunci

2 thoughts on “IL PASTO GRIGIO di demetrio paolin

  1. ho provveduto tonino ha segnalarlo da me e appena posso anche sul forum del libro, perchè hai mosso delle riflessioni importanti. Al più presto, promesso, ti risponderò, soprattutto alla chiusa del tuo pezzo, perché lì mi sembra che sia centrale dire delle cose.d.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...