Altre reazioni.

Bagheria morì d’improvviso l’ho scritto sapendo che era una storia bella e vera. Se ne sono accorti in molti:

Bagheria e la sua morte l’ho letto e lo rileggerò ancora. Me lo sono incollato in un cantuccio di riflessione. E’ molto bello in sé ; e questo è un dato di fatto. E’ ancora più bello per chi ti segue da un po’ , come me, perché è una tua tappa di maturazione. Fino ad ora avevo letto di te magnifici sprazzi di un tuo mondo interiore in simbiosi e in conflitto – a volte più il primo, a volte più il secondo – con quello che riuscivi ad esprimere con la tua scrittura. Adesso in "Bagheria" un tuo scrivere a volte"selvaggio" ed eccessivamente egocentrico si è placato, ha deciso di lavorare di fino sulla trasmissione delle impressioni, delle emozioni, delle espressioni, delle riflessioni.

Hai saputo conciliare molto meglio l’atto creativo con quello comunicativo. In una parola, e con uno stile ed un lessico molto meglio addomesticato alle esigenze, ci hai dato una Bagheria che è vividamente ancora tutta tua, ma che è diventata anche un po’ nostra. E senza la zavorra – così fatalmente appiccicati a certi scritti di costume – dei luoghi comuni.

Questa è solo una prima impressione globale nel leggerlo.

Ed è di palese godimento. Ma, ti ripeto, di spunti per riflettere e da cui apprendere – specie in termini di scrittura – testimonianza – ce ne sono tanti.

Complimenti, figliuzzo.

Costantino Simonelli

PS. "Squietare", usato come l’hai usato tu, è una poesia di verbo! E’ un tuo splendido neologismo o fa parte della vostra "lingua"? Nell’un caso, enorme ammirazione per te. Nell’altro per la sicilianità tutta. Quell’ "esse" "erompente" la quiete è semplicemente splendida.

***

Sul racconto di Tonino ci sono da dire molte belle cose: sul disincanto, sul correlativo oggettivo dei gerani, sullo stridore tra le aspettative future e la realtà, su chi resta e chi se ne va, su un mondo che dovrebbe cambiare a colpi di speranze, e speriamo che – come in fantàsia – la speranza non muoia mai; inoltre il lessico e lo stile sono bene ancorati alla realtà in cui Tonino vive, ma nello stesso tempo lasciando da parte un’extra- testualità troppo siciliana o troppo adolescente – comprensibile per pochi -, poco universale su cui troppo spesso Tonino indugiava in passato. E anche le digressioni che si trovano durante il racconto sono ben calibrate, non fuorvianti. Insomma, un bel racconto, inoltre molto limato e ponderato.

Toni La Malfa

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