Quando la Strada si impossessò di me

Mi ricordo del bambino che sono stato, finita la scuola mi ritrovavo imbambolato davanti alla tv o a un libro (mi ricordo, ad esempio, che LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKILL E MISTER HYDE l’ho letto nella sedia a dondolo nel balcone della mia stanza). Questo perché vivo da sempre in una strada in cui l’età media è 60 anni. Ora ne apprezzo i vantaggi, studiare in mezzo al traffico suburbano o ai vicini fracassoni è una maledizione.

Per un periodo sono venuti a stare accanto a noi una famiglia che s’alzava e sin dal mattino metteva a tutto volume quelle maledette basi da discoteca. Provate voi a sorbirvi il caffé con i bassi che vi martellano la testa ancora prima che gli aminoacidi entrino in circolo. Così quest’anno ho capito che la mia strada mi ha posseduto. È successo qualche pomeriggio fa, stavo preparando l’ennesimo esame della specialistica, il quarto di fila (ho sempre la paura che le cose cambino di nuovo e magari stavolta i prof. spariscono nelle pieghe dell’iperspazio accademico…). Ero lì, ripasso Lionello Venturi e il suo gusto dei primitivi e un’intera combriccola di picciriddi viene a palleggiare contro il muro di casa mia, proprio sotto il balcone del mio studio.

Studiare con 28 gradi è di per sé pesante, e pensare che era proprio la temperatura che Kant voleva per stimolare le sue cellule cerebrali…

Prima gli ho intimato di fare almeno più piano, perché non è tanto la palla che ti schiaffeggia il cervello, la pallapallapallapalla contro il muromuromuro e poi di nuovo palla-muro, palla-muro, palla-muro… no, sono i bambini che devono gridare le peggiori minchiate contro i loro avversari, e si fanno addosso pure la telecronaca. Alle tre del pomeriggio è più che abbastanza, mi cucio addosso la mia faccia più cattiva, scendo, gli scippo la palla e me la porto nel garage.

Volevo solo farli supplicare un po’ e invece la Strada si è impossessata di me, ho preso una raspa, una di quelle che ho ereditato dal mio nonno falegname e ho piantato il manico dell’attrezzo nella pancia del supersantos. L’ho visto esalare l’ultimo respiro nel suo arancione sbiadito e poi l’ho lanciato alla mia cagnolona.

Ora i bambini quando mi affaccio spariscono. Semplicemente. Senza che dica una parola.

E ho solo 23 anni… Faccio progressi… Un’altra ventina d’anni e le paturnie di Nonno Simpson mi faranno un baffo. Scriverò lettere di protesta a tutti i giornali per segnalare tutti i disservizi dell’isola triangolare. Caverò dalla tasca i soldi un centesimo dopo l’altro e prima di passarli alla cassiera le racconterò tutta la storia della mia vita.

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5 thoughts on “Quando la Strada si impossessò di me

  1. abrham simpson ci ha regalato momenti incorruttibili…e il palla-muro misto a "ricchione tira quella palla!" doveva essere straziante in effetti…

  2. Muovere,senza muovere.Con un piede,con una mano,batti mano.giro dell'arca,poi lo rifaccio.Con un braccio…….batti banni carnevale e la palla sulle mani,batti banni carnevale e la palla sulle mani…NeraCiauuuuuu

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