L’ultimo dei Lettori Autonomi

Ho lavato le lenzuola, per bene. Le ho stese di notte, così che nessuno mi ha visto. È successo di nuovo, ho rifatto quella cosa. E mi è piaciuto, vedere come quel liquido gocciolava dentro di me, l’ho fatto di nuovo. Ho bevuto un altro libro a letto. Come facevo da bambino, sotto le coperte, con la torcia, senza tenere in considerazione i rimproveri di mia madre.
Pure che m’hanno chiuso qui perché non riesco a smettere. Ci ho provato, ho messo il cerotto antilibro, ho cancellato tutte le puntate che avevo registrato di Cult Book, ho scritto alla lavagna diecimila volte che “NON LEGGERÒ PIÙ VIBRISSE INVECE DI LAVORARE”. Non ce l’ho fatta, ieri notte ho ceduto. È stato l’inserviente, s’è dimenticato una vecchia copia de Lo Straniero di Camus e io l’ho fatta sparire sotto il mio materasso.
Mi sono infilato nel letto e l’ho fatto, mi sono piegato in due per parare la luce della lampadina tascabile, un fascio di sogni m’ha preso di sorpresa. Non ce l’ho fatta, ho ceduto. E lo farei altre mille volte.
Le parole mi volavano dentro, scivolavano dalla pagina sino al punto dietro la nuca dove mi pulsano ora come se le avessi ancora davanti, gorgogliavano di viva bellezza. Ho ritrovato Mersault, l’ho ritrovato lì ad aspettare il boia nella cella.
L’ho fatto, ho bevuto un altro libro e poi l’ho fatto sparire. Ho strizzato le pagine sino a che l’inchiostro è tornato denso e liquido, pareva fatto di pennellate di Munch, riprendeva lo stesso movimento fluido del cielo che sta sopra l’uomo che urla. Ora verranno a prendermi, lo lascerò questo posto, nell’unico modo possibile: sarò di nuovo libero.
Me lo ricordo: tutto ebbe inizio con la guerra selvaggia degli allegati. I giornali non riuscivano a vendere più e incominciarono ad allegare qualsiasi cosa, poi capirono d’aver imboccato la strada giusta coi libri. Iniziarono con Eco, un milione di copie del “Nome della Rosa” invasero le case degli Italiani e noi, i lettori non certificati da nessuna statistica diventammo degli inutili reazionari. Tra di noi ci riconoscevamo subito, reagivamo con sdegno alla progetto che c’era dietro tutta quell’impalcatura promozionale.
Mi ricordava uno di quei vecchi documentari di Minoli, era ambientato nella Germania inginocchiata dopo la Grande Guerra. Il marco era carta straccia, ce ne volevano un milione per sciacquarsi la gola con una birra. Si andava a far la spesa con la carriola, una carriola piena di carta moneta. La stessa carriola ora ci voleva per andare in edicola, chiedevi il Corriere o Repubblica e ti davano pure i dodici tomi di settecento pagine l’uno dei Incontri in Eurostar di Giulio Mozzi, i duemila reportage di Marco Candida, perfino la Lista della Spesa di Atlantide di Tullio Avoledo. Non sapevano più che allegare, la gente poi era diventata carta-dipendente, chi s’era guadagnato a morsi il primo volume dell’Enciclopedia di Repubblica già prenotava il primo volume dell’offerta lancio con un anticipo di dieci anni. Non potevi entrare più in casa, dovunque c’erano quei libri, tracimavano da poltrone, sedie, sdraio, dovunque c’era carta stampata. E noi che ci ostinavamo a sceglierceli da soli i libri da leggere incominciammo ad essere etichettati. C’era un uomo che incominciò a seguirci, ci vedeva uscire leggeri dalle edicole e non poteva accettarlo. Scoprimmo solo dopo che era l’ideatore di quella guerra di carta.
Era stata sua l’idea di allegare chili e chili di libri a qualsiasi cose, pure alle figurine di calcio. Chiedevi una bustina e uscivi con le memorie di Dino Zoff scritte da Aldo Biscardi.
Io lottavo la mia inutile battaglia, chiedevo il Corriere della Sera e volevo solo quello, non m’interessava avere una copia dell’ennesima enciclopedia. Un giorno andai a trovare la mia fidanzata, trovai la casa a fatica, davanti al portone del suo condominio c’era una muraglia di volumi: chilometri di Garzatine, un pilastro di Meridiani di Hemingway, un’intera parete del primo volume dell’enciclopedia della Scienza. A fatica scalai quel muro di sapere, cercavano di riempirci la casa ma i nostri cervelli si andavano svuotando. Ho visto gente impazzire nel baratro dell’indecisione: non sapevano più quale libro scegliere per andare a letto, avevano un ventaglio infinito d’opzioni. E allora iniziarono la persecuzione, eravamo noi le vittime, quella piccola percentuale di lettori forti che non aveva bisogno di essere imbeccata. Ci cercarono di notte, seguivano l’assenza di tracce di carriole, l’impronta mancante li conduceva dritti a noi. E io che leggevo l’ultimo libro tra i pochi non consigliati da D’Orrico fui preso col naso immerso nell’ultima copia non targata con nessuna testata di giornale, un libro vero, uno di quelli accarezzati e scelti in libreria, pagato in contanti, ancora meglio: ordinato, aspettato con trepidazione, accolto con amore.
Fui di nuovo libero, scelsi di morire e con me morì l’ultimo dei Lettori Autonomi.

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