cucuzze: the movie

Ninuzzu era stato tirato su dalle gambe cellulitiche delle sue tre zie che gli avevano rimpiazzato i genitori fricchettoni che avevano deciso di riprodursi subito dopo il matrimonio per poi piantare tutto in asso e girare il mondo. E così lui era cresciuto con Zia Benedetta, Zia Carluccia e Zia Concetta. Già avere una madre in certi momenti della vita pesa, averne tre vicarie era un peso insostenibile. Però Ninuzzu era venuto su bene, alle tre zie voleva bene e ai suoi genitori scriveva ogni mese una lettera in cui sintetizzava i suoi progressi a scuola e nella vita.

Aveva deciso di mettere su una piccola azienda con suo cugino Mariuzzu che era l’omonimo figlio di Mariuzzu il Magno, o, come dicevano le malelingue, Mariuzzu il Magnaccio, quel furbone che s’era messo in società col suo superdotato cugino per spillar soldi ai segaioli di tutto il mondo. Erano passati anni dal matrimonio che aveva messo fine agli affari: Angelino il superdotato e la sua amata Giulietta erano partiti per il continente e di loro non si era saputo più niente.
Mariuzzu Junior voleva ripercorrere le orme del padre, però facendo qualcosa di più pulito, soprattutto perché altrimenti le tre zie gli lasagnavano il cervello con rosari coatti e viaggi punitivi in giro per tutti i santuari d’Italia. E a lui già gli bastava la statuazza di Padre Pio che campeggiava in giardino, alta sino alla sua finestra, al terzo piano della villetta di periferia in cui suo padre aveva investito gli ultimi soldi rimasti. QUella statua era una forma di risarcimento alla collettività: Mariuzzu il Magno aveva insozzato la coscienza della sua città e ora la ripuliva con quella statua del fraticello di Pietralcina che faceva concorrenza al Cristo benedicente di Rio.

Ninuzzu aveva accresciuto il suo cervello con le letture in biblioteca e, da quando s’era zitato con Carmelina, aveva quella serenità necessaria al mondo del business. Era solo questione di tempo, Mariuzzu e le sue minchiate avrebbero sfondato. E con loro si sarebbe arricchito tutto il paese.
Ninuzzu aveva le idee chiare, con la capacità di spargifissarie di suo cugino potevano benissimo mettere su un copione di un film di sicuro successo, magari un drammone edificante, un melò tipo la saga del Padrino. Il set ideale era il loro paesino. COme comparse potevano scritturare tutta la popolazione cittadina. Ma qualcosa era nell’aria. Il vento stava cambiando, disse qualcuno mollando una scoreggia da competizione.

Mariuzzu e Ninuzzu, che volevano diventare i nuovi Ciprì e Maresco, decisero di mettere in scena NONITA, la parodia che Umberto Eco aveva cavato fuori da Lolita di Nabokov. Per il ruolo principale chiamarono Johnny U Confusu, un picciotto calabrese che s’era fatto conoscere per la sua faccia tosta. Come regista e direttore della fotografia pigliarono invece Dario U Cunigghiu, che dicevano se la cavava bene in due cose: con la macchina da presa e nella velocità delle spinte pelviche, proprio come l’animale peloso da cui aveva avuto il soprannome. E così arrivò il giorno dell’inizio delle riprese.

continua?

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