il gelato al bacio, la strega schiacciata e le ignobili scarpe con gli occhi

Insaziabili divoratori di vecchi e nuovi ricordi, bentornati.

Questa nuova serie di finestre si spalancano leggere su quello che l’oblio non è riuscito ad intaccare. Camminavo stamattina con l’amabile quattrozampe di famiglia e pensavo proprio a voi.

Che posso raccontarvi oggi? Sono diventato come uno di quei vecchi cantastorie, e la cosa mi piace. Mi piace ASSAI ASSAI, come dice l’amabile cuginetta di due anni.

Quando penso al Mago di Oz, in bocca sento sempre il sapore del gelato al bacio. Cerchiamo di capire perché.

Mia sorella era stata invitata ad una festa a bordo piscina dalla sua compagna più snob. Io ero rimasto a casa e mi godevo i sogni in technicolor di Judy Garland che era già andata al di là dell’arcobaleno a schiacciare streghe con la sua casetta del Kansas (la scena della strega schiacciata mi piaceva da pazzi, volevo fare la stessa cosa con la mia maestra dell’asilo quando mi ammucciava i Masters sopra l’armadio).

Finito il film, io e mio padre siamo andati a prendere una confezione di gelato dal padre di un’altra compagna di mia sorella, questo signore si inventava lavoretti che duravano il tempo di un solo foglio di calendario.

Quello era il mese dei gelati confezionati. Aveva un micronegozietto con solo un frigorifero e un cassetto dove teneva i coni. Sopra il frigo c’era una gigantesca foca azzurra, una di quelle orribili cose gonfiabili che andavano di moda negli anni ottanta.

E a casa mio padre riempì i coni a me e a mia sorella, io leccavo il gelato lasciando il cono intatto, poi m’avvicinavo con la faccia più piatusa del mondo e chiedevo di rabboccare il cono.

Già, i ricordi che sanno di gelato sono intonati a quest’estate che ci striscia addosso. Un’altro gelato, un’altra finestra che si apre sulla spiaggia dei ricordi. Ed ecco mia nonna che mi prende un cono nocciola e cioccolato al chiosco di Carmelo.

E il cucciolone che mia madre mi comprava quando andavamo al mercatino. Il mercatino è organizzato da una mente diabolica, le chincaglierie che possono interessare i bambini li mettono all’inizio e alla fine del serpentone di bancarelle che si snoda per più di un chilometro.

All’inizio tutte le mamme riescono a tamponare i legittimi desideri della prole con un leccalecca pieno di coloranti, poi i figli si incominciano a lamentare ma l’altra bancarella luccicante di giocattoli e dolciumi è messa strategicamente alla fine. Noi bambini dovevamo assupparci tutta la trafila di imbonitori che ti gridano nelle orecchie, tutti i passeggini che ti schiacciano i piedi con le loro ruote assettate di sangue giovane.

E se avevo un gelato, di certo ai miei piedi c’erano le infamanti “scarpe con gli occhi” che mia madre comprava a mia sorella e a me e ce le imponeva.

Ho capito che ero davvero cresciuto quando non dovevo portare più quelle scarpe, solo allora…

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2 thoughts on “il gelato al bacio, la strega schiacciata e le ignobili scarpe con gli occhi

  1. Belli questi ricordi, i gelati, il cucciolone vecchio poi me lo ricordo ancora, era quello della pubblicità " Ragazzi, merendina-ina-ina ! " ; però le scarpe con gli occhi, proprio no, non me le ricordo ! Forse sono troppo GIOVINE ! Will 🙂

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