il cancro dei gerani

un giorno sono uscito a cercare parole. dicono che quelle vere ti vengono incontro nella luce vera del mattino. prima che le saracinesche finiscano di nuovo arrotolate per far passare luce, clienti, soldi e scarpe, cibo e giornali, medicine e biglietti per viaggiare.

stavo lì, con l’ombra volata via nel troppo sole, senza cellulare, senza orologio. con i polpacci in vista, accanto ai cartelli traditori del fruttivendolo, quelli con le codine degli zerovirgolanovantanove che sbucano dopo che hai già chiesto un chilo di qualcosa per scacciare il caldo e l’apatia.

di mattina la città è una passeggiata lenta lenta, senza fretta, sul marciapiede mangiato dal sale che il barista continua a buttare per vederlo sbiancare. ci sono pure i cesti dei babbaluci, solitari, agli angoli.

camminando la città pare bella, il sangue non c’è più, nei marciapiedi ci sono solo le gomme da masticare che oramai non si staccheranno più, come i rimorsi di tutte le occasioni che hai mancato.

perché capita a tutti. di sentirsi soli, inutili, con la luce che carezza il pulviscolo che danza nella canicola. la luce delle lucciole si vede ancora di notte, solo se sei fortunato, le vedi accendersi in grumi, insieme. belle solo da lontano, come una donna che hai sognato per poi scoprirla vuota e fredda come un sogno sbiadito, come la coda di un aquilone sopravvissuta all’infanzia, come un he-man senza testa e senza un braccio. qui i negozi chiudono, aprono, falliscono e si riciclano, qualcuno appiccica i pizzini di addio al pizzo, quelli che qualche metronotte solerte li ricopre coi suoi bigliettini notturni.

due poliziotti di quartiere si rinfrescano con una granita dopo la passeggiata che hanno fatto fare ai manganelli.

le lucertole escono veloci, in mezzo alle gambe dei vecchi che giocano a carte per scacciare la noia di un altro anno in cui dividere la pensione con una famiglia troppo numerosa.

Qualcuno parte, pochi tornano. Piano piano i bar si riempiono, capannelli di persone cercano nuove truffe, nuovi affari, nuove opportunità. Tutto, basta che non ci siano i limoni da raccogliere per poi vederli schiacciare per tenere il prezzo alto. qui funziona così, col futuro che piace solo perché vorrà dire che ci sarà più passato da rimpiangere e vagheggiare. quando si stava bene, passeggiando sui marciapiedi del corso tutta la notte e ancora di più, sino al mare che aspro sputa sulla speranza. coi gerani che si sono pure loro beccati il cancro. una macchia nera se li è mangiati dentro. e noi con loro.

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